Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Sara Reggiani
Pagine: 288
Prezzo: € 18,90
Di questi tempi capita di rado d’imbattersi in un romanzo di così forte impatto emotivo e narrativo, ma l’esordiente Ilona Bannister, con un tema potente e una scrittura densa ed essenziale, è riuscita a catturarmi dalla prima all’ultima pagina. Non è mia abitudine scrivere in prima persona le impressioni che un libro mi suscita. Stavolta però è diverso e mi auguro lo sia anche per coloro che affronteranno questa storia di vita quotidiana, in apparenza e almeno all’inizio, persino banale. Perché cosa può esserci di più quotidiano e scontato di un gruppo di persone che aspettano un treno delle British Railways alle sette del mattino in una stazione suburbana di Londra? Eccoli dunque i protagonisti della vicenda. Impareremo a conoscerli uno alla volta nei cinque minuti in cui tutto accade, prima che il treno arrivi e la tragedia si compia.
La quasi quarantenne Emma, ex ‘ricca stronza’ del mondo della finanza che si è fatta terra bruciata intorno, che schiaccia e nasconde i propri sentimenti, non sa come esprimerli perché si è sempre sentita non amata. Che per fare un dispetto a sua sorella si fa mettere incinta dal suo capo e produce un bambino bellissimo e ingestibile, Gideon ora di sei anni, che le rovina la vita e che quella mattina è con lei in stazione più agitato che mai.
Liam, l’uomo d’affari, ex capo di Emma e padre di Gideon, un maschio Alfa, bello e sicuro di ottenere ciò che vuole, abilissimo a ‘leggere’ le persone, convinto che ci sia sempre qualcuno da salvare e che solo lui sia in grado di farlo. Fin da piccolo ha dovuto occuparsi del fratello gemello Danny, nato poco dopo di lui ma storpio, il vero genio della famiglia con il quale ha creato, partendo da condizioni più che disagiate, la D-Tech, un piccolo impero nel settore elettrico.
La signora Worth, ultra settantenne, anatomopatologa in pensione, orfana di madre e figlia di un reduce di guerra un tempo chirurgo e poi postino per i troppi orrori visti, che le ha insegnato fin da bambina come eseguire un’autopsia. E lei, che ha capito come questo fosse l’unico modo di ricevere amore dal genitore rimasto, lo asseconda ma per il resto della vita sarà incapace a sua volta di dimostrare amore a suo figlio Nicholas, alla nuora e ai nipoti.
Il giovane Sonny Bell, figlio di Luna, caraibica e di Graham forte e amorevole scozzese, prima bambino neurodivergente ma amatissimo dai genitori e poi ludopatico senza mai riuscire a curarsi completamente dopo la morte di entrambi.
A margine gli spettatori che avranno comunque una parte di rilievo nello svolgersi della vicenda. Già, perché qualcuno, all’arrivo del treno che aspettano e che giungerà in stazione nei prossimi cinque minuti, morirà. Chi? Lo scoprirete o magari, leggendo, deciderete prima del tempo chi si meriterebbe di morire, anche se giudicare è sempre un rischio sebbene sia nella natura umana.
Al di là della suspence che ci cattura ogni qual volta il racconto ritorna nella stazione suburbana e ci sembra di sentire il rumore di quel maledetto treno, questo è un libro sulla condizione umana, sui rapporti fra genitori e figli, sui mille modi di dare o non dare amore, comprensione, ascolto all’altro. Su come sia difficile comunicare con un bambino ‘diverso’, amarlo, sopportarlo senza farsi distruggere e come questa condizione sia più diffusa di quanto si creda. Su come sia facile tradire o ingannare chi ci vive accanto, ma anche noi stessi. Su come, alla fine, sia difficile trovare un equilibrio nella vita e invece facile morire.
“Questa non è una scena aperta… È solo un commento sulla fragilità della condizione umana e sulla varietà della sua sofferenza; un meccanismo intelligente per ricordarci che ognuno ha la propria storia, e non tutti sono chi o ciò che sembrano.” (p. 186)
È il destino che ha portato proprio queste persone, proprio a quell’ora nella stazione suburbana? È il perverso gioco del caso o di quel tot di ‘gradi di separazione’ che fa sì che fra estranei esistano legami inconoscibili eppure concreti, reali? Come ne Il ponte di San Luis Rey di Thornton Wilder un motivo c’è, anche se qui a morire è solo una persona. Sono esseri umani che inseguono la vita, s’illudono di averla afferrata e fatta loro, ma quanto si sbagliano. A inseguirli c’è solo la solitudine, la desolazione, il fallimento e infine la morte.
Un thriller da non lasciarsi assolutamente scappare.


