A tu per tu con… Marcello Simoni

In un freddo pomeriggio milanese, ho avuto modo di incontrare Marcello Simoni, autore del best-seller medioevale “Il mercante di libri maledetti”, che ha inaspettatamente scalato tutte le classifiche di vendita. Un ragazzo con i piedi per terra, di enorme cultura e che incanta appena apre bocca, così mi sento di definire il nostro autore. Leggete quest’intervista e sono certo converrete con me. Buona lettura!

Buongiorno Marcello, benvenuto sul giornale “Gli Amanti dei Libri”. Partiamo parlando del suo romanzo, da quando è uscito in libreria, è stata un’esclation di sorprese e di successi. Come si spiega un successo così clamoroso del “Mercante”? Quali sono i punti di forza di questo romanzo che ha scalato tutte le classifiche?

E’ stata una sorpresa anche per me! Mi sento di poter rispondere riguardo alle tecniche narrative che ho adottato. Ho voluto scrivere un romanzo storico che piacesse ad un maggior numero di pubblico possibile ovvero, ho voluto scrivere un romanzo popolare che innestasse degli elementi di romanzo avventuroso e di thriller. Questo romanzo quindi ha componenti di maggior fluidità, a discapito di descrizioni troppo lunghe e di parti saggistiche che io ho tolto o ho trasformato in spunti che poi il lettore può approfondire. Mi sono anche confrontato con un tipo di linguaggio che non è forbito, non è saggistico, privo di aggettivi eccessivi, quindi più incisività e minor pedanteria. Quando su facebook mi scrivono lettori di tutte le età, magari anche ragazzini, mi segnalano che apprezzano questa mia scelta e che per questi motivi sono riusciti a leggere un libro che magari avrebbero abbandonato dopo le prime pagine. Penso quindi di poter affermare che sono riuscito nel mio intento.

Ignazio da Toledo, il nostro protagonista, è un personaggio originale frutto della sua fantasia oppure si è concentrato su un modello concreto a cui ispirarsi?

Ignazio è una mia invenzione. Volevo un uomo animato dalla dicotomia tra il mondo religioso, tradizionale, e la “curiosistas”. Possiamo tranquillamente infatti dire che Ignazio è l’incarnazione della curiosità, nel senso che sceglie di riporre la propria fede non nelle reliquie che mercanteggia, ma nella curiosità, nel voler sapere sempre di più.
Egli è il primo uomo razionale in un epoca in cui ci sono superstizioni profonde, soprattutto c’è una sorta di obbedienza nei confronti di un clero, di una nobiltà, che impongono un certo ordine delle cose e la gente spesso obbedisce senza farsi delle domande. Un po’ come accade anche oggi. Io ho scelto il Medioevo, ma il periodo in cui si parla nel mio romanzo è un periodo assoluto, una dimensione che esisteva già prima e che esiste anche dopo. Ignazio è un po’ come Silvestro II, il Papa dell’anno 1000, che prima di assumere questa carica si dice abbia studiato presso i Mori, apprendendo la matematica e la geometria, in seguito è diventato capo della Chiesa e possiamo certo dire che è stato un Papa nuovo, un uomo molto dotto, un Papa “illuminato”, potrei dire, che è stato cacciato perché accusato di negromanzia. Ecco perché anche Ignazio in quanto sapiente o curioso e, in quanto uomo che disobbedisce a quello che gli viene ordinato per ragionare con la propria testa, spesso viene identificato come negromante.

Il “Mercante” è il primo libro di una trilogia. Che cosa ci può svelare degli altri romanzi? Di cosa parleranno? Quando i lettori avranno modo di essere ancora rapiti dalle avventure di Ignazio da Toledo?

Sono tre romanzi, ognuno con un inizio e una fine. Per scelta non scriverò mai romanzi spezzettati ma sempre storie che si concluderanno. Naturalmente il collegamento tra i libri ci sarà e sarà rappresentato dalle vicende personali dei protagonisti. Quindi capitoli singoli ma con un filo rosso che li collega. Nel prossimo, il secondo, ci saranno molti più personaggi femminili, si parlerà di alchimia e di sotterranei e avrà un ritmo narrativo molto simile a “Cappa e spada”. Non rinuncerò alle strutture narrative che hanno portato successo al primo romanzo, non solo per fini commerciali, ma perché io so scrivere in questo modo, mi piace raccontare storie secondo queste modalità. Credo di poter affermare che il secondo capitolo sarà disponibile sicuramente entro la fine di quest’anno.

Ha paura di deludere i lettori con il suo secondo romanzo?

E’ un problema che non mi sono mai posto, ti dico la verità. Io cerco di scrivere storie che funzionano, che abbiano la loro struttura e un loro equilibrio. Naturalmente nessuna storia è perfetta, ma nella sua globalità deve stare in piedi con le proprie gambe. Se dovessi scrivere con il pensiero di dovere compiacere o di dover deludere una persona, non sarei neanche fedele a me stesso. Il primo lettore che ascolto sono io.

Veniamo all’autore. Chi è Marcello Simoni?

