Il discorso inaugurale del Salone di Sergio Mattarella


mattarella-salone-libro-620x372Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “ Il Salone Internazionale del libro pensa alla cultura in campo aperto, nel confronto delle opinioni, nell’ascolto dell’esperienze altrui, punta all’innovazione senza dimenticare i valori, le radici e la storia”.

Il discorso del Presidente della Repubblica all’inaugurazione del Salone internazionale del libro di Torino è ricco di contenuti, ricco di pathos e a tratti persino commovente; fondamentali i concetti di: libertà e speranza, dialogo interculturale, rete di conoscenza, bussole interpretative, pluralismo.

Il Presidente della Repubblica con un modo mite, accorto e preciso delinea la strada per un dialogo interculturale e sottolinea l’importanza dell’obiettivo del Salone, ossia la creazione di un network culturale.

Il Presidente con un discorso a trecentosessanta gradi spiega che se da un lato la crisi economica non ha risparmiato i libri e la carta Stampata, allo stesso tempo ha sviluppato nuove professionalità e nuovi spazi. “L’intero sistema della comunicazione vive dentro un turbine di mutamenti, cambiano i modi di produzione, cambiano le tecnologie, le piattaforme, cambiano i contenuti, ma non possiamo rinunziare alla ricchezza della scrittura e della lettura”.

In modo autorevole Sergio Mattarella spiega che “non si può fare a meno della lettura e della scrittura, non possiamo privarci dei testi, con i sentimenti che suscitano e con le verità che ci svelano, con il pensiero critico che mettono in circolo. Leggere non è soltanto una ricchezza privata, leggere è una risorsa per la società, è un antidoto per l’appiattimento, ossigeno per le coscienze. La lettura non può essere ridotta a consolazione o a semplice svago ma è una porta sul mondo. Ci mostra cose vicine che non avevamo notato o che non avevamo compreso.”

Leggere ha a che fare con la libertà e la speranza, libertà fondata sul sapere diffuso, sulla voglia di confrontarsi con le differenze, quindi con maggiore solidarietà.

Il Salone internazionale del libro si mostra attento all’ascolto di esperienze altrui. Fare cultura vuol dire fare rete, crescere insieme e trovare insieme delle “bussole che sono dei significati, una vista sull’orizzonte.”

Il Presidente fa un excursus storico quando spiega che gli antichi erano lungimiranti, a dispetto dei regimi autoritari che facevano roghi di libri per “stringere le catene sugli uomini”. Quest’ultima espressione sicuramente è una delle più toccanti del discorso del Presidente, in quanto spesso i mass media si sentono portavoce di una verità propria; sta al singolo individuo non imbrigliarsi in quelle “catene”. Oggi: “chi è escluso dalle conoscenze rischia di precipitare in una drammatica esclusione sociale”. La cultura è decisiva per non lasciare l’individuo solo nella società.

Mattarella spiega che bisogna rispettare il mercato, ma non si vive soltanto di quello e quindi del “qui e ora” alla ricerca di qualcosa di momentaneo, individuale ed egoistico, ma la conoscenza deve essere rivolta agli altri e nei giovani trova i destinatari prediletti per una solidarietà mondiale.

Il Presidente delinea, dati alla mano, la crescita del mercato dei libri nella fascia 6-13. E’ un piacere costatare che i bambini sono coinvolti in questo percorso di crescita culturale del Paese e parlando delle donne, chiede all’editoria di rivolgersi soprattutto a questo target.

Si rivolge nuovamente al mondo editoriale quando chiede di continuare a credere nel libro stampato, sostiene che: “sarebbe un errore contrapporre un libro stampato all’e-book errore economico ma anche sociale. Il libro va’ sostenuto nella sua diffusione perché arricchisce l’intera comunità.”

Il Presidente spiega soprattutto il valore dell’Europa da un punto di vista di ampliamento degli orizzonti culturali favorendo le traduzioni di testi e autori. “L’Europa ha fondamento nella cultura”. “L’Europa non esisterebbe senza libri, senza il lavoro dei monaci non avremmo recuperato i testi dell’antichità, senza Guttemberg non vi sarebbe stata la riforma, senza le grandi biblioteche non vi sarebbe stata evoluzione del diritto e del pensiero moderno”. Il pluralismo è un valore dell’Europa che ha come denominatore comune la cultura, sottolineato anche dalla Commissione Europea.

A questo punto il Presidente fa una equazione molto interessante “+libri+editori = maggiore libertà”.

Il Presidente chiede di valorizzare in Italia tanti eventi come quello del Salone del libro e al tempo stesso valorizzare in tutto il territorio nazionale le Librerie storiche. Trova più volte i destinatari prediletti nei giovani portatori di idee, vivacità mentale e apertura a nuovi scenari mondiali .

Uno degli ultimi concetti di grande spessore riportato dal Presidente è: “non tutto quello di quello che scritto è stato già scritto”. Il futuro è nelle mani dei tanti giovani che non si arrendono, quelli che nutrono ancora la speranza nel domani.

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