Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Fulvio Ferrari
Pagine: 103
Prezzo: € 16,00
Karin Boye è considerata una delle voci più grandi della poesia svedese.
Iperborea pubblica La consolazione delle stelle nella traduzione di Fulvio Ferrari.
Questa raccolta contiene i temi fondamentali della poetica di Boye.
La sua poesia ha una forte tensione spirituale che nasce da una ricerca passionale del sacro.
È forte la religiosità nei suoi versi. La poetessa ha conosciuto da vicino il buddhismo e il cristianesimo e come lei scrive è sempre in cerca dell’«intuizione di Dio».
Ferrari nella postfazione scrive che Karin Boye sul rapporto con il sacro continuerà a interrogarsi tutta la vita.
Possiamo affermare, leggendo i suoi versi, che Karin Boye è una poetessa in perenne ricerca di Dio.
La sua poesia ha una radice consolatoria anche se spesso si pone domande terribili sul vuoto e sull’angoscia dell’uomo.
Boyle interroga il silenzio di Dio, celebra la sua intuizione e allo stesso tempo non si allontana dal veleno dei giorni malinconici e ci fa toccare con mano la carne e il sangue della realtà.
«Il mondo è sognato da un dio dormiente / i brividi dell’alba gli venano l’anima. / Il ricordo di cose accadute ieri, / prima che il mondo esistesse, / si affacciano, balenano. / Qualcosa con cui nulla abbiamo a che fare / ci viene incontro là dove la strada svolta, / un terrore che non è il nostro / spira da confini remoti, / da mondi con leggi diverse».
Nella sua poesia è forte l’opposizione tra la realtà e la ricerca mistica della molteplicità dell’essere umano.
Ed è proprio alla luce di questo doppio binario che Karin Boye può essere considerata, come giustamente osserva Ferrari, una figura poliedrica e inquieta, che della sua inquietudine è riuscita a fare grande arte.
«Una ricerca, la sua, che coinvolgeva tutti gli aspetti della persona: la fede religiosa, l’impegno politico, lo scavo psicologico, ed è da questa molteplicità di pensieri, di riflessioni e di passioni che nascono i suoi romanzi, racconti e le poesie».
Il 23 aprile 1941, appena quarantenne, decide di mettere fine alla propria vita. A Karin Boye non basteranno la consolazione delle stelle e l’intuizione di dio.
Resta la bellezza agghiacciante dei suoi versi.

