L’ElzeMìro – Lettere alla dr.ssa Dedgyakéli* – Lettera nona, s.d., la furia del buio

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           George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

 Mi dice, Scrivete scrivete che vi fa bene; coca’ola; allora legga bene dottoressa, non c’è da dirsela troppo ma scrivere che a cosa, si sa che finisce qui, qui vogliono pastrugli e chicchirichì, tremarella bagattella1, aperitivi amari antelucani, le preparo un piattino, tubano pomicioni i camerieri, ma piattino va’ là, una scodellona di zuppabbona babbalèo, non illusione di buona digestione p’aver ciucciato aria dal biberone; voglio rutti da lavandini, da smuovere pietre dagli intestini, per dirla con Federico Fritz2, hic digerirem benissimo, sa quello aggrappato al cavallo, niente di folle di estraneo, Fritz; me, attacco i miei tempi a un cavallo vapore, cavallo ferrato. Capire dottora, che o vivere o scrivere o nix….ma cosa vuole che leggano, signorinelle pallide, tic tic tic diditìni èsmémès, il telefono; occorre la forza e la struttura irriflessiva dei bambini, mica questione di eletti, mica di pìrgoli-pargoli che vanno a quel lì; poi è tardi undici, dodici se non ti adatti a farti scuoiare, a cuor’aperto, sarà la scoperta, della sega a renderti mostro…. che proletari più non esistano, eróre; proletari tutti, sotto; sopra finanza, piattini e Polpot3; anche qui in treno, me cosa vuole che conti, me, il controllore, Proletariàni…. va’ va’ questo qui, seduto davanti, crapapelàda sans tórtei4, sogna, si guarda allo schermo, aspetta Damascherate, folgorazioni prêtes-à-emporter, ama molto, tenore di grazia, la sua cabriolet del ’58, povero cuore, non sa che capisco che dice; fluff, Shakespeare al tempo di What’s up can’t be shaken up. Del resto occorre ferirsi da sé, Carmelo5 che insegna, ciò che ti infliggono gli altri è niente, loro scontento, risentimento, canagliate qui e adesso, tutto usa-e-getta, niente carnezzerìe; il gran Barabàrnum finale è in lista d’attesa, che scoppia sicuri, tutto un risorgere vedremo un bel dì6, altro che fumo, tutto un fumier di carogne viventi e nolenti, musicanti di Brama. Per ora ci si può fare male da soli, frustellàrsi, redimersi, resurrèssi, o almeno riesumarsi. Prenda ad esempio mio padre, dottora; dovrebbe adesso osservare la propria morte con soddisfazione; insolita prospettiva, di qua de là del quadro, dico, si è levato la vita d’attorno. Campare di pensione come, mantenere la cartoleria, fin dove, lui esperto di risme, torchi ed inchiostri; sempre sciarpa e cappello in negozio; cartolerie nemmeno più una, tutto supermercato, qualcuna ma, bambole e libri scontati, Tutt’Insieme-Condividiam editrice. Tetano provvidenziale. Lei dice, smetterla con le rotaie. Hmm.

Schermata 2017-05-09 alle 10.57.25

1 in Rossini/Sterbini, Barbiere di Siviglia, -  Bagatella! Cospetton che tremarella ..A2S5

2  il 3 gennaio 1889 Federico Nietzsche ( 1844-1900) in piazza Carignano a Torino,  in un mai spiegato accesso, abbracciò un cavallo pare frustato a sangue dal suo cocchiere.

3  forse assonanza tra polpette e Pol Pot il sanguinario (1925-1998) che in effetti fece polpette del popolo. Si veda in Treccani; o anche in  http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-follia-rivoluzionaria-di-pol-pot/12556/default.aspx

4 cfr. Crapa Pelada ( 1936) di Giacometti-Kramer https://www.youtube.com/watch?v=V79gnuA2Kuc

5 riferimento a  una sentenza di Carmelo Bene, sommo teatrante, (1937-2002). Per l’anniversario della strage di Bologna,  il 31 luglio 1982, il Bene disse Dante dall’alto della Torre degli Asinelli. Nell’occasione concluse, Ho dedicato  questa serata, da ferito a morte, non ai morti, ma ai feriti dell’orrenda strage.  https://www.youtube.com/watch?v=G-fD1kpayMM

6 in Puccini, Madama Butterfly, A2,  Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo  https://www.youtube.com/watch?v=1woH96ROG-c – Poi gioco di parole tra fumo e fumier, francese per letamaio, letame e anche per esteso bastardo.

BA 10

* cfr. https://dascola.me/2018/04/09/lelzemiro-di-martedi-10-aprile-lettere-di-ignoto-alla-dr-ssa-dedgyakeli/
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Pasquale D'Ascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla ciò-ran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è. Blog https://dascola.me

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      Inquietante Alberto, tu corri sempre più avanti del treno. Grazie Psq.

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