Traduttore: Alessandro Passarella
Pagine: 420
Prezzo: € 20,00
Matsumoto Seichō (1909-1992) nel corso della sua vita ha scritto oltre trecento romanzi e molti racconti. A lungo sconosciuto in Italia, solo di recente ci è dato leggere alcuni suoi libri grazie alle accurate traduzioni della Adelphi. Fra questi Vangelo nero ambientato nel quartiere di Musashino, prima periferia di Tokyo, durante gli anni ‘50 del secolo scorso, in un Giappone che ancora patisce la sconfitta dopo la Seconda Guerra Mondiale e vive in parte degli aiuti americani.
Seichō amava raccontare casi realmente accaduti variando i nomi dei protagonisti e modificando appena i toponimi in un desiderio di indagare, attraverso la sua narrazione, episodi storici e sociali del suo tempo. E Vangelo nero non fa eccezione. Basato su una storia vera, l’omicidio di una hostess della BOAC, è di sicuro un noir nella prima parte, mentre diventa un poliziesco nella seconda dove si svolgono le indagini sulla morte della hostess condotte dall’ispettore Fujisawa Rokurō e dal giornalista Sano.
Ma poco importa perché noi lettori onniscienti sappiamo ormai cosa è successo.
La vicenda ruota intorno alla congregazione dei sacerdoti dell’ordine di San Basilio insediatasi in Oriente da lungo tempo e con non poche difficoltà economiche e nell’opera di proselitismo. Nella zona di Musashino, però, dove occupano la bianca e splendente chiesa di San Guglielmo e l’Istituto San Damiano per i piccini, sembrano avere saldamente attecchito fra la popolazione e anche prosperato. Come? Bè, questa è un’altra storia, tutt’altro che limpida visto che, a maggior gloria di Nostro Signore e fermi nella convinzione del suo perdono, non hanno disdegnato di fare affari nel mercato nero. A capo della congregazione c’è padre Ferdinand Martin con il suo immediato sottoposto René Villiers, entrambi dotati di un notevole pelo sullo stomaco. Villiers, poi, con la scusa di una nuova traduzione in giapponese della Bibbia, si è persino fatto l’amica, l’inossidabile Ebara Yasuko la quale, su ordine di Villiers, ha trasformato la sua villetta in un deposito di merci da vendere al mercato nero, ben difese da una muta di cani giganteschi e mordaci. In questo quadro, dove tutti mostrano un doppio volto, s’inserisce il giovane sacerdote Charles Tolbecque, tipico esempio di ragazzo povero che ha scelto l’abito talare non per vocazione ma per disperazione. Prega, certo, dice messa con fervore, sicuro, sorride timido e soave alle parrocchiane, ma la sua carne è debole. Tanto debole da innamorarsi, ricambiato, della giovane maestra di San Damiano Setsuko Ikuta. Da spingerla, una volta diventato tesoriere dell’ordine, a seguire l’interessato consiglio del faccendiere Lancaster – che ormai governa i traffici del convento con l’avallo di Martin e Villiers – e ad abbracciare la professione di hostess della EAAL per poi trasformarsi in corriere della droga. Setsuko rifiuterà e questo la porterà alla tomba. Non molto migliore sarà la sorte di Tolbecque.
Dunque, si diceva, chi legge è a conoscenza di ogni dettaglio della vicenda. Nondimeno si segue con vero interesse lo svolgersi dell’indagine, la sagacia, la logica e l’intuito che governano le ricerche dell’ispettore Rokurō e del giornalista Sano. Perché la vera bellezza di questo libro, forse più che nella storia narrata, a tratti con grande e pignola lentezza, risiede nell’analisi profonda dei caratteri rappresentati, nelle magnifiche descrizioni dei luoghi e nell’esame attento dello sconcertante divario fra culture, lingue e modi di vita. La grande difficoltà, ad esempio, degli occidentali di dare un’età o di ricordare con precisione il volto dei giapponesi – difficoltà peraltro condivisa dai nipponici nei confronti degli occidentali – costituisce di per sé la misura dell’incomunicabilità fra mondi lontani. Seichō non ha remore nel denunciare lo strapotere dei sacerdoti di San Basilio, il loro essersi infiltrati nelle pieghe di una società prostrata dalla guerra, il loro essere percepiti come individui superiori grazie a una spiritualità che risuona nell’animo dei giapponesi, ma non certo in quello dei principali protagonisti del racconto. Un romanzo duro e perfetto. Non a caso molti hanno paragonato Seichō a Simenon.


