Giveaway – Questa notte è la mia

GIVEAWAY 

QUESTA NOTTE E’ LA MIA

Quando il buio della malattia accende la vita che resta.

Tra autobiografia e finzione, il romanzo di un malato di SLA

COME SI VINCE?
Basta rispondere alla domanda sotto riportata entro domenica 3 marzo alle ore 21 rispondendo sotto questo post.
La redazione sceglierà il vincitore tra i partecipanti, individuando chi ha formulato il post più originale e attinente alla richiesta (il giudizio è insindacabile). Dopo che avremo verificato l’iscrizione alla nostra newsletter, a questi sarà attribuita una copia del romanzo “Questa notte è la mia” di Alberto Damilano – Longanesi.

* I libri in palio sono messi a disposizione dall’editore in forma di omaggio secondo la normativa prevista dal dpr 633 del 1972 che regolamenta i concorsi.

LASCIATEVI ISPIRARE DALLA FRASE:

“Non fare l’errore di pensare che tu e la malattia siate una cosa sola. Mai. Tu non sei la malattia. Lei ti appartiene, ma tu sei una persona. E lo sarai sempre, anche se lei ti dovesse portare via tutto”.

QUALI PENSIERI E SENSAZIONI VI SUSCITA?

LA TRAMA DEL LIBRO
A quarant’anni Andrea è un giornalista fallito che ha abbandonato da tempo ogni speranza di condurre una vita felice e ogni ambizione lavorativa. Quando viene colpito dalle prime avvisaglie di una terribile malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, Andrea sembra paradossalmente ritrovare le energie e le forze del passato. Rifiutandosi di diventare un caso umano da compatire, decide di aiutare Francesco, un giovane praticante del giornale, in una pericolosa indagine sulla corruzione e le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni torinesi. Lavorare a questo difficile e intricato caso aiuterà Andrea a riscattarsi, mentre il progredire della malattia lo spingerà ad affrontare ogni giorno qualcosa di diverso e a conquistarsi, a ogni nuovo respiro concesso dalla vita, il tempo per pensare, progettare, amare.

L’AUTORE
ALBERTO DAMILANO nasce nel 1955 a Fossano, nel cuneese. Medico, dopo la laurea si trasferisce nell’hinterland torinese, dove si occupa di malattie mentali e tossicodipendenze. Nel 2009 si ammala di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), che in poco tempo lo paralizza completamente. Oggi vive grazie a nutrizione e respirazione artificiali.

INFO:

http://www.longanesi.it/scheda.asp?editore=Longanesi&idlibro=7708&titolo=QUESTA+NOTTE+E’+LA+MIA

Il blog di Alberto Damilano:  http://grandeuno.blogspot.it/

E IL VINCITORE E’… 

Chiara B.

(1 marzo, 22:47)

Il vincitore è pregato di contattare la redazione all’indirizzo concorso@gliamantideilibri.it entro e non oltre giovedì 7 marzo.

 

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  • Chiara B.

    Cerco di ripetermelo ogni giorno, eppure il confine tra me e la malattia è davvero sottile: a volte nella mia mente si alternano pensieri e voci che non sono i miei, ma sono nella mia testa e sono io a pensarli o forse no?
    In tutti questi anni la malattia si è portata via tante cose della mia vita: non solo ha logorato il mio corpo, ma ha cambiato anche il mio spirito e il mio pensiero e sono diventata più introversa e più irritabile.
    Nonostante tutto questo, ci sono dei momenti in cui sento di poterla vincere, di potermi slegare da lei, di poter vivere e gioire della mia vita senza la sua maschera confortevole eppure soffocante. è difficile e soprattutto è una battaglia che forse non avrà mai fine, ma ci sono tanti momenti in cui penso che sia bello combattere per vivere una vita normale, libera dai pensieri della malattia che “mi sono scelta”, libera di farmi male e rialzarmi senza più nascondermi dietro al mio tremendo aguzzino che mangia ogni briciola della mia anima con gli interessi.

  • http://Twitter Giulia

    Non è mai troppo tardi. Per nascere, non rinascere. Sentire, e non soffrire. Vivere, non sopravvivere.

  • Antonella

    Io personalmente non sono malata di SLA però è un tema che mi tocca profondamente e per questo sono solidale nei confronti di chi lo è e cerco di immedesimarmi in loro per poter esprimere quello che penso, quello che questa frase del contest mi suscita, perchè in fondo chi di noi non si è mai imbattutto in un male che l’ ha fermato per giorni, mesi, anni… che ha toccato il fondo e poi qualcosa ci ha sempre tirato su e quindi perchè non sentirsi come chi ogni giorno lotta contro questa terribile malattia. Questa frase mi trasmette tanta voglia di reagire ad un destino avverso, a cui l’ animo umano non sopperisce. Nonostante la malattia, siamo delle persone con un cuore, un’ anima ed un cervello che non ci abbandonano mai. Questi non fanno morire dentro di noi la voglia di vivere e di riemergere come uomini fatti di carne e sensibilità. La malattia ci rende più deboli fisicamente ma la dignità di essere uomini ci dà la forza di andare avanti, di lottare contro di essa giorno per giorno e vivere dei momenti più belli con le persone che amiamo. C’ è un filo conduttore tra noi e chi amiamo indissolubile, e questo ci commuove ma non ci spezza, ci regala emozioni comunque e su queste ci aggrappiamo per sperare ancora nel futuro. L’ amore verso chi ha una malattia deve essere smisurato e non commiserevole perchè noi siamo le loro braccia, le loro gambe, la loro spina dorsale…. E’ da noi che deve partire la loro rinascita, la loro speranza. Spero tanto che un giorno non troppo lontano venga trovato un rimedio a questa malattia… Lo spero con tutto il cuore…

