Illicenziabile – Stephen Viscusi

Titolo: Illicenziabile
Autore: Viscusi Stephen
Data di pubbl.: 2011
Casa Editrice: Vallardi
Genere: Manuali, Varia
Prezzo: 12

“Mettetevi in testa che il posto di lavoro è la vostra risorsa e che il vostro obiettivo primario è difenderlo.”

E’ questa la frase di Stephen Viscusi che salta subito all’occhio non appena si prende in mano il suo libro, ed è anche questa la frase che mi ha spinto a leggerlo. In un periodo così difficile a livello economico non sarà di certo questo manuale a salvarci, penserete voi, e forse in parte è anche vero. Molte imprese chiudono indipendentemente  dal buono o al cattivo comportamento dei dipendenti. Però magari certe imprese puntano solo ad un taglio, ad uno sfoltimento delle risorse umane ed ecco, a questo punto, ci potrà di certo essere utile il fatto di aver letto questo libro.

L’autore si rivolge direttamente al lettore. In questo “a tu per tu”, il lettore si trova a suo agio e soprattutto si sente motivato dall’autore, quasi come se egli rappresentasse un personal trainer volto a spronare per mantenere il proprio posto di lavoro. Un motivatore. Un valido motivatore.

“Siate ottimisti e incoraggiati. Mostrate entusiasmo e fiducia anche in caso di intoppi. Concentratevi sulle soluzioni e non sui problemi. Riempite sempre di elogi i vostri collaboratori.”

Viscusi offre in questo libro un autentica guida al comportamento sul posto di lavoro. Sembrano dettagli? Ma non lo sono! Un esempio?

Fammi sentire la suoneria del tuo cellulare t i dirò chi sei.Di conseguenza evitate le sigle dei cartoni animati, che sono l’equivalente di indirizzi mail del tipo ladygodiva@hotmail.com. Sono sciocchi e di cattivo gusto.”

Con queste 50 regole d’oro per mantenere il posto di lavoro, l’autore ci mette in guardia e ci consiglia. Suddivise in 4 parti, queste strategie, a volte scontate, con la riflessione dell’autore si dimostrano più che vere. A dimostrarlo ci sono anche dei paragrafi evidenziati in cui sono presenti brevi esperienze di vita tratte da storie vere.

Il linguaggio è incalzante per una guida di questo tipo (in genere molto noiose), ironico e diretto.

Vedrete, questo libro magari non riuscirà a non farvi perdere il posto di lavoro di questi tempi, ma di certo vi consiglierà come comportarvi bene. E sarà allora che il vostro capo tra voi e un altro collega sceglierà di tenere in azienda proprio voi!

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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  • Elena

    … sicuramente utile. Certo è che di questi tempi ci vorrebbe un manuale su come trovarlo un posto di lavoro, considerato che molti giovani preparati ad esempio passano le giornate cliccando a destra e a manca tra un’offerta e un’altra per poi scoprire che la logica, nella maggior parte dei casi, è quella di chi cerca stagisti da sfruttare.

    In più molti si tengono il lavoro (non a tempo indeterminato, nè determinato, ma a titolo collaborativo e quindi sempre ridiscusso a fine anno quando va bene, ogni 3-6 mesi quando va male)perchè non possono permettersi di restare a piedi. Anche se quel lavoro li tiene precari e magari nemmeno piace. E qui non parliamo di giovani, qui parliamo anche di ultra quarantenni. Ci vorrebbe quindi un manuale su: come amare il tuo lavoro anche se sei laureato in lettere antiche e da 10 anni stai al call center.

    E quelli che hanno spirito imprenditoriale, idee e anche qualche risorsa, ma finiscono nel ginepraio della burocrazia o dell’amico, dell’amico, di quell’amico del cugino, dello zio che lavora in, etc… per cui possono otennere fondi solo in relazione al grado di conoscenze (che hanno) e non di conoscenza (di quel che fanno)?

    Insomma parlare del tema “lavoro” oggi è come aprire il celebre vaso di pandora. Chi ha famiglia non si può permettere di perderlo se ce l’ha. Chi non ha famiglia se lo tiene per responsabilità, ma se lavora al call center dopo studi impegnativi e stage di ogni tipo, ogni tanto spera di non essere rinnovato…. aspettando, forse, godot.

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