Le macchinazioni – Baret Magarian

Titolo: Le macchinazioni
Autore: Baret Magarian
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Ensemble
Genere: Romanzo
Traduttore: Simone Pagliai
Pagine: 576
Prezzo: € 18,00

Chi era Oscar Babel prima di diventare il guru che tutti conoscono?

Il lavoro: Oscar Babel era un proiezionista squattrinato. Il suo cinema nel quartiere di Camden, Londra, utilizzava ancora la pellicola anziché il digitale. La dimora abituale: Oscar Babel viveva in un monolocale malandato a Elephant and Castle, nella zona sud della capitale britannica. Le ambizioni: in passato il giovane era stato un pittore molto promettente, un talento messo inopinatamente da parte. Le amicizie: c’era Lilliana, una fiorista sensibile e aggraziata, e c’era soprattutto Daniel Bloch, scrittore di romanzi popolari, quasi un padre adottivo per lui, o finanche un tutore, un mentore.

Daniel e Oscar si erano conosciuti dieci anni prima, fuori da un pub, quando Bloch aveva visto Oscar barcollare come una papera, annientato dall’alcool. Quella figura impressionante e tuttavia indistinta gli aveva fatto pensare a un passeggino finito chissà come su un circuito automobilistico.

Le macchinazioni dell’anglo-armeno Baret Magarian è un’insolita creatura letteraria, un romanzo ricco di parole, fitto di dialoghi, di pensieri espressi ed inespressi, esuberante nella scelta del lessico, delle metafore e delle analogie, un’opera in prosa lussureggiante, eccessiva, temeraria, a tratti lirica, senza dubbio divertente. Al centro, troviamo il tema della costruzione della celebrità nell’era di internet e dei social network. Manipolato da potenze oscure e soverchianti, Oscar diviene, suo malgrado, il prototipo dell’influencer. Oscar è una burla vivente. La sua coscienza è però rimasta quella di un uomo sensibile. The Fabrications, questo il titolo originale, è anche una storia di amicizia perduta e di amori complicati, di tradimenti dolorosi e di scoperte di sé.

Prima dell’irruzione di Ryan Rees, imprenditore mefistofelico e gretto finanziatore, nella vita di Oscar conta solo il legame con l’onesto Bloch. Le macchinazioni è la cronaca di un sacrificio. Giorno dopo giorno, tra Oscar e Daniel si consuma una misteriosa tragedia asimmetrica. Più Bloch si avvilisce e deperisce, più Oscar avanza nella ridefinizione della propria identità, proiettato verso un glorioso orizzonte. Particolare inquietante: la finzione tesse la trama degli accadimenti reali. Le pagine dello scrittore infelice, dedicate a Oscar, letteralmente si avverano. È lui a dettare involontariamente l’agenda delle trasformazioni all’amico, da proiezionista a modello di nudo, da protagonista di un ambizioso documentario a innovativo conferenziere, fino alla sublimazione delle sue capacità nelle vesti di mediatico incantatore delle masse e alla successiva fuga, un ritorno impossibile alla quotidianità, nel segno di un amore incantevole e fragile.

Baret Magarian, scrittore, poeta, regista teatrale, pianista, risiede da anni a Firenze. Jonathan Coe ha elogiato i suoi racconti, tanto da accostarlo a Pessoa, a Calvino e a Kafka. Le Macchinazioni è la sua prima prova di narrativa “lunga”. Nel romanzo Magarian ci regala uno spassoso ritratto dei circoli artistici londinesi, presumibilmente ispirato a sue esperienze dirette. Le vicende di Oscar sono infatti incastrate nei luoghi e nei riti dell’arte contemporanea, gallerie, atelier, ridicoli premi annuali, dove tutti si conoscono e tutti si detestano, un ambiente governato dal narcisismo e sfigurato dal marketing mistificante. Il novello guru si innamora di Najette, pittrice legata ad un momento d’incanto, un’epifania vissuta nel negozio di fiori di Lilliana (l’amica di Oscar che, inutilmente, nel corso del romanzo, tenterà di recapitargli un regalo di compleanno). Alcune clienti, sbadate e distratte, fanno cadere un vaso che si frantuma. In quell’istante, una strana energia erompe dal nulla.

Lilliana cambiò impercettibilmente espressione. Najette, che la studiava, si accorse che aveva sugli occhi uno strato sottilissimo di lacrime non versate. La donna bionda mise istintivamente una mano in tasca. Il suo primo pensiero fu che i soldi avrebbero rimesso tutto a posto. Ma si sbagliava. Najette continuava a guardare entrambe con attenzione, già organizzando mentalmente la scena come fosse un dipinto… In un attimo, Najette tirò fuori una macchina fotografica digitale – se la portava dietro per fermare momenti come quello, momenti che alimentavano la sua pittura – fece scivolare un dito sul pulsante, scattò una foto e rimise via l’aggeggio. Nessuno si accorse di niente.

