Giornalisti e nuovi media, molte incognite

“Nell’era digitale che fare dei giornalisti?” è il nome dell’incontro che si è svolto il 16 novembre a Varese, nell’ambito di Glocal News, al quale hanno partecipato diversi esponenti del giornalismo italiano: Mario Tedeschini Lalli (ONA, Gruppo l’Espresso), Michele Mezza (Rai), Marco Renzi (Lsdi – Libertà di Stampa e Diritto all’Informazione), Pier Luca Santoro (European Journalism Observatory), Letizia Gonzales (presidente OdG Lombardia). Un’ampia discussione, moderata dal vicedirettore di VareseNews Michele Mancino, che ha cercato di dare qualche spunto di riflessione sul cambiamento della professione giornalistica.

La questione è semplice, «il giornalista deve sapere utilizzare linguaggi diversi a seconda dei mezzi con cui comunica», per dirla con Letizia Gonzales, la quale ha posto l’accento sulla qualità dei contenuti. Anche se in un periodo come questo, segnato dalla precarietà, è sempre più complesso garantire un certo livello di qualità. Michele Mezza, infatti, si domandava «Per quanto tempo ancora raccogliere e distribuire notizie sarà un’attività professionalmente retribuita?» precisando, saggiamente, che «la disintermediazione distribuisce quello che facevano gli esperti a un processo sociale». Il ruolo del giornalista non è più sostenibile nella maniera in cui è stato concepito finora, perché la diffusione delle notizie è ora concessa a qualunque utente utilizzi canali web, soprattutto Twitter e simili. La spinta alla coproduzione dei contenuti attrae persone creando competenze condivise che non sono più esclusivo appannaggio dei giornalisti. E allora che fare? Come aggiungeva Mezza, «il giornalista come sta nella nuova filiera produttiva?».

Prima di pensare a una soluzione, è bene chiedersi chi siano i giornalisti veri, perché, come spiegava Marco Renzi di Lsdi, su un totale di circa 110 mila iscritti all’Ordine dei Giornalisti in Italia, risulta attivo solo il 45% di loro. Scremare è importante, ma si tratta di una questione di categoria già sollevata dalla riforma degli ordini professionali. Forse sarà l’utilizzo dei mezzi di comunicazione a far emergere i nuovi giornalisti. Mario Tedeschini Lalli aggiungeva: «Stiamo vivendo una trasformazione culturale profondissima. Ad esempio: l’esercito israeliano ha aperto un account Twitter per fare la cronaca della guerra a Gaza, e Hamas ha risposto a un loro tweet». Ci troviamo di fronte a un mezzo talmente pervasivo che diventa indispensabile conoscerlo. «Oggi – spiegava ancora Tedeschini Lalli – il 95% delle informazioni sono già accessibili su diverse piattaforme (l’esempio dell’esercito israeliano, ndr), dobbiamo lavorare sul restante 5%. Questo può fare la differenza tra cittadini partecipi e non partecipi».

Nel discorso si è inserito Pier Luca Santoro: «Il mercato cambia rapidamente, ogni impresa deve organizzare il lavoro in base a questo, anche nel giornalismo. Ma la definizione della strategia di mercato viene prima». Puntare su conoscenze, competenze e comportamenti è fondamentale; soprattutto l’ultimo punto che, secondo Santoro, è talvolta causa di problemi per i giornalisti che non sono abituati a relazionarsi con il lettore o non conoscono bene gli strumenti per poterlo fare. Esemplare il caso di Rosanna Santonocito, giornalista de Il Sole 24 Ore che gestisce l’account Twitter @24job e che di recente è stata al centro delle polemiche per aver discusso con un utente, che le faceva notare un errore, canzonandolo per il suo basso numero di follower (stessa cosa fatta dal senatore Maurizio Gasparri qualche tempo prima).

E se, come suggerivano dal pubblico, «la conversazione immediata sta diventando globale», è indispensabile la cooperazione tra giornalisti e pubblico, all’interno della quale serve un’accortezza in più: «Il giornalista deve avere maggiore etica e cultura – concludeva Letizia Gonzales – perché il suo senso morale può essere diverso da quello dei lettori». Maggiori conoscenze e maggior rispetto del mezzo, è questo il bagaglio di competenze richiesto oggi ai giornalisti nell’utilizzo dei cosiddetti nuovi media. Ora attendiamo di capire come cambierà il concetto di giornalista, un’incognita ancora da sciogliere nel mondo dell’informazione in divenire.

0

Ti potrebbero interessare...

Login

Lost your password?