Dalle macerie – Alessandro Leogrande

Titolo: Dalle macerie
Autore: Alessandro Leogrande
Casa Editrice: Feltrinelli editore
Genere: saggistica
Pagine: 313
Prezzo: € 17

Alessandro Leogrande ci ha lasciato troppo presto. Ci mancherà la sua intelligenza anche se abbiamo i suoi scritti e i suoi articoli, ma soprattutto la lucida analisi di un testimone giusto del suo e nostro tempo.

Goffredo Fofi, che ha avuto l’onore di conoscerlo da vicino molto bene, scrive che Alessandro Leogrande è stato un sociologo, uno scrittore, un giornalista, certamente il migliore nel saper coniugare inchiesta e narrazione sulla scia di quanto meglio la cultura mondiale ci ha proposto negli ultimi decenni, partendo magari da modelli lontani.

«Con Alessandro abbiamo perso una guida, e che sarà molto difficile, purtroppo, trovarne altre di questa statura nella generazione dopo la sua, nel campo soprattutto dell’analisi politica, del giudizio politico, dell’intervento politico».

Facciamo nostre le parole di Goffredo Fofi, mentre ci perdiamo in Dalle macerie. Cronache sul fonte meridionale (Feltrinelli, pagine 313, 17 euro), il libro postumo in cui Leogrande torna a scrivere di Taranto, la sua città martoriata con cui ha avuto sempre un legame indissolubile.

Con la passione, l’intelligenza e la curiosità di un grande pensatore meridionalista,  Alessandro Leogrande calca le orme e gli insegnamenti dei suoi maestri (Gaetano Salvemini e Tommaso Fiore) e con una scrittura limpida e un’analisi acuta racconta il dramma di Taranto, città messa in ginocchio dal fallimento morale e economico del polo siderurgico.

Dalle macerie entra nelle ferite ancora aperte di Taranto stuprata dall’Ilva e dalle nefandezze di una politica affarista che ha deturpato  e assassinato la città.

Dagli anni di Cito e del citismo, uno dei periodi più bui che Taranto ha attraversato. Un cancro populista violento e dedito al malaffare che ha contribuito notevolmente al declino della città.

Decadenza  portata a termine dalla successiva giunta di centrodestra che ha mandato in bancarotta la città, provocando uno dei più gravi dissesti finanziari nella storia degli enti locali.

Dentro queste macerie ci sono anche le responsabilità della sinistra che all’epoca non ha voluto contrastare il fenomeno Cito, diventando in un certo modo complice della disgregazione e del collasso di Taranto. Leogrande a questo argomento dedica pagine circostanziate. «Il fatto è che la sinistra è stata largamente latitante. Al di là delle ordinarie pratiche di forza di opposizione, al di là delle deboli denunce, è come se un torbido letargo l’avesse avvolta, immobilizzata».

È toccante il racconto  della disperazione e dell’emarginazione nei quartieri dormitorio nati nelle vicinanze dell’Ilva, dove l’aria e la vita sono diventate irrespirabili.

Dalle macerie racconta dal vero Taranto, diventata negli anni un tumore sociale grazie allo scempio di azzardati capitani di impresa (la famiglia Riva) che ne hanno saccheggiato ogni angolo facendo della fabbrica un mostro che sputa nell’aria la morte travestita da emissioni di sostanze tossiche.

Forte in queste pagine è denuncia della crisi ambientale – industriale della città di Taranto, chiare  le responsabilità della politica sulla vicenda, la cui soluzione è ancora lontana a venire e all’orizzonte non si intravede nessuna exit –strategy degna di questo nome.

Alessandro Leogrande scrive giustamente che a inquinare la storia recente di Taranto, facendo piombare la città in una disgregazione da cui per ora non si intravede nessuna via d’uscita, c’è il fallimento della privatizzazione del grande centro siderurgico dell’Italsider, la grande svendita del 1994 da cui nasce il modello Riva.

L’immane disastro ambientale è in fondo la manifestazione esterna dei rapporti di forza instauratisi all’interno della nuova fabbrica.

L’Ilva per Taranto è stata morti sul lavoro, infortuni e peggioramento della vita lavorativa, lavoro insicuro e soprattutto alienazione post – moderna della comunità operaia.

Leogrande, che ha sempre accompagnato il suo lavoro con lucidità analitica, intelligenza e competenza, dalla trincea di Taranto sottolinea l’incapacità di elaborare una visione complessiva del sud e denuncia, (raccontandoci le macerie della sua città assassinata dal malaffare e dalla speculazione economica), l’assenza di una politica che metta al centro il sud, in un delicato momento in cui sarebbe essenziale mettere al centro il sud.

Come è accaduto ai grandi meridionalisti, anche le intuizioni di Alessandro Leogrande saranno inascoltate.  Ma la storia politica di questi giorni ci dice che le sue parole sono profetiche.

 

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