Il romanzo passa in rassegna i mostri del nostro presente. Ryan Rees, perverso demiurgo di un mondo mercificato, è il deus ex machina del fenomeno Oscar Babel. Magarian precisa i suoi trascorsi professionali: copywriter nel campo delle auto di lusso, direttore di una rivista di gossip, agente di star televisive, falsificatore di documenti… Una volta preso Babel sotto le sue ali protettive, Rees confeziona per lui campagne virali, progetta megaspot da proiettare clandestinamente laddove nessuno aveva osato mai, conia un format, le conferegini, ovvero filmati simili a videoclip, in cui il profeta parla a ruota libera della vita utilizzando un linguaggio criptico ed evocativo.

Di chi sono le parole in grado di regalare al timido ragazzo di un tempo gli allori della fama e il conforto della ricchezza? I suoi discorsi carismatici derivano da lunghe pratiche di meditazione apprese in India e in Tibet e dallo studio del sanscrito, come recitano le informazioni contenute nel sito www.oscarbabel.com (esiste davvero), o piuttosto sono da ascrivere all’estro visionario dell’amico Daniel, autentico appassionato di filosofia orientale che intanto ha abbracciato una sorte da anacoreta e si sta spegnendo nell’indigenza? F for Fake: è davvero importante distinguere tra copia ed originale, in un sistema che chiede alla tecnica di riprodurre e replicare qualsiasi cosa, arte compresa?

Oscar tirò un paio di respiri profondi. Cosa aveva da perdere? Alla fin fine, non era nessuno. Non aveva una reputazione da rovinare. Non aveva una posizione da difendere. Guardò l’uditorio, i visi alterati dall’alcool, le luci brillanti, quel gruppo di gente sofisticata. Non invidiava nessuno. Di fronte a lui le cose, percepite attraverso la lente dei pensieri esaltati, oscillavano. Ecco: si trovava nell’epicentro del mondo dell’arte londinese. Grazie a un qualche miracolo, gli avevano concesso un posto. Lui si era intrufolato e nessuno aveva fatto obiezioni, nessuno lo aveva indicato esigendo che se ne andasse. Eccolo lì, sistemato nel privilegio. Immaginava se stesso in piedi sul palco, immaginava se stesso scisso in due diverse entità, immaginava il proprio doppio che lo controllava da una certa distanza. Quale mondo lo aspettava, lì fuori? Era il momento di scoprirlo.

Le macchinazioni è una satira del potere detenuto dai nuovi padroni delle fabbriche. Ciò che loro erigono, mattone dopo mattone, è il consenso attorno a un brand, l’induzione del desiderio di appartenenza a un gruppo. La sostanza, va da sé, è secondaria rispetto alla forma, allo stile, al packagingalla virtualità, alla comunicazione. Paradigmatica è la surreale scena dell’orgia nel parco, scatenata da un discorso non privo di poesia, il primo e unico indirizzato da Oscar ad un vasto pubblico. Ciò che consente la percezione, che apre i canali, è certamente la vulnerabilità. Quando ci si toglie la maschera, quando si rivela l’essenza, allora succedono grandi cose. La vulnerabilità porta a sua volta alla trasparenza. Niente esiste, oggi, al di fuori del consumo e della fruizione immediata di ciò che può essere fruito. I like aumentano l’appetibilità del soggetto che interagisce con la macchina. Non resta che sconnettersi. La sensualità, qualità sfuggente dei corpi in amore, è un miraggio che Oscar tenterà di afferrare nei chiaroscuri del febbrile smarrimento con la bella Najette, giorni di settembre trascorsi nella campagna inglese, finalmente lontano dai riflettori. Una gioia però effimera.

Il burbero signor Grindel, innamorato di Richard Wagner, il tragicomico Alastair Layor, insospettato piromane, il solerte mercante di antichità Webster, ridottosi a dormire in un furgone, contribuiscono a comporre una babele di personaggi in cerca di autore, accompagnati da altri ‘minori’, Cressida, Anna, Nicholas, il corpulento padre di Daniel, un pullulare di uomini e donne in balia di una Londra sulfurea e pirotecnica, alcuni agitati da una vitalità enigmatica, altri inchiodati a una piatta meschinità.

Baret Magarian inserisce nel testo frammenti di iperspazio, lettere, commenti, post. Le macchinazioni non si esaurisce nella lettura, perché il mondo di Babel è intorno a noi.

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Salentino nato "per errore" a Como (anche per ammissione di chi lo conosce), si laurea in Filosofia a Milano, con una tesi sul concetto di guerra umanitaria. Vive a Bari con Mariluna. Adora il Mediterraneo, ama Lecce, Parigi e Roma. Sue passioni, a parte la buona tavola, sono la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Un tempo, troppo lontano, anche la politica. Suo obiettivo è difendere, e diffondere, la pratica della buona lettura. Recensisce i libri meritevoli di essere considerati tali, quelli che diventano Letteratura, con la L maiuscola, e che gli lasciano un segno. Alessandro scrive con regolarità su Zona di Disagio, il blog del poeta e critico Nicola Vacca, collabora con la rivista Satisfiction, anima il blog di economia e di politica Capethicalism, e scrive di serie TV su Stanze di Cinema.

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