La sindone del diavolo – Giulio Leoni

Titolo: La sindone del diavolo. Un'indagine di Dante Alighieri
Casa Editrice: Nord editore
Genere: Romanzo
Pagine: 382
Prezzo: 14,90

La sindone del diavolo è l’ultimo libro di Giulio Leoni che ha come protagonista il sommo poeta Dante Alighieri. La vicenda si svolge nel 1313 quando Dante, durante il suo esilio, si trova a Venezia. Il poeta si reca nella città lagunare per trovare un rimedio alla malattia che angustia il suo protettore ed amico l’imperatore Arrigo VII. La persona che il protagonista deve trovare nella città lagunare è uno speziale saraceno Nazeeh Al Bashra che sembra conoscere i rimedi contro ogni sorta di male anche  per quelli considerati mortali. Lo speziale saraceno gode però di una fama sinistra, è accusato infatti di praticare la  magia nera e fatto ancor più grave si ritiene abbia condotto dall’estremo oriente un demonio.

Il viaggio di Dante verso Venezia è costellato da strani personaggi: marinai che possiedono una fantomatica essenza che provoca allucinazioni denominata “lacrima del diavolo”, una nobildonna che cela nella cripta del suo palazzo un altare dedicato a Satana, personaggi misteriosi che sembrano conoscere l’inferno dantesco prima ancora che l’autore sia giunto al termine della sua prima cantica. L’indagine di Dante è costellata di tanti  misteri  e delitti, tutti  fatti che sembrano avere una matrice demoniaca. La stessa locanda in cui soggiornerà Dante al suo arrivo, quella del Doge Zanni, è avvolta nel mistero infatti come dice il locandiere “qui si entra e si esce solo nelle tenebre” (pag 104). La gente e le autorità credono in una presenza fisica del demonio e lo descrivono nei dettagli “le corna arricciate di un satiro spuntavano in quella che sembrava una corona di serpenti dell’antica Gorgone, il volto con tre paia di occhi, come l’orrendo Gerione ucciso dal greco Eracle e tre bocche da cui fuoriuscivano le zanne acuminate di un verro” (pag 300-301).

Dante  che nel testo si definisce poeta e teologo si dimostra un investigatore razionale molto simile all’Auguste  Lupin dello scrittore americano Edgar Allan Poe. Il poeta si dimostra alieno da ogni forma di superstizione ed argomento da vero filosofo quando discute con un monaco veneziano sulla non presenza fisica del demonio “Padre, voi elencate null’altro che un compendio delle umane debolezze e paure, e lo chiamate Satana. Raccogliete lacrime di disperazione, le rivestiun corpo e poi lo esibite, come un vignaiolo pianta uno spaventapasseri nel suo campo. E lo fate orribile perchè il popolo provi disprezzo ad accostarvisi” (pag 250).

Il romanzo sembra avere come scopo la ricerca del male, forse non propriamente un male fisico ed ultraterreno, ma qualcosa di concreto che possiamo vedere tutti noi ancor oggi. Il Dante descritto da Giulio Leoni fin dall’inizio capisce che il male non è un mostro orrendo, ma è l’uomo che è sempre avido di potere, fama e ricchezze. Nel libro vediamo un poeta sa essere uomo d’azione (era stato anche un uomo d’armi) “il poeta riusci soltanto a colpirlo a una coscia, strappandogli un urlo di dolore ma senza porlo fuori combattimento”  (pag 268), ma anche un uomo fragile, come tutti noi,  che seppur miri ad un elevazione spirituale cede alle lusinghe della prostituta Giacometta.

Ho trovato infine interessanti il riferimento alla poetica stilnovistica quando Dante espressamente dice “E’ amore che ci rende poeti….dettando nel nostro animo le sue parole e i suoi intendimenti, e lasciando a noi il compito di stenderli sulle carte, perchè altri uomini dal cuor gentile se ne impadroniscano e li vivano come se fossero propri” (pag 202).

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