Otto libri per il Giorno della Memoria

NARRATIVA

 

La Sarta di Dachau. Di Mary Chamberlainla sarta di dachau
Garzanti
Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello della sua carriera. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer…

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Alla fine di ogni cosa. Di Mauro Garofalogarofalo_alla fine di ogni cosa_cover (1)
Frassinelli
Questa non è una storia di quelle in cui si deve scoprire come va a finire. E non è una storia di quelle che finiscono bene. Johann Trollman nasce ai primi del ‘900 in Bassa Sassonia, da una famiglia Sinti. E’ un ragazzo intelligente, brillante, e dotato di un fisico eccezionale per forza, possenza e agilità. Per questo gli danno il soprannome che lo accompagnerà per tutta la vita, “Rukeli”, che significa “albero”. Non ha ancora vent’anni quando viene scoperto dai selezionatori di quello che era all’epoca lo sport più popolare del mondo, la boxe, e portato ad Amburgo, per allenarsi e combattere ai massimi livelli. E inizia una carriera strepitosa, fatta di vittorie su vittorie, conquiste sentimentali, vita mondana. Rukelie diventa una star, uno dei personaggi più celebri e amati di tutta la Germania. Ma non può durare. La vittoria del nazismo, le leggi razziali, le persecuzioni, porranno fine prima alla carriera, e poi alla vita, di uno dei più grandi pugili di tutti i tempi. Verrà ostacolato in tutti i modi, poi privato del titolo, e poi perseguitato, sterilizzato, mandato a combattere al fronte, e alla fine chiuso in un campo di concentramento. E sempre inseguito dall’astio e dall’invidia di piccoli uomini meschini, felici di poter godere della disgrazia di chi è stato felice, fortunato, amato. E sarà l’ultimo degli invidiosi, un kapò che lo ha sfidato nel campo e che ne é stato sconfitto, a porre fine alla sua vita. Ma questo libro non è una biografia, è un romanzo. Mauro Garofalo infatti non racconta la storia di Rukeli, ma, come sanno fare solo i grandi romanzieri, diventa Rukeli. Si fonde con il suo personaggio, ne assume lo sguardo e le emozioni, e ci porta con lui nel momento più terribile della storia dell’umanità, facendoci vivere una vicenda umana bellissima e tragica.

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GIALLO/NOIR

 

Wolf. Di Lavie Thidartidhar_wolf_cover (1)
Frassinelli
Londra, 1939. Mr. Wolf è un investigatore privato, tedesco. Viene assoldato per ritrovare una ragazza scomparsa. La ragazza è ebrea. Wolf accetta il caso perché ha bisogno disperato di soldi, ma Wolf odia gli ebrei. E’ colpa degli ebrei, infatti, se nel 1933 ha dovuto lasciare la Germania; è colpa degli ebrei se i comunisti hanno preso il potere a Berlino e da qui in quasi tutta l’Europa; è colpa degli ebrei se il partito nazista, che avrebbe dato ordine e disciplina all’Europa, è stato sconfitto e distrutto; è colpa degli ebrei se Wolf e molti dei suoi vecchi compagni sono finiti così, dispersi e braccati. L’indagine porterà Wolf a ripercorrere il suo passato, precipitare nelle sue perversioni, e finire alla fine da indagatore a indagato. E porterà invece il lettore in un gioco di continui spiazzamenti. Niente è come sembra, in questo romanzo, che è a un tempo una grande prova di narrativa ucronica, un noir, un libro perversamente erotico, e un acuto ritratto della psicologia “nera” e malata del Novecento.

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SAGGISTICA

 

Se questa è una donna. di Mónica G. Álvarez566-3563-8

Piemme
Umiliate, torturate, maltrattate, denutrite, annichilite dalla violenza, la fame e la paura, gli occhi vuoti e il grembo freddo, le prigioniere dei campi di concentramento e sterminio nazisti hanno strappato a Primo Levi il grido «Considerate se questa è una donna.» Ma le recluse non erano le uniche donne in quegli inferni sulla terra. Benché i loro nomi siano meno noti di quelli dei loro sanguinari complici, come Mengele, Himmler, Goebbels, furono molte e non meno crudeli le donne che hanno lavorato nei campi e si sono applicate spesso con più accanimento degli uomini a infliggere torture e morte. Maria Mandel, la “bestia di Auschwitz”, amava prendere a calci sul viso i prigionieri. Ilse Koch, la “cagna di Bu­chenwald”, si faceva confezionare paralumi con la pelle tatuata delle sue vittime. Hermine Braunsteiner è responsabile di almeno 200.000 morti. E sono solo alcune. Non tutte erano povere, molte erano spose, madri, lavoratrici. Potevano scegliere. E hanno scelto deliberatamente il male. Per senso del dovere, per obbedienza, «per assaporare», come ha detto una di loro, «il potere, la superiorità, il diritto di decidere della vita e della morte delle detenute.» Nessuna di loro si è pentita. Sulle atrocità commesse da queste donne su altre donne la storia è stata a lungo reticente, quasi imbarazzata. Chi dà la vita può scendere all’abiezione più pura senza esservi costretta? Nei ritratti di alcune di loro, la terribile risposta.