  • Elena

    Questa malattia credo sia la più traumatica. Non sono malata di Sla e prego di non esserlo mai, mi fa paura. sono vicino a questo problematiche più di un qualsiasi altro male.
    Ho paura del fatto che ti porta a non avere più padronanza del tuo corpo e non solo per camminare, sarebbe il male minore, ma non riesci più ad esprimere i sentimenti a comunicare, è questo che mi fa più paura.
    Mi auspico come Antonella, che la medicina trovi presto un rimedio, soprattutto che si riesca a bloccare il processo degenerativo.
    Auguro a tutti di avere la forza di combattere, sempre. Ciao.

  • Gianluca D.T.

    Quando ti diagnosticano una brutta malattia la prima reazione è un abbattimento totale accompagnato da un vuoto interiore che ti stordisce.
    Dopo però deve sempre seguire una “svolta in noi stessi”. Accettare la malattia per vincerla.
    Capire che lei è in noi ma noi siamo altro, siamo appunto uomini, pieni di risorse ed energie.

    L’accettazione è già una piccola vittoria che ci permette di combattere con tutte le nostre forze il male che è in noi, che ci mangia dentro ma non deve annullarci.

    Non solo “questa notte” è la nostra ma la stessa vita che verrà deve essere nostra. Noi siamo, cogito ergo sum, sempre, sia in salute che in malattia. Vederla come un’opportunità per una svolta radicale magari potrà essere la nostra “vittoria”, l’affermare che siamo noi il centro della nostra vita, il nostro pensiero; noi che scegliamo, sempre e ovunque. Non dimentichiamocelo mai…

  • Davide

    Convivere con qualcosa più grande di te non è mai stato così facile e mai lo sarà.
    Cosa si può fare, allora?
    Si può abbandonare tutto, perdere qualsiasi contatto con il mondo e far fronte a questa situazione da soli?
    Oppure, ci si può fidare di qualcuno?
    Si prova a condividere anche la propria sofferenza con un amico o con un fratello, di scelta o di sangue.
    Cosa si deve fare, cosa bisogna compiere quando il mondo sembra crollare sotto i propri piedi?
    Come ci si comporta quando ci viene diagnosticata una malattia?
    Si deve crollare e lasciarsi trascinare, come se fossimo residui di qualcosa tra le onde?
    O si deve reagire, combattendo per la propria vitalità, facendo fronte alla tempesta più paurosa?
    Vivere “per” e “con” se stessi.
    Il compito principale di ogni uomo è questo, perchè siamo individui con mente, cuore e spirito.
    Per quanto spesso qualcuno si trovi a relazionarsi con una malattia, ci sarà sempre un’arma particolare da poter sfruttare.
    Ci sarà un asso nella manica ogni volta che ci si troverà di fronte ad un burrone o un precipizio.
    Questa possibilità di superare il più temibile ostacolo ci è data dalla fantasia, il varco che ci permette di staccare i piedi da questo mondo e di sognare.
    Per quanto difficile o insormontabile, ogni problema può essere attutito. Basta volerlo, ma soprattutto sperarlo.

  • GT

    La malattia… l’ho vista e la vedo in tante sfaccettature, quando faccio tirocinio negli ospedali, nei miei cari, nel mio nonno: quando lo guardo è difficile ritrovare la stessa persona di prima in quegli occhi che guardano il vuoto e sembrano sempre volermi dire che va tutto bene…l’ho rivista quando si è portata via da poco una amica, una ragazza che ha sempre combattuto per evitare che uno schifoso parassita vincesse e mai si è arresa finché ha potuto. La malattia vive di paura, di quella paura che si prova anche solo a scriverne come sto facendo ora e quello che mi ha fatto sempre pensare, quello che mi fa ridere e mi fa vergognare se solo mi lamento un pò dei miei “piccoli” problemi, è sapere e vedere che esistono persone che combattono ogni singolo giorno per evitare che gli si porti via un’altro pezzo, piano piano, ogni singolo giorno un pezzo in più…come uno spietato domino..una carta per volta, una pedina per volta..la forza che mi dà pensare a queste persone è incredibile! Mi hanno insegnato tantissimo… ho imparato che bisogna vivere al meglio, sembra banale, ma l’amore per la vita che hanno è meravigliosa: sempre sorridenti, pronti a “distruggere” ogni cosa, a far capire che quello di cui si appropria quella maledetta COSA che percorre il loro corpo appartiene a loro. Non posso far altro che continuare a prendere esempio …sempre e comunque…

  • Stefania C.

