L’ELzeMìro – Lettere alla dr.ssa Dedgyakéli* Lettera diciasettesima, 5 maggio, L’Avevù

larger           George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

Sulla banchina; non si sa, un venditore di datteri, sarà la stagione, datteri non si sa, Medjoul; fantasie dolci apparecchiate dalla natura per suggerire cultura; Medjoul, non si sa, sintesi dell’indeterminato, dell’estrema differenza, tanto che non si sa, non si sa come mai, senza cottura, senza parenti ingredienti sia nato il dattero Medjoul; non si sa, non si sa niente del dattero impermanente. Impertinente, esso non dice.

Al suono del polmone d’acciaio del treno. Risveglio e panico da mongolfiera, gonfia sgonfia, gonfia sgonfia, a respirare era me; quanto durerà, quando si fermerà, quando si spezzerà il diaframma, chissà. 

Il treno è fermo al principio di una suburbia epilettica, sapete Doktóra, secante/tangente, secante/tangente, secante/tangente, la ferrovia corre più alta delle case; vicino, un largo terrazzo, una coppia di cani, pastori lupastri, non saprei se belli se grassi, un cucciolo terzo, una sacra famiglia; lo credon tutte; è corso abbaiando alla ringhiera di straziante bruttezza il più grande, la proprietà è salva, al seguito il piccolo, attimi di perplessità delle orecchie scempie, una su una giù, poi si sono dette adeguiamoci, waf wuf, con la convinzione dei piccini che imitano, wof wof non si sa ma imparano, oh se imparano; a far cos’è non si sa. La femmina, giurare che è femmina, sgranocchia qualcosa, affari di maschi, pensosa. Wuf waf wof wof.

Filari e filari di ulivi. Sud. Torni e ritorni storici. Treno binario solitario, una specie di littorina, gàsteròpoda prosobrànchia, è ferma la littorina1. Date le soste calcolare la media del movimento, gl’indugi in aperta campagna. Qui tutta la campagna è aperta all’indugio. Paesi sì, lontani, qualcuno, candidi, su colli più alti della corona di condomìni contorno. Color pittoresco copiativo, il mare è il mare laggiù. Treno fornace, campagna montale. Pieno di insetti, fuori, uccelli pochi, troppo caldo; crisalidi in volo, gli insetti, loro assai poco gl’importa finché non evàporano e dopo anche. Tra quelli appresso alla ferrovia, da uno degli ulivi, un polifèmo con una caverna aperta nel tronco, vedo o intravedo guizzare un’intelligenza tagliente, zoccoli, occhi, corni ritorti, me sento uno zufolo alieno, ma figurarsi, de absurdum credo un quai coss. Tra il verde, il grigio, il giallo guizzano uomini in costume e maschera di tufo e carso, secoli di adattamento a piegarsi, passano tra i rami a tagliuzzare qua e là. Incomprensibili della terra i criteri per uno spaesato. De absurdum credo un quai coss.

 

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*cfr. https://wp.me/p1nPRU-152

1 L’ignoto gioca tra due termini uguali e differenti. Littorina è appunto il nome comune di un gasteropode prosobranco, qui forzato al femminile, una chiocciola di mare insomma; ma Littorina, da littorio, anche un modello di treni a una o più sezioni adottate dalle regie ferrovie italiane intorno al 1933.

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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    Ecco caro Biuso una nota inaspetta e insospettabile; una matematico che non sa di esserlo è osservazione che io non saprei fare, viste la mia nota discalculia; come si dice getta una luce – per quanto tempo la luce sopporterà di essere gettata qua e là – sul “chi è” questo ignoto, chi è davvero intendo dire; ora mi fai pensare a un architetto segreto o chissà persino un ingegnere, desideroso di sparire alle sue costruzioni; la tua sembra pertanto un’ipotesi che vuol farsi tesi; non saprei; così fosse meriterebbe di essere architettata in modo tale da darsi un semi-statuto probatorio. Ciò aprirebbe inattesi sviluppi al semplice riferire queste lettere, quale frutto di una mente disposta a tutto pur di nascondersi; e trasformarsi in indagine. Capisci che si potrebbe trattare di un caso Pessoa del XXI secolo. Molto intrigante. Grazie. Psq.

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