Il terrazzino dei gerani timidi – Anna Marchesini

Titolo: Il terrazzino dei gerani timidi
Autore: Marchesini Anna
Casa Editrice: Rizzoli, Rizzoli editore
Pagine: 231
Prezzo: 18

 

 
<< Da bambini si vivono solo prime volte, sono tutte prime volte quelle in cui si accende la storia e l’esperienza delle cose >>. Sono queste le parole che descrivono perfettamente il romanzo “Il terrazzino dei gerani timidi”, di Anna Marchesini. Proprio lei, che siamo abituati a vedere come attrice comica nel “Trio”, una donna dall’incredibile capacità di osservare nell’intimo della realtà e trarre da essa lo spunto per una battuta, una risata, un personaggio divertente e irresistibile. Non aspettatevi però un libro comico, anche se in qualche pagina le labbra si tendono in un sorriso.
La protagonista del romanzo è Anna, una bambina che si muove nel mondo degli adulti con una sensibilità e una cura del particolare finissime e che ci riporta l’immagine della realtà filtrata dagli occhi dell’infanzia, in cui tutto è nuovo: un suono, un profumo, un oggetto, una persona. E’ lo sguardo sul mondo che…
abbiamo perso, la freschezza e la novità con ogni cosa rimaneva impressa per sempre nella nostra mente.
Le continue scoperte sono esperienze capaci di turbare, scuotere e stupire l’animo della piccola Anna, che trova un posto tutto per sé dove custodire le nuove emozioni in un angolo della casa affacciato sui tetti, il terrazzino che dà il nome al romanzo. Si tratta di un luogo non solo fisico, dove possiamo rifugiarci per riflettere e meditare. Solo sul terrazzino è possibile allontanarsi dal rumore di fondo delle giornate e ascoltare la vita, cercando di capirla o almeno di mettere ordine nel proprio cuore. Solo in questo luogo popolato da gerani timidi, spenti, quasi incolori che custodiranno il suo segreto, Anna impara a sognare, ad amare i libri e la poesia, a conoscere la vita, che è fatta di felicità, ma non solo.
Tutto il romanzo è permeato da un senso acuto di malinconia, di tristezza, come se su tutto fosse calata una patina opaca. La realtà che la bambina conosce è come deformata dalla madre: una donna infelice, votata al sacrificio, che conduce spesso la figlia a far visita ad ammalati, persone sole su cui si posa lo sguardo turbato della bambina, costretta a “scottarsi con il dolore degli sconosciuti”.
Sul suo sito internet Anna Marchesini afferma riguardo al libro: “Dice di me, ma chiunque può infilarsi nella storia, parla di cose accadute o che sarebbero potute accadere, ma soprattutto di come ho imparato a guardare le cose e a scrutarle anche in ogni loro minuta parte sensibile e invisibile e poi parla dei sogni, della forza mitica e rivoluzionaria che esercitano nella mia vita, parla dell’infelicità e della sua straordinaria bellezza e poi parla del silenzio dentro il quale soltanto si possono ascoltare, si possono vedere le voci piccole, le voci che non contano, un silenzio denso e immobile, muto e assordante.”
Ne risulta un racconto amaro, appesantito in alcuni tratti da periodi molto ampi, in cui la ricercatezza della parola e della musicalità del testo tolgono fluidità alla lettura e richiederebbero forse un’interpretazione teatrale tanto cara all’autrice.
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