A tu per tu con… Valentina D’Urbano

Stresa – Valentina D’Urbano ha vinto il Premio Stresa di Narrativa con Acquanera (Longanesi). Romana, 29 anni, è la più giovane vincitrice nella storia del premio e per festeggiare la vittoria si è regalata un nuovo tatuaggio, grande e colorato. Il suo esordio è avvenuto grazie alla vittoria nel 2010 della prima edizione del torneo “IoScrittore” organizzato dal Gruppo Editoriale Gems in cui i partecipanti dovevano pubblicare su un sito internet parti dei loro romanzi e sottoporli al giudizio degli altri concorrenti. In palio c’era la pubblicazione del romanzo vincitore, “Il rumore dei tuoi passi” è stato pubblicato da Longanesi ed è diventato subito un best seller, è stato tradotto in Francia e Germania e ha vinto ed è stato finalista in alcuni premi letterari.
Scrivere è un confronto con me stessa, mi sento come una bambina che ha paura del buio e canta una canzone per farsi coraggio – ha raccontato alla cerimonia di premiazione.

E’ stato facile emergere a IoScrittore?

E’ stato tremendo a livello psicologico, per bilanciare una critica occorrevano dieci giudizi positivi. Il torneo ha avuto il pregio di farmi conoscere tante persone interessanti tra i concorrenti, uno su tutti Giuliano Pasini, che ha poi pubblicato con Mondadori, con lui è nata una fortissima amicizia e ci sentiamo tutti i giorni. Mi è sempre piaciuto scrivere ma non avevo mai pensato di far leggere le mie cose a qualcuno prima. Le davo da leggere solo a pochi amici. Uno di loro mi ha suggerito di partecipare al torneo. Ho scritto “Il rumore dei tuoi passi”, ho vinto e ci ho preso gusto. Son seguiti Acquanera e “Quella vita che ci manca” uscito in libreria pochi giorni fa.

Ce ne parla?

Il rumore dei tuoi passi è una storia d’amicizia che si svolge in un quartiere estremamente degradato della periferia di Roma, che è Casal Bruciato, il quartiere dove sono nata e ho sempre vissuto, un quartiere popolare con palazzoni alti. Per Acquanera ho scelto il Nord Italia perché volevo raccontare la storia di quattro donne che vengono emarginate e vivono in un paese a picco su un lago. E’ un miscuglio tra vari luoghi, tra cui il paese di mia nonna in Abruzzo che ha la caratteristica di essere arroccato su una collina sopra una vallata. Le donne vengono emarginate a causa di presunti poteri che hanno. E’ una sacquaneratoria d’amore negato ma anche di amicizia. Onda, la madre della narratrice, rifiuta completamente sua figlia. Per “Quella vita che ci manca” sono tornata a Casal Bruciato e ho raccontato un’altra storia famigliare di quattro fratelli, figli di quattro padri diversi che cercano in qualche modo di “svoltare la giornata”, cioè arrivare alla fine del mese con cose non proprio legali, scippi e rapine. E’ la storia soprattutto di uno di loro che si innamora di un ragazza brava e onesta e si trova a dover scegliere.

Scrive soltanto?

Adesso si, riesco a vivere di scrittura. Prima facevo l’illustratrice per l’infanzia e il grafico, una professione che sto tenendo un po’ in disparte perché sono molto occupata con la scrittura e le presentazioni. Lavoravo soprattutto per case editrici degli Stati Uniti e australiane.

Si aspettava di vincere?

No, ma sono molto felice. Io vengo da Casal Bruciato che è un posto tremendo e sulla carta non avevo nessuna possibilità, i ragazzi finiscono a stento la terza media e alla mia età hanno già figli di quindici anni o sono in galera. Per me essere arrivata dove sono è un sogno. Devo ringraziare soprattutto i miei genitori che sono persone normali e mi hanno sempre spronata.

Conosceva Stresa?

L’ho conosciuta grazie al Premio. La prima volta che sono venuta qui avevo gli occhi a cuoricino quando ho visto il lago. Era una giornata uggiosa, il lago era scuro, perfetto per presentare Acquanera.

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