Memorie di un giovane disturbato – Frédéric Beigbeder

Titolo: Memorie di un giovane disturbato
Autore: Frédéric Beigbeder
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Vague edizioni
Genere: Narrativa
Traduttore: Gabriella Montanari
Pagine: 108
Prezzo: € 15,00

Frédéric Beigbeder è uno dei più brillanti scrittori francesi. Nel 2001 da Feltrinelli uscì Lire 26.900 (titolo originale 99 Francs), un romanzo davvero originale, politicamente scorretto e di rottura, ma da noi non ebbe il successo che meritava, eppure è uno dei libri più belli  e scomodi che hanno inaugurato il nuovo millennio.

Beigbeder ha il grandissimo dono di essere spietato sulle cose del mondo e della vita. Lo fa scrivendo di tutta l’insensatezza e l’assurdo che ci riguardano, avvalendosi di un’ironia colta che  non ha eguali nella storia della letteratura dei nostri giorni.

Vague edizioni finalmente manda in libreria Memorie di un giovane disturbato, il primo romanzo che Frédéric Beigbeder ha pubblicato.

Il libro racconta le esilaranti vicende parigine e cosmopolite di Marc Marronier (che potrebbe essere l’alter ego dello scrittore).

Come in un romanzo di formazione il protagonista si racconta, e soprattutto fa un bilancio della sua esistenza di perdigiorno modano, non prendendosi mai sul serio, caricando di ridicolo e di grottesco tutta l’insensatezza della sua esistenza in cui le vicende amorose occupano un posto importante.

«Odio gli uomini invulnerabili. Provo rispetto solo per i ridicoli, quelli che hanno la bottega aperta alle cene tirate, che si beccano una merda di piccione sulla testa mentre stanno per dare un bacio, che scrivono tutte le mattine su una buccia di banana. Il ridicolo è la dimensione propria dell’uomo. Chiunque non si trovi a essere regolarmente lo zimbello del paese non può essere considerato un essere umano. Andrei anche oltre: l’unico mezzo per sapere di esistere è rendersi grotteschi. È il cogito dell’uomo moderno. Ridiculo ergo sum».

Marc è convinto che di fronte alla propria decadenza bisogna essere e non apparire ironici. Nel libro si racconta non abbassando mai la guardia del sorriso e in ogni vicenda è contemplata la caduta ironica di un uomo che si sente ridicolo e che quindi esiste.

Nella Parigi degli anni Ottanta Marc Marronier e i suoi amici eccentrici e strampalati vivono la pantomima eterna della festa per esorcizzare e in certo modo fuggire dal conformismo di un vuoto generazionale in cui ogni cosa era vissuta con l’enfasi bugiarda della grandezza.

Marc e gli altri avevano paura di farsi male per questo motivo si rifugiavano nella baldoria perenne di una Parigi mondana e frivola che li teneva lontanti dalla noia di vivere essendo veri.

Frédéric e il suo alter ego protagonista sono convinti, come lo era il loro adorato Cioran, che l’apocalisse esige l’umorismo.

Memorie di un giovane disturbato ha una scrittura tagliente e il suo autore  usa  l’ironia come un bisturi per colpire e affondare la nostra vanità di maschere distinte e distanti dal coraggio di mostrarsi autentici con la nostra parte essenziale e umana di ridicolo.

 

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