L’ElzeMìro – Temi e variazioni 5

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                                                                                                        Cartagloria sec. XIX coll.priv. 

                                                 5. Le cartagloria*

                                                                     da Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Il Gattopardo, pag. 113

… Per conto mio mi sembra piuttosto una centenaria trascinata in carrozzella alla Esposizione Universale di Londra, che non comprende nulla, che s’impipa di tutto, delle acciaierie di Sheffield come delle filande di Manchester, e che agogna soltanto di ritrovare il proprio dormiveglia… Oh  cœur blessé de Jesus misé… ricordieux prie pour moi… sur ton… indigne mais fidèle pécheresse…veille… à ce que mon âme soit sauvée je te prie… sur les… pensées de ce corps infâme veille mon Seigneur… écoute mes paroles pleines… de soucis et de blas… phèmes misère… sauve-moi. La povera contessa non ha cent’anni, non di per sé, ma mette ogni volta alla prova pazienze e distrazioni del suo Pirroncello privato, il curato di *** che messe e vespri e rosari viene a dirle in cappella sottoposto ai comandi di lei, di parlé franco e francese che il curato capisce come può, figurarsi anni di scuola per un this is a pen, ma dopo c’è la merenda, dice il tè la contessa che tè non offre ma sughi, dice sughi le spremute e’ frullati di frutta, o vino talvolta, pani, pecorini e prosciutti di cui si delizia il curato, malgrado i conversari ossia gli ascoltari obbligati, con la contessa che di vivere ha la consuetudine e vivere parlando. Il curato ha invece nel cuore le antiche cartegloria di cui la cappella dispone, le corteggia, le brama e le vorrebbe ma tutte sue; del paro però sono care di molto alla contessa che con esse alimenta l’orgoglio di casta, lei propriamente. Le cartegloria, da quei vetri antichi seminati di bollicine di tempo protette, sono incorniciate in cornicette gloriose intagliate nel lusso dell’oro al tramonto; cose che un antiquario borghese n’empirebbe un’intera parete di’ ssu’ salotto, salvo cangiare il cartiglio con uno specchio e buonanotte al secchio. La contessa s’ha a ddire che con Gesù e i sua parenti tutti, un Gesù beninteso a sua immagine e somiglianza, probabile ospite esotico dans le Monde, ingl. Society, scrive e parla francese, Oh non fu le bbondieu che a Babele créa le franceseestatica smiles l’aristocratica – E allora ha d’esse’ parlato; e prega e riempie i messali, di commentari minuti minuti in francese, di cui il curato, con qualche ragione, snasa odor d’eresia ma come d’uso ne tacet et absolvit, pel resto prudenza. Renitente ai viaggi da sempre, ostile persino al prevederne, la vecchia contessa sfoglia ogni giorno i giorni d’un calendario piccino che tiene sul comodino, come a contarne l’avvicendarsi prima del viaggio cui vano è sottrarsi, l’ultimo, forse seccata dal fatto che quello, il primo sarebbe per lei. E prega, oh se la prega, Moi rien de rien de rien tissu Seigneur je te prie… laisse saigner mon chemin à jamais… de ton sang nourrissant… la plaie que je suis… laisse-la épanouir au soleil… de ta richesse infinie… Seigneur bénit… ton humble servante… te prie… arme Seigneur… de ton esprit… ton fier et joyeux holocauste… pour qu’il puisse être fort et dans ta gloire… se réjouir… amena e nell’estasi là per lo highest hangman, boia e impiccato, è nostro l’inglese, la contessa placa non si sa ma qualcosa, sospira, sospira il curato e la benedice. Poi via di cappella di corsa alla merenda. Il francese fa miracoli.

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*Da Enciclopedia Treccani: cartaglòria s. f. [comp. di carta e gloria2] (pl. carteglòria). – Tabella che, dal sec. 16°, si usava porre nel mezzo dell’altare delle chiese cattoliche, con alcune orazioni della messa stampate in caratteri chiari, per aiutare la memoria del celebrante (in origine prob. solo il Gloria, da cui il nome); divenute poi tre, le tabelle, racchiuse in cornici di legno intagliato e dorato, talvolta di metallo, erano poste: una nel mezzo (la sola prescritta), con preghiere del Canone e dell’Offertorio, e generalmente anche altri testi, tra cui il Gloria e il Credo; una sul lato dell’Epistola, contenente il salmo Lavabo; e una sul lato del Vangelo, con l’inizio del Vangelo secondo Giovanni. L’uso delle cartegloria è stato abolito con la riforma liturgica del 1965. A  quei cui fastidiasse  quivi a  seguiire l’uso della lingua franca qui nei territori peraltro della Cisalpina, suggerisco di controllare in Tolstoj le pagine d’apertura di Guerra e Pace. L’Elzemiro è ben lungi dal pretendersi simile al conte russo ma del conte pei conti prende a prestito il diritto al francese onde fornisce qui una traduzione letterale. 1. Oh cuore ferito di Gesù misericordioso prega per me, sulla tua indegna peccatrice veglia, ché la mia anima sia salvata ti prego, sui pensieri del mio infame corpo veglia o Signore, piene di affanni ascolta le mie parole di miserie  blasfeme. 2. Io, nulla di nulla intessuto dal nulla ti prego signore, fa ’ sanguinare  il mio cammino per sempre, del tuo nutriente sangue… lascia che la piaga che sono fiorisca al sole della tua infinita ricchezza…signore benedetto, umile tua serva serva ti prego, del tuo spirito arma Signore il tuo fiero e gioioso olocausto, perché possa essere forte e rallegrarsi nella gloria tua.

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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