Manifesto incerto – Frédéric Pajak

Titolo: Manifesto incerto. Ezra Pound chiuso in gabbia, la morte di Walter Benjamin
Autore: Frédéric Pajak
Data di pubbl.: 2022
Casa Editrice: L'Orma editore
Genere: Saggi
Traduttore: Nicolò Petruzzella
Pagine: 222
Prezzo: € 28,00

Continua presso l’editore L’Orma la pubblicazione di Manifesto incerto di Frédéric Pajak, un corposo progetto editoriale in più volumi in cui lo scrittore francese scrive e illustra con meravigliosi disegni il mondo affascinante di Parigi e della cultura del Novecento attraverso gli scrittori e gli artisti che lo hanno attraversato con la loro inquietudine.

In questi giorni esce il terzo volume di Manifesto incerto e ritroviamo Walter Benjamin nei suoi ultimi giorni di vita e le vicende esistenziali del grande poeta Ezra Pound.

Anche questa volta Pajak tiene insieme scrittura e disegno (la china diventa poesia dell’immagine) e ci seduce allo stesso tempo con la sua scrittura che racconta il mondo perduto del grande Novecento.

Le vicende di Benjamin che trova la morte sui Pirenei per sfuggire ai nazisti si intrecciano con la parabola esistenziale di Ezra Pound, il poeta che si compromise con il fascismo e che fu rinchiuso a Pisa in una gabbia.

«Forse più che dalla filosofia, è dalla poesia che nasce la Storia», scrive Pajak mentre ci racconta e ci illustra il secolo breve con le sue atrocità belliche attraverso il volto degli intellettuali.

Manifesto incerto è il ritratto di un’epoca, di un tempo omogeneo e vuoto, per usare le parole di Walter Benjamin in cui le ideologie del Novecento hanno fatto di tutto per accantonare il presente per dimenticarsi nella promessa di un futuro, necessariamente migliore, necessariamente radioso.

I meravigliosi disegni a china con i suggestivi chiaroscuri illustrano il racconto di Pajak che con parole straordinarie ci racconta l’ultimo viaggio di Benjamin che va incontro al suo tragico destino al confine spagnolo dei Pirenei.

Con le stesse suggestioni ci mette davanti il genio di Ezra Pound e ci racconta l’arresto del poeta americano a Rapallo e la consegna agli americani che lo rinchiudono per settimane in una gabbia a cielo aperto.

Qui scriverà Canti pisani, uno dei libri più belli della poesia novecentesca.

Al centro del terzo volume un altro frammento del Novecento che Kajak ci mostra con la china e le parole.

Round e Benjamin, due giganti del pensiero con i loro destini diversi, rappresentano tutto il dramma di un’epoca, quel Novecento affollato di radiosi avvenire che si è sgretolato nel terrore e nella pietà e sul quale l’angelo della Storia continua a volare contemplandone le macerie.

Il progetto di Manifesto incerto è un’impresa letteraria fondamentale e irrinunciabile.

Pajak vaga nel Novecento per ritrovare un passato che è sinonimo di memoria perché come scriveva lo stesso Benjamin: «Per la Storia nulla di ciò che è avvenuto dev’essere mai dato per perso».

All’autore interessa la coscienza del tempo e soprattutto vuole restituire la voce a quanti sono stati costretti a tacere, i miserabili, gli sconosciuti, gli esclusi dalla Storia ufficiale.

Perché la «voce dei padroni e dei vincitori muore nel silenzio dei vinti».

In Manifesto incerto Pajak non omette mai i vinti perché lui scrive con la lucida consapevolezza che è dalla poesia che nasce la Storia.

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