L’ElzeMìro – Olio di lino – Seconda puntata

Schermata 2017-05-09 alle 10.56.35

Segantini. A vederne gli insiemi da lontano e  da non troppo appresso i particolari, nel desiderio d’idillio delle immagini affiorano tuttavia che cosa, sottomissione, povertà, fatiche, l’utile morte delle vite, notte spenta, distacco dell’allacciamento alla 230 trifase elettrica alternata che  sul filo tutto tiene… ebbene, la condizione privilegiata del narratore di fatti altrui è differenza di potenziale, cfr. in Wikipedia, tra preveggenza e intermediazione di fasi, o stili di guardone, uno quel che dei fatti tiene per sé di preferenza un discreto archivio di pornografie, bastevole supporto la memoria, due lo che ficcanasa garrulo, lecca ciuffe vogliose svogliate, doppio se non triplo giocatore su diverse scacchiere, terzo l’indicateur, si legga in Simenon, libero cacciatore che del reale apparente assorbe l’impronta scandita con occhi da computadòr e che indifferente la restituisce a tutti o a chi ne faccia richiesta; l’indicateur descrive, sì, ma interpreta le relazioni tra le cose, corrente non del tutto apprezzata dalle polizie mondiali ma ch’alle risme dei poliziotti assimila il narratore o viceversa magari. Acquisita per vera questa premessa è facile concludere che l’esistenza sia un delitto, il delitto; che il diletto con cui affinare di continuo le indagini non esclude, a non più mai finirla, fatto che può coincidere col delirio, la fissazione, o con la menzogna capace di cristallizzare in idillio, tra incertezze e gang bang, l’inarrestabile e instabile e ricorsivo moto dei diecimila esseri sotto il cielo; l’espressione è paleocìna. Molto tempo fa, ad esprimere tutta la questione qui appena esposta con alternati primi piani e su e giù per diversi piani interpretativi comparve un film di Sean Penn con Nicholson, The Pledge, da una novella, Das Versprechen, del Dürrenmatt, autore sul cui ritratto fotografico, trasfigurato dal tempo che senza deroghe agisce sulle immagini, ossia sul riflesso che balena e cipperemèrla tra le connessioni loro, occorrerebbe a rifletterci indugiare e quindi… quindi nell’incompiuto e grande olio su tela, Corriera di bisbiglianti viaggiatori, per lo più anziani, seduta in primo piano di spalle al guidatore, sul sedile di fronte a quello di Ph una donna giovane ; per due belle ore non c’è stato modo di indovinarle il viso, inappagata necessità del Ph, scrittore premiatissimo s’è detto e dalle migliori accademie fantastiche promosso Copper o, restando sul Dürrenmatt, Polizist, il Babau dei timori infantili oggi globalizzati anch’essi in una parossistica normalità, nell’arte di pedinare, spiare, acquisire tutti senza che molti possano accorgersene; e così da che è salita a bordo alla stazione delle corriere, e dunque per tutto il viaggio sin quassù in vista di ghiacciai spenti da fare somigliar le vette a postbellici teatri e i laghi e i prati e i larici malati a sopravvissuti di Varsavia, mai la ragazza, mai ha levato il guardo; gli occhi allato al naso puntati su un affannoso, e Ph sospetta faticoso sin doloroso dètdètdèt alle dita sottili sul telefono, d’ogni nuovo analfabeta impudicissimo scrivano; ma con lumi differenti, invisibili vedenti, ella è pronta a fare innamorar Ph al primo sguardo. Scrittrici, sputa il suo filo il ragno tessitore di sarcasmi che non a torto abita Ph, Ognuna, mormorìlla, Con la sua piccola preoccupazione di esistere… get up your pretty face get up bellina.

                                                               Fine della seconda puntata
                                                  La I puntata è apparsa martedì  4  giugno

BARTURO 10

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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