OLTRE LA PENNA di… Cristina Cassar Scalia

IL FASCINO DISCRETO DEL PASSATO

Qualche giorno fa, la replica di una fiction RAI già andata in onda con grande successo tempo addietro, ha ottenuto quasi tre milioni di ascoltatori. Una storia d’amore esemplare e anticonvenzionale, uno spaccato di vita familiare che fa da sfondo al ritratto di una società che, a quanto pare, continua ad affascinare. Prima ancora era stata la volta di un’altra fiction dal sapore d’antan, e di una nostalgica trasmissione televisiva musicale. In questa notizia, riportata da TV/ Ascolti, ho visto una conferma a ciò che, pur non avendo vissuto quell’epoca, ho sempre sostenuto e scritto: gli anni ’60 del novecento possiedono un fascino tutto particolare, comune a pochi altri periodi storici. Sono stati teatro di rinascite economiche e sociali, di rivoluzioni, di cambiamenti epocali, e hanno segnato la fine di un percorso e l’inizio di un altro. L’Italia viveva un periodo felice, nel pieno del boom economico che era iniziato nel decennio precedente. Il televisore nelle case di tutti, l’automobile utilitaria, il mondo che sembrava a portata di mano. Le famiglie vivevano ancora unite, tre generazioni sotto lo stesso tetto, e ogni giorno si pranzava e cenava tutti insieme. Le vacanze si chiamavano villeggiatura, duravano settimane e trascorrevano tra cinema all’aperto e rotonde sul mare, il mangiadischi sempre in funzione che suonava le canzoni di Fred Buongusto e di Don Backy, e i jukebox nei bar. I ragazzi organizzavano cacce al tesoro e falò sulla spiaggia, s’incontravano al “muretto” e quello che avevano da dirsi se lo dicevano a voce, senza chat e senza abbreviativi. I messaggi si scrivevano in biglietti di carta, e le dichiarazioni d’amore in lunghe lettere. A scuola si andava con il grembiule, per essere tutti uguali, e gli insegnanti avevano un ruolo indiscusso. In televisione, il maestro Manzi insegnava a leggere e a scrivere. I figli andavano incontro a un futuro migliore di quello che avevano avuto i loro padri. Le donne cominciavano a muovere i primi, incerti passi verso la loro lunga e sofferta emancipazione. Non avevano ancora uguali diritti degli uomini per molti aspetti della vita, sebbene fossero quasi sempre i veri pilastri su cui si fondava la buona sorte dell’intera famiglia. Alcune carriere professionali importanti erano loro precluse. Al di là di poche, rare eccezioni, una donna riusciva a brillare soltanto della luce riflessa dell’uomo che le stava accanto. Anche le donne che lavoravano, contribuendo attivamente all’economia familiare, erano sopra ogni cosa mogli e madri. Ma qualcosa stava per cambiare. Le figlie iniziavano a non ragionare più come le loro madri. I nuovi modelli di riferimento giungevano da lontano, e venivano recepiti come esempi di modernità, quali del resto erano davvero. Alla musica dei tanti bravi cantautori italiani di quegli anni, si cominciava ad accostare quella dei Beatles e dei Rolling Stones; la minigonna, inventata da Mary Quant a Carnaby Street, varcava i confini e approdava nel guardaroba delle ragazze italiane, soppiantando la superata, seppur elegante, gonna al ginocchio delle loro madri. Alla fine degli anni ’60 la rivoluzione era dietro l’angolo, e una nuova stagione si apprestava a scalzare la precedente. Tuttavia nessuno sapeva che i costumi di quell’epoca d’oro che stava per concludersi, sarebbero rimasti per sempre scolpiti nella mente di tutti, anche di chi materialmente non l’ha vissuta. Oggi possiamo dire di averne le prove. Quell’epoca non troppo lontana conserva una grande attrattiva, l’immagine di un passato dal fascino discreto e dall’aspetto elegante, in cui la gente guardava avanti e sorrideva, perché il futuro riservava una vita migliore. 

 

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Cristina Cassar Scalia è nata nel 1977 ed è vissuta a Noto. Medico chirurgo specialista in Oftalmologia, attualmente vive e lavora a Catania. Da sempre innamorata di Capri, ha scelto di ambientarvi il suo primo romanzo. Per Sperling & Kupfer è da poco uscito La seconda estate.

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