A tu per tu con… Shirin ʿEbādi, Premio Nobel per la pace 2003

Titolo: Finché non saremo liberi
Traduttore: A. Cristofori
Pagine: 250
Prezzo: 18 €

Shirin ʿEbādi è un avvocato e pacifista, la prima donna iraniana e musulmana a vincere il Premio Nobel per la pace, il 10 dicembre del 2003.

Incontrata al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ha presentato il suo nuovo libro, Finché non saremo liberi, le abbiamo posto qualche domanda.

Come si fa ad essere coraggiosi?

La cosa più importante è che la persona che sceglie una strada la scelga perché questa scelta gli infonde coraggio; chi non ha abbastanza coraggioso è colui che non crede in quello che deve fare. Se voi vi specchiate la sera prima di andare a dormire e chiedete a voi stessi “sono soddisfatto?”, dovete chiedervi anche qual è lo scopo della vostra vita: è solo vivere e morire? Se la vita è così insignificante, io non la voglio proprio!

Ripercorriamo la storia dall’inizio… Una minaccia di morte, a lei, perché è donna e avvocato.

A sessantatré anni ho perso tutto, compresa la patria. Ognuna di queste cose può uccidere una persona, ma mi sono detta «sei ancora viva: alzati e ricomincia!». Ora ho più successo di prima e guadagno pure meglio! Per questo motivo voglio che i giovani capiscano che con i primi fallimenti non finisce nulla: bisogna continuare a provare.

Io volevo raccontare il comportamento del regime iraniano con il popolo. Io non sono un politico e non ho ambizioni politiche: sono avvocato, scrittrice e docente universitario e il regime sa che poiché ho vinto il premio ho accesso alla stampa mondiale. Se ho rischiato io, allora potete immaginare come vengono trattati i giovani giornalisti che ora sono dietro le sbarre e immaginare come sono trattati gli studenti che protestano contro il caro vita. Quello che fa il presidente è sorridere agli italiani ma far vedere il coltello agli iraniani.

Vorrei chiedere una gentilezza a tutta Europa. Le donne iraniane sono molto attive per la pace nel proprio paese: aiutatele anche voi. Perché quando andate nei nostri paesi anche le vostre donne devono portare il velo? E perché quando i nostri vengono dovete coprire le statue nude per rispetto? Allora quando voi siete andati dovevano trattarvi come ospiti e non obbligarvi a mettere il velo.

Può essere una libertà quella di portare il velo?

Le leggi iraniane sono tutte per la discriminazione contro le donne. Tra queste c’è il velo obbligatorio: in Iran ogni donna deve coprirsi e deve portare il velo, altrimenti commette un reato. Se io in Iran uscissi da casa senza il velo verrei arrestata…

Pensa che potrebbero ucciderla?

Non mi ucciderebbero come Premio Nobel, lo farebbero apparire come un incidente. Per strada ci sono persone dalla parte del governo e agiscono per conto del regime: così per esempio in cento aggrediscono uno e lo uccidono e non si troverà mai il colpevole del delitto. C’erano dei filmati nel 2009 di una macchina della Polizia che ha investito un manifestante: la risposta ufficiale? La macchina della Polizia era stata rubata e hanno girato una scena finta per propaganda contro il regime.

Parliamo d’immigrazione…

Pensate di essere stati bravi? Non si può solo pensare al proprio angolino.

Se ignorate e umiliate, se non date delle opportunità, nei prossimi anni avrete dei seri problemi. Tutti gli europei devono andare verso il versante dell’accoglienza.

Ci sono paesi arabi molto ricchi che non hanno accettato di aiutare nemmeno uno di questi Paesi e hanno sbattuto le porte addosso a chi aveva bisogno.

E a proposito di integrazione, terrorismo?

Da sempre viene usato e abusato il nome di Dio: è arrivata l’ora di liberarLo dalle religioni, che non vuol dire liberarsi di Dio. Così tante volte tutto viene detto nel nome di Dio… Uccidono, discriminano, sono contro tutto «nel nome di Dio». Da qualche parte Dio dovrà uscire da questa situazione. Io sono musulmana, credo in Dio, sono praticante; tutto quello che stanno facendo non è musulmano ma è un’interpretazione sbagliata dell’islam: quando una religione arriva al potere è così che si comporta.

Sia in Arabia Saudita sia in Iran fanno quello che fanno nel nome di Dio e si stanno combattendo e stanno facendo disastri sempre nel suo nome.

Un’ideologia sbagliata va combattuta con una giusta ideologia: a uccidere non si risolve niente!

Parliamo del libro. Finché non saremo liberi: cosa manca ancora a questo traguardo? perché adesso sembra che qualcosa comincia a muoversi.

Non siamo sulla buona strada e non dovete credere che soltanto con un accordo nucleare tutti i problemi sono stati risolti. in Iran c’è una elezione ogni due anni, ma le elezioni non sono libere, perché vengono firmate dal consiglio dei guardiani, composto da 12 membri, che non sono scelti dal popolo, ma dal comandante supremo. Il vecchio presidente era lui a rappresentare i riformisti: per questo motivo è stato eletto per 8 anni. Come mai pensate che siamo sulla buona strada? È tutto un trucco, ma non per gli europei perché vendono anche beni di consumo: l’Iran ha firmato almeno 100 contratti con l’Italia (Versace, Fiat,…): forse per questo motivo hanno coperto le statue durante il viaggio in Italia. Ma non è una sottomissione da parte dell’Italia: penso che quando ci sono di mezzo degli affari, si dimentica tutto.

Lei non può più tornare nel suo paese: dove vive adesso, e in che modo?

Dal 2009 non sono mai più tornata in Iran. Ho due figlie: una docente universitaria a New York e una avvocato a Londra. Per dieci mesi all’anno io viaggio per far arrivare la voce del popolo iraniano nel mondo e quando non sono in viaggio sono a New York o a Londra. Mi mancano le persone che hanno lavorato con me per anni. Ogni notte sogno un futuro in cui lavorerò ancora con loro. l’Iran è il paese delle situazioni inaspettate: accadono delle cose che anche le persone che fanno la politica non possono prevedere. Noi iraniani siamo abituati a pensare che ogni “giorno può accadere qualcosa”.

Perché secondo lei saranno le donne e i giovani a salvare il proprio Paese?

Il governo dell’Iran si libererà grazie alle donne e ai giovani sicuramente. Gli iraniani vogliono un governo laico: è necessario dividere i poteri. Donne e giovani saranno i fautori di questo cambiamento: stanno in prima linea per combattere, anche a rischio della morte. I giovani sono contro il regime anche perché la disoccupazione è altissima; anche quelli che sono fortunati non riescono ad arrivare a fine mese.

Perché la donna può essere così pericolosa?

Più del 60% degli studenti sono donne, idem i docenti. Le donne iraniane sono state le prime donne ad avere diritto di voto: non sono paragonabili alle altre donne; la donna iraniana è molto più istruita dell’uomo. Il regime lo sa che il nemico più forte è la donna. È per questo motivo che le più brave nostre femministe si trovano in carcere.

Del suo libro verrà detto molto, se ne faranno recensioni… Ma lei, Shirin ‘Ebãdi, cosa vorrebbe che si ricordasse di questo suo scritto?

Due cose: raccontando la mia vita volevo far capire la situazione che c’è nel Paese, volevo che il mondo vedesse cosa fa il regime. Non sono un rivale politico di qualcuno, io non sono il leader di un partito politico: sono solo un difensore dei diritti umani. Anche i casi che io ho accettato di seguire, per quel motivo, erano tutti gratuiti.

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