Montagna Madre – Antonio G. Bortoluzzi

Titolo: Montagna Madre - Trilogia del Novecento
Autore: Antonio G.Bortoluzzi
Data di pubbl.: 2022
Casa Editrice: Edizioni Biblioteca dell'Immagine
Genere: Narrativa
Pagine: 367
Prezzo: € 18,00

Antonio G. Bortoluzzi è uno dei pochi e autentici narratori della memoria che la nostra letteratura esprime. Apprezzato scrittore di montagna, come lo sono stati Buzzati, Rigoni Stern e Sgorlon, Bortoluzzi nei suoi libri ha raccontato un’epoca e la sua fine.

Nella trilogia dedicata alla montagna (Cronache della valleVita e morte della montagnaPaesi alti) lo scrittore ha riportato in vita il mondo perduto delle valli (egli è nato in Alpago, Belluno) e l’umanità sepolta di una comunità che si esprimeva attraverso il gesto e la solidarietà fraterna.

Per il nostro autore il romanzo è soprattutto un modo di cambiare la realtà, restando fedele al suo registro di narratore puro, Bortoluzzi cambia passo e nel 2019  pubblica Come si fanno le cose, un romanzo che sta nel presente lacerato dai suoi conflitti esistenziali e sociali.

Dal 2010 al 2015 lo scrittore bellunese  si  è dedicato  alla memoria della sua terra, raccontando  in una trilogia  la montagna  che lo ha formato e in cui è cresciuto con tutto quel patrimonio genetico di umanità, vivendo nel Novecento, secolo in cui tutto  è accaduto.

Cronache della valle (2010), Vita e morte della montagna(2013), Paesi alti (2015) è l’omaggio di Bortoluzzi alla sua Montagna madre che lo ha partorito leggendolo per sempre alle sue radici.

A distanza di anni l’autore decide di ripubblicare, sempre per i tipi delle Edizioni Biblioteca dell’Immagine, la trilogia del novecento ( in una versione riveduta e corretta) sotto il titolo di Montagna madre, perché, come egli stesso scrive nelle pagine introduttive, ricordare non è sapere, ma portare vicino al cuore.

Il volume rispetto alle precedenti edizioni comprende tre racconti inediti (Le femmine di Genova, Giù al torrente, Dove sei nato) perché, come giustamente afferma l’autore, i libri non si finiscono mai di scrivere.

Bort0luzzi racconta la sua appartenenza a un luogo e a quella Montagna che ha conservato altri luoghi e quel noi che era una forza millenaria, la più grande e concreta produttrice di beni, idee e valori che l’uomo e la donna abbiano edificato dalla loro comparsa sul pianeta.

Nelle pagine di Montagna madre ritroveremo persone e paesaggi e tutto quello che non è ancora perduto per sempre: l’appartenenza a una comunità, un modo di stare insieme basato sul fare, sul lavoro, sulla fiducia, sulla cura di ciò che è rimasto ancora integro.

La memoria in letteratura può diventare un atto rivoluzionario e chi la racconta, rende un servizio nobile alle parole che diventano Storia. Quando ci troviamo di fronte ai narratori della memoria, dovremmo sospendere ogni tipo di giudizio e abbandonarci ai loro racconti per assaporare il sapore e l’umanità di mondi perduti che per molti sensi si legano al nostro, che ormai da tempo ha smarrito l’identità del suo passato e non riesce a trovare il baricentro di un possibile futuro.

Antonio G. Bortoluzzi torna sempre alla Montagna madre e crede incondizionatamente alla sua comunità in divenire, perché tutti abbiamo bisogno di essa «come il bacio di un vecchio che ci indica un destino e insieme ci augura una nuova primavera».

La sua scrittura fa un passo indietro negli anni e riporta in vita il mondo perduto della montagna degli uomini e delle donne che hanno a cuore un luogo come fosse parte dello stesso corpo.

È dai tempi di Dino Buzzati di Barnabò delle montagne e Mario Rigoni Stern di Stagioni che non si leggevano qui a valle pagine così belle.

 

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