L’ElzeMìro – Lettere alla dr.ssa Dedgyakéli* Lettera quindicesima, s.d. , HSM

larger              George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

 

Si sa ma non si dice, ora dottora. Pur di attaccarsi, ogni scoglio va bene agli umani, anche dio per esempio, vaste comuni vedute, d’essere unici. Domandare il punto di vista a ciascuno degli otto occhi di un ragno.

C’è l’ufficio di posta, locanda, sala da pranzo da cui le scrivo. Cibo globale d’importazione, tutto color Caporetto; eccidi, ecatombi di pesci; me giurerei che s’accoppino qui anche le foche. Contorno di gemiti, lutti, orrori o patate, in padella e lessate. Mirtilli apolidi. Amenità zero. Intorno niente che mare. Orizzonte colore di thule, scogliere scoliòtiche, rapaci di mare. Richiamo le mie vocali in batteria, pronte allo scontro con le consonanti. Isola Hsm, perduta al gusto per le vocali come se Venere avesse smarrito Zacìnto e verginità.

Tè, ecco sì ma è un pasticcio ubriaco di rum, sailcièlo che spezie; cattivo non è, ma in eccesso, un vichingo. Scelta estatica, millenario reperto, messo al muro un telefono nero; alla forcella sospesa, dalla cornetta gócciano tempo e parole inattese. Tutti sperduti, attaccati al cordone ombelicale, del cellulare. Hsm, ’n sprz d’ scnft2, convinti quassù che le loro mancanze siano il loro blasone, Hsm, non possono che detestare ciò che altri non sono, vcngh, vichinghi gelati tre gusti, sweat, blood, and toil con spumoncini di lacrime. Lcrm3. Me certi paesini d’etruria, dove tutto, persino gli umani, s’intona alle stelle, distribuito da un’unica grazia, voluttà sbrogliata dalla volontà.

Sembra incredibile ma ecco i turisti, tuh tuh tùh battaglioni d’assalto, facce esplosive tutte couperose; tette e rutti; gambe, piedi, culi, carni contumaci. Màndali di sàndali. Un solo pensiero s’intende, trombare, sere e mattine, mises à bière1. Che sia venuto il momento d’imbarcarsi voilà la questione, sono che traghetti ma solo per nave si può scappare da Hsm.

Eppure, protetti da un vento mai vinto, da una luce sconfitta, porto franco di vetro, in serra rose vere, fiori prodigio. E noi li lodiamo. Un invito alla conciliazione con l’humile vicino alla terra. All’ignoto cultore, ai fiori, salute.

Me lo conosco quel sole da morti laggiù alla linea dove l’orizzonte galleggia. Quel colore funesto che ondeggia, che sfuma che sfuma e che affonda. Ci fosse un trenino su quest’isola, per giri funerei ecco sarebbe un buon modo, in guerra mica star fermi, non farsi pescare dice al tonno l’aringa. Tuoh tuh di partenza; mollati gli ormeggi, già solca l’acqua la chiglia; verso la terra malferma. Go go go.

 Schermata 2017-05-09 alle 10.58.19

1 gioco di parole tra bière, birra e bière, bara, stessa grafia e pronuncia, e mises intese abiti. Dunque abiti da  birra ovvero da  bara.

2 di difficile decifrazione, forse uno sprazzo di sconforto.

3 citazione in  chiaro ma scombinata di  I have nothing to offer but blood, toil, tears, and sweat, detta da Churchill nel suo celeberrimo discorso di guerra ai Comuni il 13 maggio 1940. 

* cfr. http://dascola.me/2018/05/29/lelzemiro-di-martedi-29-maggio

BA 10

 

 

 

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Pasquale D'Ascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla ciò-ran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è. Blog https://dascola.me

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    “Pur di attaccarsi, ogni scoglio va bene agli umani”, esatto Pasquale, esatto. Anche per questo sono così spregevoli.

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      Sì pare proprio che all’Ignoto stia di tutto quasi tutto in uggia. Massime la specie di vaste vedute. È un povero infelice, pieno di orrore. Che vuoi farci. Per questo però l’Elzemiro lo trova così interessante e a sé intonato

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