Laureato in lettere, bibliotecario, ho fatto un po’ l’archeologo, ma c’è davvero pochissimo da dire. Da ragazzino volevo diventare disegnatore di fumetti e già alle elementari io mi inventavo le storie e mi divertivo ad illustrarle. Con il tempo si è costretti a crescere e a mettere da parte qualche sogno e così ho dovuto studiare e trovare un lavoro che mi desse da vivere. Percepivo però questo desiderio di scrivere che galoppava sempre di più e alla fine ho deciso di compiacerlo.

Una cosa molto curiosa della sua storia editoriale è che il suo lavoro è stato pubblicato prima in Spagna e poi in Italia. Come mai?

Io da esordiente puro non avevo idea di come funzionasse l’editoria, né italiana, né tantomeno estera. Ho provato a proporre idee di romanzi a varie case editrici, solo che all’inizio mi rispondevano solo la micro editoria o l’editoria a pagamento che in ogni caso non riuscivano ad avere sbocchi nel mercato. Queste possibilità non consentivano al romanzo di arrivare in libreria e quindi di essere comprato e di arrivare ai lettori. E’ stata più veloce a scegliermi l’editoria spagnola, forse anche perché nel propormi all’estero, ho usato maggiore cura nel descrivere me stesso e nello scrivere la sinossi del romanzo e da lì posso dire di aver imparato a comportarmi in maniera più professionale. Il fatto, quindi, che l’editoria italiana non mi abbia scelto da subito non mi fa colpevolizzare gli editori stessi, ma mi ha fatto porre delle domande su come mi comportavo io e mi ha fatto maturare su come propormi. Penso che quindi la colpa sia stata mia, che non ho saputo bussare alla porta giusta e presentarmi in maniera adeguata.

Come vede il mercato editoriale in generale? Cosa vorrebbe dire ad un giovane scrittore che vuole avventurarsi in questo mondo, magari realizzando il suo sogno nel cassetto?

Direi di avere tanta pazienza, di non mirare a pubblicare la prima cosa che scrive, e soprattutto di non cedere ai facili ricatti dell’editoria a pagamento. Essa va radicalmente evitata in quanto è autolesionismo puro. Pagare per pubblicare un proprio libro, per non vederlo nemmeno in libreria e fare fatica per pubblicizzarlo, alla fine non porta a nulla. Uno scrittore vero è una persona che fa della propria scrittura un mestiere, perciò viene pagato per svolgerlo e non viceversa. Pagare perché il romanzo esca in libreria è un bluff, è come pagare per andare a lavorare. Conviene avere pazienza, cercarsi un bravo agente, conviene anche accettare i rifiuti perché in genere quando una casa editrice grossa rifiuta un lavoro quasi sempre un motivo c’è: perché ci siamo presentati male, o perché non abbiamo saputo aspettare o perché l’abbiamo scritto male. A questo punto ci si deve chiedere se si vuole davvero diventare scrittori, se quella è la propria strada. Soprattutto penso che bisogna togliersi dalla testa l’idea che quando si pubblica un libro, esso debba diventare per forza un bestseller. Ciò lo testimonia il fatto che ci sono scrittori enormemente talentuosi che però non vendono tantissimo, questo perché abbiamo un mercato che è congestionato. In Italia per fare lo scrittore bisogna accettare l’idea di fare anche un altro lavoro. Sintetizzando direi: Pazienza e attenzione a non bruciarsi evitando accuratamente l’editoria a pagamento!

Se il suo “Mercante” diventasse film? Che attore vorrebbe rivestisse i panni del suo protagonista?

Sarò franco, ultimamente vedo molto bene Viggo Mortensen, mi è piaciuto molto quando ha fatto “A dangerous method”, interpretava Freud, certo per questo film dovrà tagliarsi i capelli… Sono già stato contattato da case cinematografiche, il problema è che i produttori italiani daranno spazio solo a produzioni low cost nel prossimo futuro e ricreare il medioevo non è esattamente una cosa facile e low cost. Speriamo nei produttori esteri, ma per adesso mi basta anche una graphic novel.

Ultima domanda. Per quanto riguarda la diffusione del suo romanzo, pensa che internet sia stato una risorsa? In che termini?

Sì, sicuramente è stato una risorsa e lo è ancora. La Newton Compton ha investito molto sullo sviluppo in rete del romanzo. Meno carta stampa e più siti, più pagine su blog, più cose su facebook. Io stesso sono molto attivo in rete, su facebook per esempio ho sempre la bacheca strapiena, ben venga… ma gestire tutto non è facilissimo. Colgo l’occasione per rivolgermi ai lettori e scusarmi se non rispondo nel breve termine. Internet è una risorsa soprattutto in termini di pubblico giovane, leggono ebook, recensioni, scaricano, s’informano… Inoltre, posso dire che un articolo sul giornale fa più lustro, ma di certo un articolo in rete rimane nel tempo.

Ebook o cartaceo?
Cartaceo.

Ringraziamo Marcello Simoni. E’ stato proprio un bell’incontro. Che aspettate? Leggete il suo libro!

Leggi la recensione de “Il mercante di libri maledetti”

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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