Incontro con… Alessandro Bongiorni

“La sentenza della polvere” è il titolo del romanzo d’esordio di un giovane scrittore milanese, Alessandro Bongiorni. Il libro è edito da Piemme, è un noir, è ambientato a  Milano ed offre uno sguardo inaspettato sulla città: non sui luoghi più noti e più frequentati del centro ma sui vicoli della vecchia Milano romana.
Il romanzo si apre con la morte per overdose del figlio del commissario Fenisi. Il ragazzo è stato da poco ricoverato in una clinica per disintossicarsi e la sua morte nasconde forse il sospetto dell’omicidio. Incaricato di occuparsi del caso, il vice commissario Rudi Carrera del commissariato  di polizia di Piazza S. Sepolcro, viene a conoscenza di un ingente traffico di eroina che coinvolge alcune gang di latinos. Nel tentativo di risolvere il caso Carrera deve confrontarsi con personaggi corrotti e senza scrupoli: l’assessore Monteferri che vuole fare della guerra alla droga il proprio manifesto per la campagna elettorale  per le europee, e Sandro Chiodi, giornalista alla ricerca del grande scoop.

Incontriamo Alessandro Bongiorni nella sede milanese della casa editrice Piemme dove presenta il romanzo ai blogger.
“Il romanzo l’ho iniziato nel 2010 e per scriverlo ci ha impiegato due anni e mezzo”,  racconta. Alessandro ha già due romanzi all’attivo, pubblicati da un piccolo editore  – non a pagamento precisa – ma considera questo libro pubblicato da Piemme “il suo primo vero romanzo d’esordio”. “Ho mandato La sentenza della polvere a Marco Vigevani, il mio agente,  il libro gli è piaciuto molto e nel giro di sei mesi mi ha proposto la pubblicazione. Con Laura Giorcelli, la mia editor, ho lavorato benissimo”.
Il romanzo affronta temi di grande attualità: l’eroina, il cui uso è molto diffuso soprattutto tra i giovanissimi e i latinos, una realtà di violenza e di criminalità organizzata in ascesa nel capoluogo milanese. “Ho letto molto su entrambi gli argomenti, anche in internet. Esistono blog in cui ex-tossicodipendenti o i loro familiari si confrontano e si sostengono. Mi hanno aiutato molto a capirne di più della sofferenza che c’è dietro questa realtà. Per quanto riguarda i latinos oltre al materiale che ho trovato in internet ho avuto modo di conosciure un ragazzo che ha fatto parte di una pandilla e che mi ha raccontato molto di quel mondo.  Le gang sono ormai delle realtà multietniche. Ne fanno parte soprattutto persone giovani disagiate, figli di immigrati che non riuscendo ad inserirsi con facilità nella società civile trovano nella gang una seconda famiglia”.la sentenza della polvere

La trama del romanzo è piuttosto articolata, prende direzioni diversi ed è un continuo crescendo di tensione e di colpi scena in preparazione del finale. Anche i personaggi sono complessi, buoni e cattivi, ma mai completamente: “Nessuno di loro è reale e nessuno mi assomiglia del tutto. Ciascuno contiene piuttosto sfumature di me e delle persone che ho incontrato. Raimondo, che è un po’ il saggio di tutta la storia e sa riportare Carrera sulla retta via nei momenti di sbandamento, è sicuramente il mio personaggio preferito”.
I punti di riferimento letterari di Alessandro Bongiorni sono Scerbanenco, Elmore Leonard – sul quale ha scritto la tesi di laurea e da cui ha cercato di imparare l’arte del dialogo – e poi  Chandler e Steinbeck per la narrazione. “Prima di cominciare a scrivere avevo già in mente interamente la storia e i personaggi che avrei raccontato. Scrivo quando ho ben chiara la direzione in cui voglio andare. La struttura del romanzo l’ho messa insieme in sei mesi”.

A chi vuole avvicinarsi al mondo della scrittura consiglia: “Meglio non far leggere il proprio libro a parenti o amici ma ad una persona di cui ci fidiamo e che sappiamo sarà obiettiva,  anche le critiche possono essere costruttive. Il mio primo lettore è il Professor Paolo Giovannetti, docente dello IULM, mi ha sempre incoraggiato”. Il seguito della sentenza della polvere è già in preparazione, anticipa: “Ritroveremo il vice commissario Carrera un anno e mezzo dopo “La sentenza della polvere”, alle prese con un nuovo caso. Il romanzo sarà ambientato ancora una volta a Milano”.

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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