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Il nazista ebreo. Di Georg Rauch566-4209-4
Piemme
In una gelida mattina di febbraio del 1943 vicino a Vienna, Georg, insieme a seicento ragazzi, promette fedeltà a Hitler, diven­tando un soldato del Reich. Ma sa bene che il Führer non sarebbe fiero di lui se fosse a conoscenza di quello che egli ha da poco scoperto. Che è ebreo. Un dettaglio ininfluente nella sua vita fino a quando la Germania non ha annesso l’Austria. Ora è l’unica cosa che conta. Così, mentre la madre nasconde ebrei in casa e li aiuta a fuggire, Georg viene mandato a combattere sul fronte russo proprio dopo la più grande sconfitta subi­ta dai tedeschi fino allora, a Stalingrado. Con i suoi compagni poco più che adole­scenti, si troverà scaraventato nell’inferno bianco, a rischiare la vita per un uomo che lo odia, combattendo contro coloro da cui spera di venire sconfitto. Questa è l’eccezionale testimonianza di un ragazzo nel gorgo di eventi che lo sovrastano, che ha vissuto per anni soffocando sensi di colpa e sentimenti contrastanti per quel giuramento che for­se lo ha salvato. Solo anni dopo, ormai artista affermato, ha scoperto che c’erano anche altri soldati con sangue ebreo tra le fila dell’esercito nazista. Perché a volte il posto migliore dove nascondersi è sotto gli occhi di tutti.

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NARRATIVA  BAMBINI/RAGAZZI

 

Quando tornò l’arca diquando tornò l'arca di noe Noè. Di Lia Levi

Piemme

Bruno, Mirella e Alberto frequentano le elementari alla scuola ebraica e sono amici per la pelle. Durante le ore di religione si appassionano alle storie che la maestra Agnese racconta loro. Sono tutte tratte dall’Antico Testamento, ma a loro importa relativamente: quello che colgono sono “solo” delle bellissime avventure. Ognuno dei tre bambini ha la sua preferita: Bruno quella di Re Salomone, Mirella il Mar Rosso che si apre davanti a Mosè e Giacomo il viaggio dell’Arca di Noè. E quando, a causa delle persecuzioni degli ebrei, dovranno fuggire, saranno proprio quelle storie a ispirare loro il modo per salvarsi insieme alle loro famiglie…

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Il bambino in cima alla montagna. Di John BoyneBoyne_300 (1)
Rizzoli
Pierrot è ancora un bambino quando, rimasto orfano, deve lasciare la sua amata Parigi per andare a stare dalla zia in una bellissima e misteriosa magione tra le cime delle Alpi bavaresi. Ma quella non è una villa come le altre e il momento storico è cruciale: siamo nel 1935 e la casa in cui Pierrot si ritrova a vivere è il Berghof, quartier generale e casa delle vacanze di Adolf Hitler. Il Fuhrer lo prende sotto la sua ala protettrice e Pierrot poco alla volta viene catturato da quel nuovo mondo che lo affascina e lo fa sentire speciale, un mondo di potere ma anche di segreti e tradimenti, in cui non capire dove sta il Bene e dove il Male può essere molto pericoloso. A dieci anni dalla pubblicazione del Bambino con il pigiama a righe, John Boyne torna a parlare di una delle pagine più drammatiche del Novecento.

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Non restare indietro. Di Carlo Greppinon restare indietro

Feltrinelli
Quel lunedì di gennaio in cui Francesco, protetto solo dal cappuccio della sua felpa, sale le scale a falcate di tre gradini e si infila appena in tempo nella III C della Scuola Nuova, non è un giorno come un altro. I suoi, senza neanche dirglielo, l’hanno iscritto a un viaggio. E non a uno qualunque, ma a un viaggio “per non dimenticare” in Polonia, ad Auschwitz. Ce la farà, ad affrontarlo? Cosa penseranno di lui i compagni di calcio e quelli della Vecchia Scuola? Cosa dirà Kappa, il suo migliore amico che si fa chiamare così – K. – perché è il tag con cui sta tappezzando i muri del quartiere? Tra grida di rabbia e momenti di spaesamento, tra partite di calcio e sere passate sulle panchine, tra domande sul senso della storia e altre sul senso della vita, Francesco dovrà entrare in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri, e fare i conti con il suo dolore. Guardando nel buio più profondo del passato, questi ragazzi cercheranno un modo per immaginarsi grandi, insieme proveranno a capire e affrontare la Storia. Quella con la maiuscola, e quella che viviamo tutti i giorni: perché bisogna stare attenti – se si vuole pensare al futuro – a non restare indietro.

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