A tu per tu con… Alessandra Merighi

untitledAbbiamo incontrato la Professoressa Alessandra Merighi per chiederle qualche curiosità in merito al libro edito da Newton Compton Edizioni, Non smettere mai di abbracciarmi.

Da dove nasce l’idea del romanzo e come vive il binomio professoressa-scrittrice?

L’idea nasce tra i banchi di scuola in cui ho osservato da tempo un problema che mi inquietava: vedevo giovani sempre più svogliati, lontano non solo dalla scuola, ma dalle loro passioni e quindi apatici dal punto di vista umano. Quando c’è qualcosa che mi inquieta, mi viene in soccorso la scrittura che mi aiuta a districare e capire le cause del “malessere”. Essere professoressa e scrittrice allo stesso tempo è molto difficile, ma la mia passione e quella che vedo crescere nei miei studenti, giorno dopo giorno, mi danno la forza per andare sempre avanti.

Il dualismo da lei descritto nel libro vede ragazzi con grandi possibilità, ma svogliati contro ragazzi malati, con una gran voglia di fare ed una forza interiore inaspettata. Perché secondo lei i giovani d’oggi hanno questo senso di smarrimento?

È cambiato tutto e non voglio fare del banale qualunquismo. In questi ultimi 30 anni si è innescato un circolo vizioso per cui i genitori, sempre più in crisi e alla ricerca di se stessi e della loro soddisfazione personale, limitano l’ascolto ai ragazzi che dunque si smarriscono senza punti di riferimento e di contenimento.

Come può intervenire la scuola per supportare le famiglia nell’arduo compito di educazione e di preparazione alla vita?non smettere mai di abbracciarmi

La scuola è il motore per il benessere della società ed il suo ruolo è chiaro: suscitare interesse nelle giovani menti non solo per formarle, ma per coinvolgere in progetti che li porteranno verso l’età adulta. Per questo che proponiamo letture e scritture collettive, corsi di scrittura e altri progetti che non limitino la creatività dei ragazzi.

È d’accordo con l’affermazione: “La scuola italiana è una scuola per caso: dove per caso trovi i giusti professori ed i giusti compagni che ti motivano a crescere?”

Non sono d’accordo e lo dico ad alta voce. La mia scuola ed i miei colleghi sono fortemente motivati verso l’obiettivo comune della crescita globale degli alunni infondendo cultura e passione.

Nel libro c’è una forte similitudine tra il mondo della scuola e quello della medicina. Secondo lei questo accade anche nella nostra quotidianità?

Vedo un medico come un insegnante, che non deve curare ma prendersi cura dei pazienti. Il mio compagno di scuola, Maurizio Mascarin, medico al CRO di Aviano, che racconto nel libro, riconosce un valore terapeutico alla scuola; nel suo ospedale ci si può diplomare ed insieme vediamo la cura, prima ancora che come terapia, come puro ascolto di chi hai di fronte.

Quale messaggio si aspetta che i lettori traggano dal libro e da queste risposte?

Non lascio alcun messaggio, poichè lo devono trovare loro nel loro viaggio di vita attraverso la cultura: lettura significa libertà… libertà anche di non trovare alcun messaggio.

 

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