La vita come un’opera d’arte – Maria Francesca Pacifico

Titolo: La vita come un'opera d'arte - L'elaborazione del lutto
Autore: Pacifico Maria Francesca
Casa Editrice: Opposto edizioni
Genere: saggio
Pagine: 204
Prezzo: 16.00 €

Lungo il corso della vita si incontrano persone che possono lasciare una traccia memorabile, veicolandoci profondi valori umani. La vita stessa altro non è che un continuo avvicendarsi di conoscenze scambievoli, incontri amichevoli, scontri e/o confronti. Ognuno di noi incontra la persona che più gli corrisponde, dalla quale poter cogliere maggiore comunanza, e anche avvertire una maggiore propensione nel condividere idee, sentimenti, gratificazioni, decisioni, progetti, risultati raggiunti(pag. 121).

In questo saggio, edito da Opposto, Maria Francesca Pacifico ci racconta la sua esperienza legata ad un lutto che sta tuttora vivendo e ci accompagna per mano attraverso tutti i passaggi che bene o male ogni persona si è trovata o si troverà ad affrontare quando “si perde una persona amata in seguito alla sua morte(pag. 29). È incredibile quanto siamo diversi non solo nell’aspetto, quanto soprattutto nel carattere e nel modo di pensare, ma molto di più di quello che pensiamo ci accomuna quando si tratta di elaborazione del lutto. Maria Francesca Pacifico ci mostra quali possono essere le classiche reazioni, in cui sicuramente ci si può ritrovare facilmente: dalla negazione, alla rabbia, dall’attaccamento morboso, al senso di colpa, dalle preoccupazioni con ricordi tristi del defunto, all’identificazione con la sua sintomatologia. Anche la non-reazione può essere considerata una tipologia di elaborazione del lutto.

Il saggio, impostato con una prima parte molto teorica e ricca di riferimenti bibliografici, si articola piacevolmente nei capitoli successivi sotto forma di racconto e mostra come un giorno qualsiasi (o un giorno di festa) si possa trasformare in un attimo in un giorno triste da non dimenticare mai. È interessante inoltre osservare come la scrittrice non si sia soffermata solo sul concetto di morte o sul momento stesso della morte, ma come questo Tsunami emotivo si insidi nella vita di tutti i giorni, rendendo quasi impossibile vedere le stesse cose o compiere le stesse azioni nel medesimo modo precedente l’evento. La vita di tutti i giorni non apparirà più la stessa ed il tempo non sempre può rivelarsi la medicina migliore per guarire da traumi come questi.

L’evento della morte non determina solo la fine della vita della vittima, quindi un <<danno da perdita del diritto alla vita>>, o comunemente definito “danno tanatologico”, ma causa, al contempo l’estinzione di un vitale rapporto familiare con i congiunti“. (p. 45)

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