Salone Torino: A tu per tu con… Ruta Sepetys

Ruta Sepetys è figlia di un rifugiato lituano, scappato dal regime sovietico che dal 1941 aveva imposto il proprio dominio anche ai paesi baltici. Ruta nasce e cresce, quindi, negli Stati Uniti, in Michigan, da una famiglia di artisti amanti della letteratura e della musica. Laureata in Finanza Internazionale, vive per un periodo in Francia, a Parigi, e successivamente a Los Angeles dove lavora nell’industria discografica. Dopo la California, si trasferisce a Nashville, Tennessee dedicandosi alla scrittura e all’insegnamento. Il forte legame con la terra d’origine del padre la porta ad interessarsi al passato storico della Lituania e all’ispirazione per il suo primo romanzo “Avevano spento anche la luna (Garzanti, 2011) con cui vuole dar voce ad una storia dimenticata, insabbiata dal regime sovietico. Il libro ha avuto un gradissimo successo negli USA ed è ad oggi tradotto e commercializzato in 30 paesi. La speranza della Sepetys è che venga adottato nelle scuole europee, come già successo in quelle americane.

Noi l’abbiamo incontrata al Salone del Libro di Torino, disponibile e sorridente ha risposto alle nostre domande.

Lei ha deciso di scrivere il romanzo perché voleva che il mondo sapesse la verità sui gulag e sulle deportazioni ad opera del regime sovietico. Secondo lei perché questa parte di storia è così poco conosciuta, mentre ad esempio il genocidio degli ebrei, la Shoah è conosciuto a livello mondiale, o anche il genocidio di altre popolazioni?

Perché quando la Seconda Guerra Mondiale finì, alle conferenze internazionali post belliche, come quella di Yalta, Stalin convinse gli Stati Uniti a lasciare Lituania, Estonia e Lettonia sotto il suo controllo e a quel punto le persone non poterono più parlare di quello che succedeva. Per esempio già negli anni ’40 in occidente si pubblicavano vicende legate alla guerra, come Primo Levi, “se questo è un uomo” o “i diari di Anna Frankquesti sono stati libri di fondamentale importanza. Ma in Lituania la gente non poteva parlare di ciò che succedeva, se l’avessero fatto avrebbero rischiato la vita finendo in prigione. Per cui per 50 anni non ne parlarono. Solo negli anni ’90 con l’indipendenza…e poi molta gente era morta, e gli anziani avevano ancora paura. Questa è la differenza principale, erano persone che dovevano rimanere anonime, custodire un segreto durato 50 anni.

Ma adesso com’è la situazione? Nei paesi appartenuti all’URSS si può oggi parlare di questa vicenda?

Sì, si può, in Lituania e Lettonia ci sono libri fantastici scritti da sopravvissuti, solo che sono scritti nella loro lingua…

Nessuno li ha tradotti in altre lingue?

No, quasi nessuno…la cosa interessante è che gli autori hanno deciso di focalizzarsi sulla libertà, sul futuro, senza soffermarsi più di tanto sul passato. Probabilmente in futuro, quando ci sarà una situazione stabile, torneranno in dietro al passato; questo però avviene più che altro in Estonia, mentre in Lettonia e Lituania sono più consapevoli del fatto che il futuro sia è definito dal passato.

Quando ha avuto a che fare con i sopravvissuti, con la realtà del passato, quali sono state le sue sensazioni?

Ero impreparata, non capivo quanto drammatica e triste ed emozionante sarebbe stata questa esperienza, non solo per le persone che ho incontrato… mentre scrivevo il libro mi rendevo conto che quelle cose erano successe a delle persone vere, è stato orribile, a volte dovevo prendermi delle lunghe pause perché le emozioni erano troppo forti; a volte ho pensato di non farcela a finire il libro. Ma poi pensavo alle persone che avevo intervistato e mi convincevo che dovevo dare voce a queste persone.

Qual è l’importanza della scrittura? E perché ha scelto di scrivere un romanzo e non ad esempio un saggio storico?

Principalmente perché quando parlavo con i sopravvissuti mi accorgevo che erano ancora spaventati ed erano restii a dire nomi di persone o di luoghi e quindi avevo bisogno della fiction, della “romanzazione” di nomi e avvenimenti per proteggerli e inoltre la fiction permette di sondare e descrivere meglio le emozioni, per appellarmi anche ai lettori. A volte i fatti storici risultano noiosi, lontani, freddi, statici “Josef Stalin uccise 20.000 persone..” è una statistica, sono numeri, ma la fiction ti permette di far ridere o piangere, si rivolge direttamente alla sfera emozionale del lettore, solo così c’è possibilità di fare la differenza. Studiando la storia, forse possiamo imparare qualcosa creando speranza per un futuro migliore. Chi legge il romanzo ed è interessato alla vicenda può approfondire. E’ come aprire una porta sulla storia. Infatti ci sono alcune scuole che hanno adottato il romanzo da cui partono per studiare questa parte di storia contemporanea.

La mia ultima domanda è: cosa c’è “between shades of gray”? (between shades of gray è il titolo originale del romanzo, alla lettera: fra ombre/sfumature di grigio)

Quando sono andata in Lituania a fare le mie ricerche ero convinta che avrei trovato il bene e il male, persone buone e persone cattive, ma quando sono stata sul posto conoscendo le persone mi sono resa conto che non erano buone o cattive, stavano nel mezzo, c’era una situazione talmente complicata durante la guerra, le cose che accadevano alle famiglie..ho capito che noi tendiamo a categorizzare le cose in bianco o nero, ma la verità sta nel mezzo, nelle sfumature del grigio, quando apriamo i lembi delle sfumature del grigio troviamo amore, tolleranza, comprensione, se ci fissiamo solo sugli estremi non riusciamo più a vedere le sottili differenze.

La ringrazio molto e spero che davvero il suo libro possa aiutare il mondo a capire che “è meglio far l’amore che far la guerra”

Si, lo spero proprio e sono molto felice che sia stato pubblicato anche qui in Italia, i lituani sono felici che in Italia si legga la loro storia.

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