Lo spacciatore di carne – Giuliano Sangiorgi

Titolo: Lo spacciatore di carne
Autore: Giuliano Sangiorgi
Editore: Einaudi Stile Libero
Anno di pubblicazione: 2012
Numero di pagine: 169
Prezzo: 18,00 €

Due tagli da dieci, carta rossa, uno da cinque, carta verde/azzurra e un pezzetto; su tutte la faccia rassicurante di mio padre a fare da garanzia.

Siamo abituati alla sua voce che passa veloce e vitale dal roco al falsetto, canticchiamo mentalmente le sue parole in treno o mentre aspettiamo qualcuno, le urliamo in macchina durante un viaggio, e ora… le leggiamo anche! Lo spacciatore di carne è il primo romanzo di Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro.

La storia è quella di Edo, figlio di papà macellaio, che a 5 anni  di niente perde l’innocenza e la spensieratezza dei bambini per macchiarsi di rosso, di sangue, quel colore e quell’odore da cui cerca di fuggire ma che lo perseguita e sembra invaderne il futuro. Edo incontra Stella sul treno per Bologna, città in cui fa finta di studiare. Stella gli apre un mondo, gli dà un odore, una ragione per vivere e reagire, così insieme a lei inizia a smerciare la carne migliore che il padre gli manda dalla Puglia per comprarsi i colori: ogni colore una banconota, ogni colore una droga. “Da stasera sarò preciso. X grammi di carne per Y grammi di droga. Un’equazione perfetta. Precisa come il mondo ci insegna e ossessiona.”

Tutto sembra andare per il meglio, finché Stella, come un crudele vampiro, succhia tutto il sangue e la vita di Edo, trasformandolo in un’ombra, un uomo di sale, esattamente come Luca, lo spacciatore all’angolo.  Edo precipita sempre più nei colori psichedelici di polveri e pasticche; a dominare però è sempre il rosso del sangue, quello degli animali sgozzati da suo padre, ma di cui lui ha bisogno per vivere, quello che Stella gli aveva messo in circolo ma che poi si è portata via, quello di Stella.

Scrittura veloce, allucinata, piena di immagini, di ripetizioni, di cose che non sono mai la parola che le rappresenta. Non è facile entrare nella storia, ci vuole un attimo ad ambientarsi, all’inizio sembra una “storia vera”, poi lo scenario cambia e sembra di stare in un mondo post-atomico in cui tutto va al contrario, ciò che fa male tiene in vita e il bene è aspro come un limone: “L’universo, ormai, viaggia al contrario rispetto alla sopravvivenza dell’umanità intera. L’umanità è quell’uomo che resiste e sopravvive all’anidride carbonica degli altri”. E infine si torna all’origine, con un finale a sorpresa; resta il dubbio che sia un sogno, uno sfogo, o meglio la fuga da una vita scritta da altri, persone che hanno due di tutto, oggetti, cose, tutto ciò che si può comprare con i soldi. I gioielli sono pietre preziose solo se sono lasciate alla terra da dove vengono rapite per diventar più brutte […] Sono stelle nella terra e l’ignoranza umana crede di poter comprare le stelle.

Edo fa il percorso inverso a quello della civiltà, anche se in fondo non è così chiara e univoca la divisione tra ciò che è socialmente accettabile e ciò che non lo è, torna al baratto, torna al lavoro manuale, al sangue, quello degli animali ma anche quello delle sue origini. Sangiorgi racconta l’abisso senza tregua dell’anima, c’è solo un breve istante di sollievo, di “insostenibile leggerezza”: l’alba, Solo un attimo prima che il sole ritorni a bruciare sulle strade, sui cortili, sui limoni e sul loro giardino, solo in quel preciso lasso di tempo, l’aria diventa leggera e fresca. L’alba è come un tempo in cui le cose tornano alla leggerezza. Ogni cosa perde il senso per cui esiste e non ha pensiero per il futuro e né per il suo destino. C’è solo quel momento esatto in cui tutto torna a un equilibrio naturale, quasi surreale per quanto sia ormai difficile immaginare la presenza di armonia, di equilibrio e natura.

Il resto è buio, non si fugge, padre madre, due di tutto, siamo merce, per qualcuno, due di tutto.

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