A tu per tu con… Rossana Girotto

E’ da poco stato pubblicato sul numero 1356 di Giallo Mondadori, in tutte le edicole dalla data del 3 ottobre, “Negatité” il racconto giallo con il quale la scrittrice Rossana Girotto si é aggiudicata il primo premio della edizione 2014 di Giallostresa, concorso dedicato al racconto giallo di ambientazione lacustre.
E’ una grande soddisfazione per la giovane scrittrice che ricostruendo una storia di malavita nella quale prendono forme vite spezzate e un passato da vendicare, con il suo racconto giallo, che possiede però la trama avvincente di un romanzo, conduce il lettore direttamente nella realtà tragica dei massacri subiti dal popolo armeno agli inizi del secolo.
Ma Rossana é anche tanto altro. Definita dallo scrittore Pinketts “la poetrice”, ha vinto diversi concorsi letterari, scrive favole e racconti alcuni dei quali sono diventati performance teatrali con narrazione, immagini e musica dal vivo; recente é la sua partecipazione al Festival delle Arti Giudecca di Venezia con il reading della sua raccolta “Effetti Personali” (Edizioni RSWItalia).
Collabora con la stampa locale, con RMFonline e ha scritto racconti per la trasmissione “Siamo In Onda” di Punto Radio. Ha pubblicato “Lo gnomo di Curiglia” (Colibrì) e “Ofelia sapeva nuotare” (Edizioni RSWItalia).
Il suo é un vero eclettismo letterario che ha come denominatore comune la sincera passione per la scrittura. Abbiamo voluto conoscerla un po’ meglio.

Quando nasce la passione per la scrittura?

Da quanto mi ricordo scrivo “da sempre”. Sembra una frase fatta, sentita da moltissimi scrittori, però è vera nel mio caso. Ero una bambina vivace e mio padre un insegnante: così, per farmi stare tranquilla mi ha insegnato a leggere molto presto. A quattro anni già leggevo. Conseguentemente ho imparato presto a scrivere, praticamente da sola, comparando le lettere. Infatti mio papà mi ha soprannominato “Champollion”, anche per la mia passione per gli alfabeti e le lingue straniere.
Il racconto intitolato LO ZIO, inserito nel mio ultimo libro “Effetti Personali”, è proprio autobiografico.
Quando ho iniziato la scuola, all’Istituto Orsoline di Sesto Calende, la mia fantasia si scatenava nei temi, e siccome ricevevo bei voti e tanti complimenti è stato naturale appassionarmi subito alla scrittura. Mi chiedevano cosa volessi fare da grande e io rispondevo “la scrittrice”. Presto venni inserita nel giornalino scolastico e nei laboratori teatrali. Con la matematica, invece, è sempre stato un disastro…

Si ricorda quali sono state le sue prime produzioni?

A parte i temi scolastici, appunto, che erano sempre molto lunghi ed elaborati e che riscuotevano molto successo tanto che venivano appesi in bacheca o letti a voce alta nelle altre classi, mi ricordo in particolare di una poesia dallo “stile assurdo-nonsense” che scrissi e poi recitai nello spettacolo di carnevale all’oratorio, quando avevo 9 anni ed ero in quarta. Alle medie la mia passione si riversava nel giornalino scolastico, con temi diversi. Praticamente erano degli editoriali…
Alle superiori, grazie anche a professori di italiano e materie umanistiche (lingue, storia, storia dell’Arte, geografia – ho frequentato l’Istituto turistico) davvero bravi e appassionati, ho ripreso a scrivere racconti e ho iniziato un romanzo, mai terminato e che ho perso. Si intitolava “anche quel giorno pioveva” ed era la storia di due adolescenti, un ragazzo e una ragazza, che diventavano prima compagni di classe e poi grandi amici. Il mio tema della maturità, sulla figura della donna nella letteratura del novecento, prese dieci e venne pubblicato su un giornale locale.
Ma è dal 2002 che scrivo in continuazione, da quando iniziai a collaborare con la stampa locale e con free e web press. Successe grazie al “Dialogo nel Buio” allestito per la prima volta a Palazzo Reale. Scrissi un articolo/racconto sulla mia esperienza e su ciò che mi aveva suscitato. Venne pubblicato su diversi quotidiani locali e su un paio di riviste nazionali. Questa cosa mi diede una grande carica. Anche con “Lo Gnomo di Curiglia”, pubblicato nel 2005, ottenni buoni riscontri. Da allora non ho più smesso…

Lei ha scritto numerosi racconti e favole nei quali spesso é protagonista la dimensione fantastica e del sogno e ha partecipato a diverse edizioni del Premio Giallostresa, aggiudicandosi quest’anno la vittoria; come riesce a conciliare nella sua vena creativa la produzione fantastica con il noir?

