Librandosi – Come (ci) cambia il libro

Il libro può essere un mezzo di coesione sociale? A Bollate (Milano) ci hanno creduto e lo hanno dimostrato con  il progetto Librandosi: un nome che ci fa subito pensare alle pagine a noi più care come vere e proprie ali per far spiccare il volo ai nostri pensieri.

La cooperativa Il Grafo, l’Assessorato alla Cultura della città di Bollate,  Nudo e Crudo Teatro e la Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori in collaborazione  con il Consorzio Bibliotecario del Nordovest e con il contributo della Fondazione Cariplo hanno dato vita ad una bellissima avventura che ha visto la partecipazione di tutte le fasce della cittadinanza : per i bambini promozione della lettura con le fiabe di Rodari, per gli adolescenti laboratori di letteratura interattiva, per gli adulti lettura espressiva e caffè letterario, oltre che momenti di spettacolo e seminari di approfondimento. L’obiettivo era un’indagine creativa e partecipativa sulle trasformazioni che si producono attorno al libro: si parla di nuove tecnologie ma anche dei cambiamenti che avvengono nel lettore, evidenziati dal sottotitolo “ come (ci) cambia il libro”.

Con la fondamentale esperienza dei gruppi di lettura si è infatti appurato, se ce ne fosse bisogno, che  il libro è strumento di comunicazione e di condivisione di idee e passioni e chi vi scrive da tempo vive quest’esperienza all’Auser di Besozzo (Varese), che ha preso parte all’iniziativa.

Nell’ambito di questo progetto, infatti,  sabato 5 maggio 2012 si è tenuto presso la biblioteca di Bollate l’incontro “Se un pomeriggio di maggio un lettore”, coordinato da Bea Marin, giornalista esperta del mondo editoriale. Esso aveva lo scopo di presentare le figure professionali note e meno note che concorrono alla nascita di un libro: scrittore, editor, traduttore, grafico e ufficio stampa.

Lo scrittore Marco Balzano  ha sottolineato come sia fondamentale per l’autore non considerare il proprio manoscritto come un prodotto finito, ma essere disposto a metterlo in discussione pur rimanendo se stesso e difendendo le proprie scelte: “il libro non è finito quando è scritto a casa, quando abbiamo terminato la storia che  abbiamo avuto l’urgenza di narrare, ma c’è poi un percorso che la arricchisce” . Il lavoro creativo è individuale, ma il libro poi si apre al mondo circostante e di esso si deve tenere conto.

La editor Benedetta Centovalli ha spiegato che i testi arrivano alle case editrice tramite diversi canali (mail o lettere, premi o concorsi letterari, scuole di scrittura) e , una volta scelti, devono essere trasformati in libro. Il lavoro di editing consiste nel realizzare questa trasformazione e richiede versatilità e disponibilità all’ascolto per poter gestire quel rapporto a volte conflittuale che si può creare con l’autore.

La traduttrice di letteratura nordica Laura Cangemi ha evidenziato quanto il suo lavoro sia caratterizzato dalla mediazione: non si tratta solo di trasporre in una lingua diversa i contenuti, ma si tratta di passare da una cultura all’altra, di rendere il ritmo della narrazione, di resistere alla tentazione di aggiungere o togliere qualcosa. E’ una scelta continua: occorre prendere decisioni e difenderle.

Il grafico Pino Sartorio  ha sottolineato come la parte creativa che lo riguarda sia fondamentale per far nascere la curiosità nel lettore. Questo fa sì che le copertine siano spesso frutto di numerose revisioni e modifiche.

Infine  Chiara Codeluppi, ufficio stampa, ha illustrato il suo fondamentale lavoro di promozione dei libri : dal rapporto con giornalisti alla partecipazione ad eventi come presentazioni, rassegne, festival.

Dopo le numerose domande del pubblico ha preso la parola Luisa Finocchi, direttrice della Fondazione Mondadori, che ha chiuso l’incontro con una fondamentale riflessione: il lettore (anche nell’era degli e-book) deve difendere il proprio diritto di acquistare un buon libro, curato dall’inizio alla fine del suo processo creativo.

Dopo l’incontro si è svolto un simpatico gioco: ogni persona iscritta doveva presentare in due minuti e mezzo ad uno sconosciuto il libro che gli aveva cambiato la vita. Tutto ciò si è ripetuto per cinque volte e tramite votazione sono stati proclamati i vincitori. L’iniziale titubanza dei partecipanti è stata vinta in breve tempo e in pochi minuti sono nati dei dialoghi appassionati e dei momenti di vera condivisione.

In conclusione, nonostante il libro abbia tutte le sue caratteristiche di prodotto industriale, è emerso nelle parole dei protagonisti l’idea che esso abbia un grande contenuto di emozione  e che a qualsiasi livello della produzione tutti ci mettano il cuore per farlo arrivare a noi lettori, Amanti dei Libri!

 

 

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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