Il bacio del pane – Carmine Abate

 Autore: Carmine Abate
 Titolo: Il bacio del pane
 Editore: Mondadori (Le libellule)
 Genere: romanzo
 Anno di pubblicazione: 2013
 Pagine: 173
 Prezzo: euro 12

“Il pane non si butta così, come una pietra senza valore. Il pane è vita, ci vuole troppa fatica per farlo”. Diede un bacio sul lato pulito della fetta e andò a posarla sotto il fico, dove bacchettavano tre o quattro uccelli. Poi concluse: “il pane va rispettato”.

Nelle pagine de Il bacio del pane, Carmine Abate racconta le mille sfaccettature della sua terra: la Calabria. Profumi, colori e rumori evocano uno sfondo estivo sul quale si muovono i due binari narrativi del libro che, intersecandosi continuamente, superano le barriere generazionali e guariscono ferite di un passato turbolento o di un presente misconosciuto.

Da una parte ci sono Francesco e Marta, due adolescenti pronti a scoprire il significato dell’amore e del lavoro; dall’altra Lorenzo, un giovane imprenditore emigrato al nord ma costretto a ritornare in patria per sfuggire alla ‘ndrangheta e ai suoi traffici illeciti. Testimone di ogni incontro è il pane che rigenera il fuggitivo e presenzia all’innamoramento dei due ragazzi come un attento e vigile protettore. Un simbolo di autenticità, fatica e conquista, capace di spezzare le catene di diffidenza che Lorenzo ha maturato nel corso della vita: “gli sembrava di rivedersi in quello stesso posto con i suoi coetanei, giovani affamati anche loro di pane e amore, un’estate di quarant’anni prima, l’estate più bella della sua vita”.

Il bacio del pane è anche un romanzo di formazione nel quale si osserva l’entrata, guardinga e titubante, di un gruppo di adolescenti nella vita adulta, ricca di preoccupazioni, responsabilità e ostacoli imprevisti. Una lievitazione paziente accompagnata dalla musica di una cicala che canta fuori dal coro, confusa dal suo profondo desiderio d’amare, e dalla presenza di figure indelebili come il cagnolino Fortuné o di luoghi paradisiaci come il Giglietto e la sua prorompente cascata. 

Carmine Abate, vincitore del premio Campiello 2012 con La collina del vento, omaggia la sua terra recuperandone le peculiarità fondanti, oggi quasi disperse: lo sforzo e l’impegno profusi per raggiungere un obiettivo, l’autenticità di un’amicizia, la speranza e la fiducia nel prossimo. Valori che guidano il lettore all’interno di quei luoghi che “ti cercano e ti trovano, e quando arrivi da loro, ti sembra di esserci stato altre volte, ne riconosci i profumi, i colori, la voce; ti chiedi come hai fatto a non sentirne prima il richiamo”

Lo stile fluido dell’autore e il ritmo cadenzato della narrazione, senza particolari accelerazioni, permettono una lettura spedita e leggera. Le vicende ben orchestrate sono determinate da un registro linguistico caratterizzante in cui spiccano alcuni dialettalismi correttamente collocati per contestualizzare la storia. Un romanzo avvolgente che immerge il lettore in una spirale di profumi capaci di inondare la vita. Esattamente come il pane che, fin dalle prime ore della mattina, spande il proprio aroma in una domenica d’estate in Calabria.

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  • Fabrizio Spinella

    Il rischio è di accomodarsi, per evocare letterariamente la Calabria, in esemplari di narrazione nostalgica, sapida di memorie. Abbiamo visto dai tempi di Corrado Alvaro ai nostri giorni diversi tentativi di “affresco” del multiforme spirito calabrese, ma ogni racconto difficilmente riesce a consegnare ai lettori il senso universale di storie senza epica.

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