È vero, la dimensione onirica e magica è una caratteristica della mia scrittura. Pensare che non sopporto il genere cosiddetto “fantasy”, a parte Harry Potter. Ma sono cresciuta ascoltando le “storie” – così le chiamava – inventate dalla mia nonna Maria e ovviamente leggendo le fiabe e le favole classiche. Soprattutto mi è sempre piaciuto pensare che la magia faccia parte anche della vita reale, quotidiana. Pensiamo soltanto alle idee, spesso assurde, o ai sogni, che la mente umana elabora…Come diceva Rodari “le fiabe stanno dentro ogni cosa, bisogna solo risvegliarle” e questa è una cosa in cui credo fermamente.
Il noir, poi… è proprio un’altra faccia della favola. Anzi, spesso ne è l’aspetto principale. Quanto noir c’è nelle più classiche storie per bambini? C’è sempre un cattivo da scoprire e debellare, un mistero da risolvere, un segreto da portare alla luce, qualcuno da salvare. C’è la Morte, da sconfiggere e superare.
Il noir – o “il giallo”, per noi in Italia – non è un genere: è il genere.
Penso ai miei due libri preferiti: Il Maestro e Margherita e Il Ritratto di Dorian Grey. Lì dentro c’è una grandissima componente magica, fin dalle prime righe, eppure nessuno si è mai sognato di definirli fiabe o fantasy. Ma sono delle gran belle storie nere… no?
Chiaro che nelle mie fiabe la parte di sogno e magia è sempre positiva, tendo a non inserire personaggi negativi e crudeli, non parlo mai di morte, di malattia o di abbandono. Temo di non riuscire a curare nel dettaglio il confine sottilissimo e fragile che separa la tragedia “prettamente letteraria” con la morbosità gratuita.
Per quanto riguarda la mia esperienza con il giallo, devo tutto al GialloStresa. Amo moltissimo questo genere, ne sono una lettrice vorace fin dalla fanciullezza e negli anni ho conosciuto personalmente giallisti importanti. Ma non mi ero mai cimentata nella scrittura. È stata una sfida personale che mi ha dato piacere e soddisfazione.

Parliamo ancora della fresca vittoria a Giallostresa che le é valsa una meritata pubblicazione del suo racconto “Negatité” sulla collana edicola Giallo Mondadori. Pensa che i concorsi letterari siano buone vie per farsi conoscere per gli scrittori esordienti? Quali opportunità offre il mondo editoriale a chi vuole intraprendere questa professione?

Personalmente “uso” i concorsi letterari come autodisciplina: ho bisogno di scadenze, altrimenti mi perdo, rimando, sono sopraffatta dagli impegni quotidiani. L’avere dei temi su cui scrivere, un numero di battute entro cui stare possono essere visti come limiti ma alla fine sono una sfida, delle prove da superare, una palestra. I concorsi li prendo così, non sono una persona competitiva, non partecipo per vincere ma per confrontarmi. Arrivare in finale è già un risultato. Se però ci si vuol far conoscere è bene partecipare a quei premi letterari, e sono relativamente pochi nel mare magnum dei concorsi, in cui c’è la presenza di case editrici importanti, editor, o persone inserite professionalmente nell’ambiente. Devo dire che il Giallo Stresa in questo senso è ben organizzato e può offrire buoni agganci.
Non conosco il mondo editoriale così bene per poter dare suggerimenti a chi vuole “fare lo scrittore”. Non è facile vivere di arte, qualsiasi arte intendo, anche se scrivo da una vita in questo senso sono proprio all’inizio pure io. L’importante è crederci, non lasciarsi scoraggiare, e cercare di evitare di cadere in mani non proprio oneste. Lo sfruttamento da parte di chi si approfitta dei sogni e della voglia di fama degli aspiranti artisti è sempre dietro l’angolo.

La sua tipologia testuale preferita é il racconto, come mai? Hai mai pensato di scrivere un romanzo?

Sto scrivendo quella che io chiamo “una storia lunga”, da parecchio tempo ormai, tra un racconto e l’altro, ma non è facile. Essendo una cosa mia, senza scadenze, ho la storia tutta in testa ma fatico ad andare avanti. Rimando, scrivo altro che mi dà più soddisfazione nell’immediato. E ora sto scrivendo un romanzo, chiamiamolo così, su commissione di una casa editrice importante, che uscirà con pseudonimo. Non ho una scadenza precisa, ma è precisa la richiesta, e ora che ci penso, mi devo sbrigare!
Il racconto è sicuramente la mia dimensione espressiva. Da ragazzina scrivevo poesie, poi ho conosciuto poeti veri e, siccome sono obiettiva e molto critica con me stessa, ho lasciato stare. Dai racconti piuttosto lunghi sono riuscita a passare, grazie ad amici come Paolo Franchini e all’esperienza della radio, anche ai “corti”, cosa non avrei mai pensato di riuscire a fare. Mi dicevo “ma come posso raccontare una storia in duemila, duemilaecinquecento battute”? Invece ce l’ho fatta, divertendomi e divertendo i lettori. Anche quella, alla fine è una palestra. Gli esperti e gli amanti del “corto letterario” dicono che chi sa scrivere un corto sa scrivere ogni cosa. Non so. Non mi sembra proprio il mio caso… visto che non riesco ad andare avanti col romanzo!