    Dopo la diagnosi un vuoto gelido si era appropriato del mio cuore. “Perchè proprio io?” mi chiedevo. Perchè proprio ora che ero felice?

    Mi sentivo devastata, svuotata e triste, molto triste. Non vedevo alcun futuro, alcuna speranza nè via di uscita e soprattutto non avevo le forze per cercarla.

    Poi un giorno, all’improvviso, ho sentito in me una forza, una voce interiore che diceva “basta, devi reagire, ce la puoi fare…”.
    E allora mi sono rialzata. Mi sentivo un pò come dopo un week end di sbronza e bagordi, male alla testa, nausea e pesantezza. Mi sono rimboccata le maniche ed ho pensato “Questa vita è la mia, devo combattere e vincerò!”.

    Il percorso è stato lungo, tutto in salita, ma alla fine ce l’ho fatta. Posso solo ringraziare me stessa e la mia forza che non ha permesso mai alla malattia di emergere e di impadronirsi della cosa che più conta: la mia ragione, il mio spirito vitale, la mia persona.

    Ed ora posso dirlo a tutti Voi: non giratele le spalle, combattete sempre e ovunque e sappiate che “Questa vita è la Vostra”, non è nè sua nè di nessun altro…

  • cristina

    La malattia ti cambia. Qualunque tipo di malattia. Sia essa corporea o mentale. Dopo non sei più la stessa. Sempre ammesso che ci sia un dopo. E se c’é, ne esci diversa, cresciuta, maturata. A volte stanca e invecchiata, senza più voglia di gioire. Questa frase mi fa pensare a tutte le persone incapaci, a causa delle malattie, di vivere la loro vita. E allora immagino, come una sorta di augurio benevolo, che all’improvviso tutti i malati costretti a letto, trovino sulle loro coperte un paio di ali. Aprano la finestra e,indossandole, volino via, finalmente liberi. E’ un pensiero che mi fa sorridere. Sarebbe bello.

  • Donatella

    Difficilissimo commentare un argomento così delicato come la malattia senza averla provata sulla propria pelle! Perché per chi sta bene la salute é scontata, vale poco, ed è solo quando viene a mancare che iniziamo ad attribuirgli il giusto valore. Ancora più difficile è commentare la SLA, una malattia devastante che corrode il corpo ma lascia la mente libera di pensare fino all’ultimo secondo di respiro. Per questo “lei ti appartiene” ma “tu rimani una persona”, perché anche quando il corpo malato e devastato crederà di aver vinto la partita, non potrà mai governare il pensiero che, indipendentemente da tutto, continuerà a volare, sognare e sperare in completa autonomia.

  • amelia

    mai pensato di essere una cosa sola con la malattia! ma, mio malgrado, sono io che appartengo a lei, quando sento i miei pensieri scorrere fluidi e non riuscire a comunicarli, quando i concetti sono facili in testa e…difficili da decodificare, quando avrei voglia di parlare, parlare, parlare e…..rimango in silenzio ad ascoltare, quando la mia mente ha voglia di correre e…le mie gambe no!

  • Sandra

    Io Eros vivo quotidianamente assillato dal mostruoso Thanatos , ombra assidua e incombente che invade la mia Anima, corrode le mie viscere, frantuma pezzi corporei in estinzione. Nella sua incessante vita, Thanatos lotta con l’eterea Psiche, respiro vitale, soffio leggero, nemica della morte. La contesa è sanguinosa e stridente. L’amabile Psiche prevale, col suo incedere fatto di piccoli frammenti di vita e di sogno.

  • Donatella

    La cosa che più ci spaventa delle malattie come la sla, che aggrediscono le nostre capacità fisico-motorie,non è solamente il disfacimento del nostro corpo ma soprattutto, la continua lucidità della nostra mente. Cominciamo a rivalutarla, a dipendere unicamente da lei. Dimentichiamo che le nostre capacità psichiche, sono quelle che ci distinguono dagli altri esseri viventi. Per questo siamo uomini. La mente è l’involucro del nostro essere, la nostra arma di difesa. Nessuno potrà mai manipolarla, nemmeno la malattia.

  • rossella

    quando la malattia ti trascina nel buio, il pensiero si tranquillizza, perché è il timore di incontrare la malattia che spaventa, dopo c’è la rassegnazione e la calma dell’inevitabile e ogni giorno è un giorno di più che ti è stato donato: si può stare lì a piangersi addosso oppure reagire anche nell’immobilità perché la mente non conosce restrizioni, la mente può andare al di là delle apparenze. Certo, quando la malattia ti accompagna e le persone si allontanano forse diventa più duro, ma se anche solo una persona è lì che ti tiene la mano, o nel silenzio ti fa compagnia, allora c’é un motivo ancora per sentirsi sollevati.

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