Lettera d’amore allo yeti – Enrico Macioci

Titolo: Lettera d'amore allo yeti
Autore: Macioci Enrico
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Mondadori editore
Genere: Romanzo drammatico
Pagine: 276
Prezzo: 19 €

«Prima c’era… ora non c’è più». La scomparsa sembra essere diventata la costante della vita di Riccardo, il padre, e di Nicola, il figlio di quasi sei anni, da quando la loro Lisa è stata colta nel sonno da un improvviso infarto. Passano i mesi e Riccardo continua a sognare la moglie, che gli appare in forme sempre più inquietanti. Decide, quindi, di passare l’estate con il piccolo Nicola a Colombaia, un paese sul mare a prima vista tranquillo. Quando sparisce nel nulla un’animatrice della spiaggia, riemergono altri casi analoghi avvenuti in passato nella stessa zona, uno dei quali riguarda proprio un bambino. I cattivi presagi, oltre che negli incubi, si accumulano anche nella realtà e spetta a Riccardo difendere suo figlio dal buio che li circonda.

Cosa c’entra lo yeti con tutto ciò? Nicola nutre una grande passione per l’uomo delle nevi e ne è affascinato al punto da scrivergli una lettera. Di solito ne parla solo con il padre, ma all’improvviso si mette a discuterne in continuazione con il misterioso vicino di casa, l’anziano signor Inverno. Chi è costui? È buono o cattivo, come mai va d’accordo solo con Nicola? Riccardo, anche un po’ per gelosia, si interroga e teme lo strano legame tra il vecchio e il suo bambino.

È molto difficile, per Riccardo, affrontare un evento così traumatico come una morte improvvisa, soprattutto dovendo cercare le parole giuste per spiegarlo a chi è troppo piccolo per capire fino in fondo. Eppure questo dramma passa quasi in secondo piano rispetto al timore costante di un padre per la sorte del figlio, minacciato da forze oscure che incombono senza mostrare il loro volto. Merito di Enrico Macioci, già autore per Mondadori di Breve storia del talento, che ci tiene sulla corda fino alla fine, in equilibrio tra l’inquietudine e la tensione dei libri di genere (viene in mente uno Stephen King a tinte meno forti) e l’esplorazione più “letteraria” dei legami famigliari. Riccardo si trova a dover ricostruire la propria vita, con tutti i sensi di colpa verso il fantasma della moglie, e allo stesso tempo a educare alla vita Nicola. Entrambe le imprese incontrano degli ostacoli. Provare di nuovo interesse per un’altra donna ha molto a che vedere con il superamento del lutto, così come, da bambini, fare nuove amicizie con i coetanei rappresenta un passo importante per la crescita. Ma non ci si limita solo alla dimensione personale, perché c’è un mistero molto più grande di un caso di cronaca nera in gioco. Alla fine Riccardo è atteso da un regolamento di conti con la radice stessa dei mali che pervadono il nostro mondo, in una prospettiva quasi metafisica, una sfida angosciante ma ineludibile in cui investire tutte le proprie forze.

Dopo l’ultima pagina, forse, anche noi torneremo a chiederci, con curiosità infantile, se in fondo lo yeti in questo libro sia buono o cattivo. E la domanda (proprio come la risposta) acquisterà un altro significato.

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Damiano Latella, classe 1985, piemontese, ama la Francia, la Spagna e gli accenti messi al posto giusto. Pur non traducendo, si tiene in allenamento collaborando con la rivista «tradurre». Non capisce chi si lamenta della mancanza di buoni libri.

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