Libri al cinema: Parole Povere

Ieri al Torino Film Festival,  durante la proiezione di Parole Povere di Francesca Archibugi, abbiamo assistito non alla semplice proiezione di un documentario  ma alla visione per immagini della poesia.

La regista, che pur manca dalle scene dal 2009, dopo una serie di progetti inconclusi, come ad esempio la realizzazione di un film tratto dal romanzo Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, fallita per mancanza di fondi, ha deciso di realizzare un documentario su un poeta.

Francesca stessa, del resto, dedica gran parte delle sue giornate alla scrittura; facendo romanzi, sceneggiature, adattamenti cinematografici pur restando sempre innamorata del cinema: “Del cinema mi piace il fatto di stare tutti insieme, siamo come un equipaggio. Il regista sta in cima ad una piramide ma poi si parte tutti insieme. Mi sarebbe impossibile smettere di fare cinema, ma scrivere è il mio vero lavoro. Scrivo per cinque – sei ore al giorno, ma in fondo, tutti noi registi siamo un po’ scrittori”.

Il poeta protagonista di Parole Povere è Pierluigi Cappello, poeta contemporaneo nato nel 1967 e vissuto a lungo a Chiusaforte (UD), un autore molto prolifico che con altri poeti della sua regione ha fondato nel 1999, e ha diretto per qualche tempo, la collana di poesia “La barca di Babele” che accoglie e diffonde autori significativi di area veneta, triestina e friulana.

Con Dittico (Liboà, Dogliani 2004) ha vinto il premio Montale EuropaAssetto di volo (Crocetti, Milano 2006), che riunisce gran parte dei suoi versi, è stato vincitore dei premi Pisa (2006) e Bagutta Opera Prima (2007). Nel maggio 2010 pubblica Mandate a dire all’imperatore (Crocetti, Milano 2010), col quale vince il premio Viareggio-Rèpaci. Nel 2012 il Presidente della Repubblica gli ha conferito il prestigioso premio Vittorio De Sica. L’ opera che vi consigliamo è Azzurro elementare (Bur, 2013).

Francesca Archibugi è sicura che Pierluigi sarà presto un “autore da sussidiario” e quindi “perché non intervistarlo prima che diventi vecchio e brutto?”

Tuttavia questo non vuole essere un film biografico, ma un film sulla poesia e sulla relazione che esiste tra l’esistenza e la poesia. La vera essenza del documentario sta in un dialogo tra Pierluigi, costretto dall’età di 16 anni a stare su una sedia a rotelle per un incidente, e un medico in ospedale:

-il medico: “Pierluigi la letteratura ti ha salvato?”

-Pierluigi: “la letteratura salva tutti. Non ricordo un solo giorno della mia vita passato senza leggere e senza scrivere, perché come dico in una mia poesia – Scrivere è dimenticare, tenere il mondo intero sul palmo e dopo dimenticare”.

Il documentario racconta il lavoro del poeta come fosse il lavoro di un artigiano, di un muratore; si parla dei costi dell’essere poeta, limitati ormai alle conferenze e alle presentazioni dei perché, come afferma Cappello, “dalla vendita dei libri si ricava ben poco”.

Grazie all’intervento di Battista Lena, jazzista, amico di Pierluigi le poesie vengono associate alla musica e da qui nasce uno spettacolo fatto di suoni, immagini, parole (https://www.youtube.com/watch?v=TpJqaP_qJyY).

La regista conclude l’incontro affermando che lei e Pierluigi sono molto simili perché amano guardare le persone, amano fare “peoplewatching”. “La poesia non lavora come parola ma come immagine. Il difficile infatti è stato avere a che fare non con le parole, ma con le immagini di un altro individuo: la poesia va ben oltre la parola scritta”.

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