La sua é una scrittura molto particolare, lo scrittore Andrea G. Pinketts l’ha definita “una poetrice” e molte delle sue scritture sono diventate performance teatrali con immagini e musica dal vivo. Di recente ha partecipato con un reading del suo ultimo libro “Effetti Personali” al Festival delle Arti Giudecca; come sceglie grafica, immagini e musica che fanno da cornice alle sue “creature”?

Mi sento dire da sempre che ho una scrittura evocativa, che suscita immagini oltre che emozioni. In effetti perdo molto tempo a cercare di rendere, con le parole, la “fotografia” che io stessa ho davanti agli occhi. Sono una vera pignola con i colori, ad esempio, ho la cartella dei pantoni in testa: non riesco a scrivere solo “rosso”, proprio non posso. O è vermiglio, o scarlatto, o magenta, o carminio… Stessa cosa con i termini. L’italiano è una lingua bellissima e molto variegata, quell’unica parola che descrive un oggetto o un concetto esiste, perché usarne tre, quattro, cinque? In famiglia mi prendono in giro, perché mi “incanto” davanti al pc quando scrivo, gesticolando o facendo le facce strane, cercando di scovare il termine esatto, inseguendo le sensazioni che voglio esprimere o “fissando” l’immagine che devo riportare con le parole.
Per questo, presentare i miei libri o i racconti con un reading musicale, o le mie fiabe accompagnandole con le immagini, è stata una conseguenza pressoché naturale.
Innanzitutto per non annoiare il pubblico, per proporre qualcosa di dinamico. Poi perché mi piace di più che sia la mia “opera” a parlare di me, anziché io a parlare di.. lei. Amo raccontare storie, e le storie vanno ascoltate, non spiegate…
Gli amici che mi accompagnano nei miei reading e nelle mie performance sono tutti professionisti. Solitamente non do alcuna direttiva. Lascio che si ispirino a ciò che scrivo. Il risultato deve essere, e lo è, l’insieme delle arti di ognuno. Io ci metto le parole, il Maestro Bertona le note, i musicisti musica e strumenti, gli illustratori matite e colori, le attrici voce e interpretazione. Non facciamo quasi mai le prove tutti insieme, eppure non abbiamo mai problemi, anzi, ne escono sempre spettacoli perfetti!

Che tipo di lettrice é, quali sono i suoi generi preferiti?

Ho detto di non essere una giallista ma il genere mi piace, eccome.
Rileggo ciclicamente Corpi Al Sole, Dieci Piccoli Indiani e Trappola per Topi della Christie, che trovo geniale. Ho tutta la produzione della Cornwell, di Connelly, Stephen King.
Nella mia libreria ci sono vecchi Gialli Mondadori, le raccolte di Sherlock Holmes ed Ellery Queen. Leggo comunque di tutto, eccezion fatta per la fantascienza che proprio mi è indigesta e quelli che io definisco “americanate pseudo-storiche” alla Dan Brown o i fantasy. Salvo il Signore degli Anelli, ma tutto il resto mi annoia da morire. In particolare tutta quella letteratura dal “sapore celtico” che qualche anno fa andava molto di moda; purtroppo, essendo un’esperta della cultura irlandese e avendo organizzato in passato diversi eventi ad essa legata, mi sono arrivate montagne di quei libri… tutta la saga di Avalon… l’ho regalata alla biblioteca.
Poi ho diverse fissazioni tematiche, per cui ho scaffali dedicati: i personaggi storici, la Poesia, la Storia dell’Arte, Venezia, gli Armeni, gli Ebrei, l’Irlanda, l’Inghilterra, Pinketts, Camilleri, Oscar Wilde con la sua epoca e tutti i suoi amici, i dizionari di lingue, i gatti…

Vuole lasciare un messaggio a tutti “Gli Amanti dei Libri”?

Cresciuta a pane e letteratura, sono fermamente convinta dell’importanza dei libri, del valore della parola scritta. Lo dico da scrittrice ma anche da forte lettrice. Un libro è una vita che tocca altre vite, e lascia sempre qualcosa. Sono felice e orgogliosa di far parte di questo mondo! Il mio augurio va a tutti i lettori, gli scrittori e naturalmente a chi, come Gli Amanti dei Libri, si occupa di tutti noi!

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