Lo stato di ebbrezza – Valerio Varesi

Titolo: Lo stato di ebbrezza
Autore: valerio varesi
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Frassinelli
Pagine: 317
Prezzo: 18,50

“Alla fine della baldoria c’era nell’aria un silenzio strano

Qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano

alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria

ed in quei visi sazi e stravisti pulsava un’ombra di malattia.

Un artigiano di scoop forzati scrisse che Weimer già si scorgeva

e fra biscotti sponsorizzati videro un anchorman che piangeva.

E poi la nebbia discese a banchi ed il barometro segnò tempesta

ci risvegliammo più vecchi e stanchi, amaro in bocca, cerchio alla testa” .

Questi versi sono tratti dalla canzone di Francesco Guccini “Nostra signora dell’ipocrisia”, scritta nel 1994: mi è venuta in mente quasi subito leggendo i primi capitoli de “Lo stato di ebbrezza” di Valerio Varesi e mi ha ricordato come già allora ci fosse chi era consapevole della deriva ormai iniziata.

L’autore continua la sua personale indagine sull’Italia del dopoguerra e arriva al terzo capitolo, dopo aver pubblicato “Il rivoluzionario” e “La sentenza”. Per coloro che hanno vissuto la storia del nostro paese in questi ultimi trent’anni con un minimo di spirito critico questo libro rappresenterà l’occasione per ripercorrere fatti noti, talvolta dimenticati e singoli episodi che hanno sgretolato etica e illusioni.

“L’Italia s’inabissava e nessuno sembrava preoccuparsene”: così si può sintetizzare l’essenza degli anni Ottanta secondo il protagonista Domenico Nanni. Giornalista nella redazione di “Avvenire”, conosce la compagna Susanna durante i soccorsi ai feriti della strage di Bologna e anche grazie all’intraprendenza e disinvoltura di lei diventa pierre e cavalca l’Italia di quegli anni, interpretando appieno l’edonismo reaganiano allora di moda e sfruttando conoscenze appoggi politici e finanziamenti che piovono da ogni dove. Intanto il debito pubblico cresce, dovunque si cementifica, i valori che hanno animato i decenni precedenti si sfaldano e molti esponenti della sinistra si convertono ai piaceri del capitalismo.

E’ uno sfogo lungo un romanzo quello di Varesi, che ritiene si sia ormai passati in Italia dalla commedia alla farsa e con un sarcasmo crescente accompagna i fatti salienti di quegli anni con uno stile da pamphlet ispirato al “Viaggio al termine della notte” di Céline.

Personalmente alcuni capitoli mi hanno provocato un senso di vera nausea, costringendomi a interrompere la lettura per smaltire la “sbornia”, che viene descritta e rappresentata anche stilisticamente. D’altra parte, “dovesse rimanere un fotogramma di quegli anni Ottanta sarebbe di gente che beve” (pag. 62).

Parliamo dell’Italia in cui abbiamo vissuto, quando qualcuno si rendeva conto che stavamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità e abbaiava alla luna, qualcuno fingeva di non rendersene conto e la grande massa ignara sperperava senza ritegno.

La politica deteriore, dall’ascesa dei socialisti che tenevano in pungo il pentapartito al processo a Berlusconi per il caso Ruby, ha gestito l’Italia. D’altronde “c’era chi aveva capito al volo che cosa servisse per governare gli italiani: un buon piazzista se li sarebbe tirati dietro tutti”.

Un libro da leggere, per indignarsi innanzitutto con noi stessi.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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