A tu per tu con…Salvatore Basile

Al Salone del Libro di Torino 2016 incontriamo Salvatore Basile, sceneggiatore e produttore cinematografico,  che presenta il suo primo romanzo dal titolo “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” che sta riscontrando un grande successo in Italia e in Europa tanto da guadagnarsi la nomina di “nuova voce italiana che sta conquistando il mondo”.

Salvatore Basile può raccontare brevemente ai nostri lettori qual è la trama del suo primo romanzo?

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” è la storia di un bambino, Michele, che vive con i genitori nel paesino di Miniera di Mare. Un giorno la madre decide di partire per un viaggio e chiede a Michele di poter portare con sé il suo diario promettendo di restituirglielo al suo rientro. Il bambino aspetta con ansia il giorno del ritorno della madre che, però, non avverrà mai. Mese dopo mese, anno dopo anno, Michele cresce e diventa uomo ma, nonostante siano passati vent’anni da quel fatidico giorno, porta sempre con sé una tristezza assoluta, profonda e lontana. Michele diventa capostazione e preferisce stare chiuso in se stesso in compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni volta sull’unico treno che passa da Miniera di Mare. La madre non tornerà più ma il diario si, perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Sul suo cammino Michele incontrerà anche una figura chiave, Elena, una giovane ragazza che affronta la vita con colore ed energia e aiuterà il protagonista a ritrovare se stesso.

L’idea di costruire un romanzo intorno a degli oggetti smarriti è sicuramente originale. Da dove è nata questa sua intuizione?

L’idea ha avuto una duplice natura. Innanzitutto, la prima genesi è legata ad una notizia che lessi anni fa in merito allo smarrimento di un polmone artificiale su un treno che, stranamente, non venne mai reclamato da nessuno. Questo fatto mi incuriosì a tal punto che andai alla stazione Termini di Roma presso l’Ufficio Oggetti Smarriti per farmi un’idea di quanti oggetti potessero essere stati catalogati. Rimasi sorpreso da quel numero così elevato. Questa vicenda mi rimase impressa nella mente ,ma la scintilla che portò a scrivere questo romanzo si concretizzò quando, dopo parecchi anni, tornai in un luogo legato alla mia infanzia. Sentire gli odori e gustare i sapori di un tempo passato a me così tanto caro mi fece ritornare alla mente la vicenda della stazione Termini e cominciai a pensare allo strano percorso che un oggetto smarrito può compiere fino al ritorno nel luogo da dove ha iniziato il suo viaggio.

È corretto dire che l’oggetto smarrito che viene citato nel libro non è solo qualcosa di concreto?

Esattamente. L’oggetto che si fa riferimento nel libro non è solo una cosa concreta ma può indicare metaforicamente anche qualcosa di immateriale che è stato smarrito come “noi stessi, la nostra fede o la direzione del nostro cammino” e solo recuperandolo è possibile comprendere davvero chi siamo e cosa vogliamo dalla nostra vita. Purtroppo è molto difficile ritrovare il proprio cammino per “paura del dolore”. Pur di non soffrire evitiamo di metterci alla prova con il risultato che sopravviviamo e non viviamo! Invece, bisognerebbe accettare di essere rifiutati o di aver fatto delle valutazioni errate o, ancora, di aver preso delle decisioni che si sono rivelate sbagliate.

Altri due temi importanti che affronta nel libro sono quello dell’”abbandono”  e quello delle “promesse non mantenute” che sono spesso legate a persone che abbiamo reputato importanti durante la nostra vita. Qual è, secondo lei, la “ricetta” per superare questi due sentimenti che possono creare forti disagi emotivi?

Un modo può essere quello di essere come Michele rimanendo passivi, chiudendoci in noi stessi e nella nostra sofferenza aspettando che la vita (o il destino) ci regali una svolta, oppure si può essere come Elena affrontando i nostri turbamenti in modo energico, di petto. Secondo me, però, esiste anche una terza modalità, intermedia ai due appena detti, in cui bisogna saper aspettare, essere attenti ai segnali che la vita ci offre costantemente e saper agire di conseguenza. È molto difficile questa strada perché, spesso, ci costringe ad uscire dal nostro “stato di confort” facendoci soffrire, ma alla lunga ci permette di superare numerosi blocchi mentali. A volte basta una notte insonne, un mal di testa, una canzone o un’emozione per farci superare un ostacolo. Bisognerebbe seguire le nostre emozioni e, soprattutto, concedersi allo sbaglio.

Lei si sente più Elena o Michele?

Assolutamente Elena! Come lei ho attraversato il suo stesso dolore. Michele è come un Piccolo Principe dei giorni nostri e si fa schiacciare dal dolore. Elena, invece, è un vulcano e cavalca il dolore per poi ripartire, anzi lo scavalca.

Una frase che è riportata nel libro recita “C’è sempre un colore che può illuminare i nostri sogni”. Qual è il colore che illumina i sogni di Salvatore Basile?

L’azzurro. Non quello del mare ma quello del cielo perché è qualcosa che accomuna tutti e chiunque lo può guardare, se è in grado di alzare gli occhi al cielo! Mi sembra un colore unificante.

Cosa le piacerebbe che ha “smarrito” in passato e che tornasse da lei in questo momento?

Durante la mia vita ho smarrito molte cose come ad esempio le amicizie, dato che fino a ventiquattro anni ho cambiato molte città, ma le cose che in questo momento mi piacerebbe riavere sono mio padre, i Santi Natali degli anni ’60 quando ci riunivamo in 50 persone tutti insieme e si respirava un’aria di festa e il mio cane, un meticcio, che è stato la mia ombra per ben 22 anni. (Pausa) Ah si, sono napoletano….mi piacerebbe tornasse indietro anche Pino Daniele!

Ha in serbo un altro romanzo? Se sì, ci può dire in anteprima di cosa parlerà?

Sì, sto lavorando ad un altro romanzo grazie al supporto di Garzanti. Ovviamente non posso svelare molto, ma posso dire che il mio secondo libro sarà una favola immersa in un contesto realistico che parlerà di ricordi. Non cose da ritrovare ma ricordi particolari che potrebbero essere utili per realizzare una nuova vita…

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