Bookcity Milano: incontro con Isabel Allende

“Scrivo con allegria, perché scrivere per me è riordinare la realtà capirla e accettarla, non ho un messaggio da trasmettere, solo storie da raccontare”: Isabel Allende, a Milano in questi giorni dove ha inaugurato la quarta edizione di Bookcity  e presenta il suo nuovo libro, “L’amante giapponese” edito come sempre da Feltrinelli, racconta di sé e della sua scrittura con saggezza ed ironia. Una scrittura che si basa sulla curiosità e sull’istinto: “Io parto da un luogo e da un tempo, su cui mi documento, uniti ad un sentimento che voglio approfondire, poi la storia comincia a dipanarsi man mano che la scrivo, ma all’inizio non ho la più pallida idea di come andrà a finire. Ogni storia ha il suo tono specifico la sua cifra la sua voce narrante, ho scritto ventidue libri e nessuno è uguale all’altro perché non esiste una ricetta, una formula magica.

In questo nuovo lavoro la Allende tratta i temi a lei sempre cari come la passione, l’amore romantico, la perdita e la vecchiaia approfondendo una vicenda drammatica e poco conosciuta e legata al secondo conflitto mondiale: la deportazione di decine di migliaia di cittadini americani di origine giapponese in campi di concentramento dopo l’attacco di Pearl Harbor.

La Allende è una grande narratrice della femminilità ed afferma di inserire l’erotismo nei suoi romanzi, come ingrediente fondamentale non solo della narrazione ma anche della vita . Anche in questo romanzo emergono figure femminili di grande intensità come Alma Belasco, l’ottantenne protagonista “non faccio fatica a descrivere le donne nei miei romanzi perché ne conosco diverse forti e coraggiose  che riescono a sopravvivere a tanti ostacoli. Faccio fatica a parlare di donne alte, bionde e belle, così le uccido subito a pagina 60, non sopravvivono.”th

La scrittura però è anche terapia? Non proprio, ma catarsi sicuramente sì: “Il libro che è stato più importante per me e credo anche per i lettori, dato che ricevo tuttora settimanalmente delle lettere in proposito è “Paula”, scritto a causa di mia figlia, per mia figlia, per superare la sua morte”. La lettura e la scrittura sono dunque un’esplorazione del dolore, del momento di crisi, ma anche della felicità, dell’amore, della famiglia e, in ultima analisi del mistero della vita. Tutto ciò che non possiamo a spiegare, ciò che è sconosciuto, le coincidenze, i sogni profetici, le emozioni che muovono il mondo sono infatti elementi fondamentali dei suoi romanzi.

Diventata scrittrice quasi per caso, quando dall’esilio in Venezuela nel 1981 scrisse una lettera al nonno morente in Cile diventata poi un libro, appartiene alla prima generazione di scrittori latinoamericani che è cresciuta leggendo altri latinoamericani, ma da giovane si nutriva anche di romanzi russi e inglesi.

E oggi? “Mi sento molto legata al Cile, dove ho le mie radici e posso parlarne ad occhi chiusi perché lo conosco in profondità, ma vivo negli Stati Uniti dove tengo un piede, immersa nella lingua inglese e nella cultura nordamericana. L’ultimo libro che ho letto è “Purity” di Jonathan Franzen, ma quando vengo in Europa compro libri in spagnolo, che non è facile trovare in California”.

A proposito dei suoi riferimenti letterari rivela anche un legame con la nostra letteratura: “Ci sono tanti scrittori italiani che mi hanno ispirato, ad esempio Calvino o Baricco, ma quando lessi il Gattopardo fu una rivelazione, che scatenò in me il desiderio di scrivere in quel modo di quei temi”.

Da sempre attenta alla situazione politica internazionale si dichiara molto affezionata ad Obama : “Penso che sia un uomo meraviglioso che sia riuscito a dar vita ad un buon governo, però aveva suscitato troppe aspettative e ha avuto un’opposizione feroce e brutale, ma il tempo gli darà ragione e lo vedrà come un ottimo presidente. Il fatto che ci sia un presidente di colore fa sì che ci sia attenzione alla tematica del razzismo”.

A questo proposito vive con molto dolore ciò che sta succedendo oggi nel mondo, perché sa per esperienza cosa significhi essere dei rifugiati ed avere a che fare con la guerra e la violenza. Dice con rammarico: “Oggi c’è molta attenzione al problema dei rifugiati perché sta toccando l’Europa, ma è sempre successo che masse di persone si spostassero in Asia, Africa, America  senza che questo destasse particolare interesse”.

E conclude con il suo ottimismo contagioso, che è chiara consapevolezza di ciò che la vita può regalare, nonostante tutto: “Nella mia esistenza ciò che più mi ha entusiasmato è l’amore e ciò che mi ha deluso è l’avidità che muove tutto. Ma il mondo ora è molto migliore ora di quando ero piccola, ho grande fiducia nella gioventù di oggi. Non vorrei vivere nel passato ma nel futuro sì.

 

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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