A tu per tu con… Kathryn Hughes

Nel passato di una donna è custodito il futuro di un’altra. Quanto può durare un ricordo? Tina se lo chiede ogni sabato, davanti ai vestiti usati che vende per beneficenza. E se lo chiede quando, in una vecchia giacca, trova una lettera che risale al settembre 1939. E che non è mai stata spedita. Chi saranno mai Chrissie, la destinataria, e Billy, l’uomo che nella lettera implora il suo perdono? Qual è la storia che li unisce? E che ne è stato di loro? Inseguire quel ricordo ingiallito diventa ben presto per Tina una ragione di vita, l’unico modo per sfuggire a un marito violento e a un’esistenza annegata in un oceano di rimpianti. Con una passione e un coraggio che non sapeva neppure di avere, Tina inizia quindi a scavare nel passato, intrecciando ricordi arrossati dal sangue della guerra e confusi dalle nebbie del tempo. Inizia a lottare per cambiare. Per vivere, finalmente. Perché sa che aggrapparsi a quel ricordo significa non arrendersi, sfidare il destino, scommettere sulla propria felicità. E che non è mai troppo tardi per perdonare. Soprattutto se stessi.

Una storia che regala un crescendo di emozioni e in cui ogni donna si può identificare; un’autrice che sa raccontare con slancio e sincerità la forza dei sentimenti: ecco perché La lettera (Nord) ha entusiasmato i lettori di tutto il mondo, diventando in brevissimo tempo un autentico bestseller e rimanendo nel cuore di chiunque abbia trovato, nella vita dei suoi personaggi, una scintilla della cosa più preziosa in assoluto: la speranza.

La letteraHo incontrato Kathryn Hughes a Milano per una piacevole chiacchierata in occasione dell’uscita del suo romanzo. Ecco cosa mi ha raccontato a proposito del suo libro.

Ha ambientato il suo romanzo in un’epoca passata. Perché questa scelta?

Ai lettori, soprattutto alle lettrice, piace leggere di storie antiche, conoscere come si viveva nel passato, vogliono sapere anche di cose semplici, come si mangiava, che musica si ascoltava, soprattutto degli anni ’70 – e parte del mio romanzo è ambientato in quel periodo. C’è una specie di nostalgia nei confronti del passato. Io ho scelto di soddisfare questa loro curiosità e ho scelto due periodi: quello della guerra e quello degli anni ’70 appunto per stimolare i ricordi di due generazioni diverse di lettori.

Nel suo romanzo scrive di violenze domestiche. Racconta una storia antica che però tratta di questioni molto presenti anche nella cronaca contemporanea. E’ stata una scelta consapevole quella di mescolare passato e presente?

In realtà no, non era nelle mie intenzioni quando ho cominciato a scrivere il mio libro. Mi sono lasciata guidare dai personaggi che man mano si definivano. All’inizio del romanzo non pensavo neppure che il marito di Tina si sarebbe trasformato in un personaggio violento.

Anche la storia quindi si è costruita poco a poco, non la aveva già ben definita prima di scriverela..

Conoscevo solo l’inizio e la fine. Ad un finale prestabilito si può arrivare in tanti modi. Quando si scrive bisogna essere aperti e flessibili.

Racconta una storia vera o di pura invenzione?

La storia è completamente inventata però è basata su come effettivamente si svolgeva la vita a quei tempi, su come venivano trattate le donne per esempio. Chi ha vissuto in quell’epoca si riconoserà in quello che racconto. Le nuove generazioni ne saranno forse sorprese.

Ha scelto come espediente narrativo una lettera. Lei ne scrive ancora?

Negli anni ’70 ancora non c’erano le e-email ed è un peccato che ora si sia persa l’abitudine di scrivere lettere, soprattutto a mano. La grafia soprattutto dei più giovani è molto peggiorata. Anch’io a dir la verità non scrivo più lettere come una volta, solo lettere di ringraziamento o cartoline, rigorosamente a mano. Vorrei poterne scrivere di più.

Quando ha scritto questo romanzo sapeva già quale sarebbe stato il suo pubblico di riferimento?

Sicuramente un pubblico femminile. È un libro romantico. Sapevo che le persone vissute nell’epoca di cui racconto si sarebbero riconosciute e lo avrebbero apprezzato. È piaciuto però anche agli uomini e ai lettori più giovani. Vuol dire che il romanticismo non è morto.

Questo è il suo primo romanzo. Ci racconta come si è avvicinata alla scrittura?

Sono un “scrittrice per caso”. Ho iniziato a scrivere quando ancora lavoravo e avevo anche i miei figli a cui badare. Scrivero nei ritagli di tempo. Quando ho smesso di lavorare mi ci sono dedicata completamente e sono arrivata alla pubblicazione. Per il secondo romanzo, che ho già termintato, è stato diverso . Nel frattempo scrivere è diventato un bellissimo lavoro a cui dedicarmi ogni giorno.

Kathryn Hughes è nata ad Altrincham, nel Cheshire, dove vive tutt’ora. Fin da bambina, ha amato raccontare storie, ma le ci sono voluti molti anni, due figli e diversi lavori prima di potersi dedicare a tempo pieno alla narrativa. La lettera è il suo primo romanzo e si è subito imposto come il caso editoriale dell’anno.

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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