OLTRE LA PENNA di… Michela Tilli

La nonna di Marco non credeva che sarebbe stato così difficile. Stesa nel letto, la morfina agli sgoccioli, vede entrare il nipote di sei anni, pallido, serissimo. Alla fine l’hanno spinto dentro. Cosa dirgli, adesso, per fargli forza? Ma è lui a parlare per primo, spiazzandola: “Coraggio nonna”, le dice appoggiando la mano sulla sua, “ci siamo passati tutti!”

Marco forse non sa che ci passeremo tutti davvero. Ciò che sa per certo, invece, è che quella è la frase con cui chi è più grande e saggio di lui ha sempre cercato di consolarlo: quando è caduto dalla bici come quando ha perso la partita di pallone. Sa anche che non è mai servito a niente, e infatti è stupitissimo dell’effetto portentoso che la frase ha sulla nonna: nessuno riesce a farla sorridere da mesi.

“Ci siamo passati tutti” è una frase che racchiude in sé il nocciolo del conflitto generazionale: vera per l’adulto che la pronuncia, falsissima per il giovane che la subisce. Ma chi può mai aver vissuto il mio amore disperato? Chi può aver perso la mia amica del cuore? Chi nell’universo può provare questo mio dolore? Quando si è giovani si vuole sbagliare da soli, provar le cose sulla propria pelle. E poi cosa puoi fartene dell’esperienza di vecchi che non sanno la differenza tra X e Y? (Potete sostituire X e Y con due oggetti a vostro piacimento, a seconda della fascia d’età di appartenenza e del grado di aggiornamento tecnologico: io avrei scritto “tra un telecomando e un telefonino” ma pare che l’esempio sia già obsoleto.)

Solo più tardi, si raggiunge un’età – la mia – in cui lo scontro tra generazioni comincia a impensierire. Di fatto a 40 anni se le generazioni si scontrano tu ti trovi proprio nel mezzo, e potrebbe non essere piacevole. Io scruto i miei genitori da una parte e tengo d’occhio i miei figli dall’altra e non mi sento proprio tranquilla al pensiero di uno scontro generazionale su due fronti. Nella migliore delle ipotesi vedo nonni e nipoti allearsi contro di me. E allora mi dico: ma perché non parlare di incontro tra generazioni? Perché non ci si può alleare una volta tanto?

Non c’è niente di più bello di un anziano che naviga su internet e di un bambino che a scuola ricama al tombolo portando avanti la tradizione centenaria della sua comunità montana; di un nonno che impara lo spagnolo facendo i compiti con suo nipote e di un giovane che impara a prendersi cura delle piante nell’orto del nonno. Se si dà il giusto valore alle relazioni tra le persone, nelle famiglie, nelle città, nella scuola, tutto questo è possibile, a patto che solo i giovani siano autorizzati a dire “Un giorno capirai” dispensando pacche sulle spalle e solo i vecchi possano alzare gli occhi al cielo e bofonchiare “Ho capito, ho capito” con l’aria di chi della vita non ha ancora capito niente.

Tilli Michela2 - Credit Davide Campana

 

Michela Tilli è nata a Savona nel 1974 e attualmente vive a Monza. Per Fernandel ha pubblicato La vita sospesa, il suo romanzo d’esordio nel 2011 e Tutti tranne Giulia,  nel 2012. Il 12 gennaio è uscito il suo ultimo romanzo, Ogni giorno come fossi bambina, edito per Garzanti.

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