L’ElzeMìro – Tagliata di manzi alla Shakespeare

Kounelkas Il monte delle croci a Vilnius                                   Josef Koudelka – La collina delle croci – ©Magnum

Nel sesto giorno del primo mese al suo sesto anno di regno, le petit roi Dagoberto bambocciava grullo nei corridoi, circondato dagli sguardi obliqui di ogni cortigiano che ritenesse meglio adeguato sé a quel trono cui il monarca picciotto non arrivava invece alla seduta, e di ogni tata che scocciata dalle cure al regale nano, fantasticasse di accudire un adolescente, ma alto e tosto e da sverzàre di sua mano. Amen, le tate erano nel cuore della reggente regina vedova che, indifferente al prezzo di doni e regalìe, di quell’affetto dava prova in occasioni ripetute. Per questo e altri utili motivi la donna venne in uggia al duca***, già vedovo due volte delle sorelle, defunte ad arte, della regina stessa; così in una notte di luna d’inverno l’uomo si prese con la cognata le libertà che in quel regno più che abusate erano consuete, la ingravidò, la sposò; nuovo pargoletto, nuove tate e ulteriori sguardi obliqui; e per la regina, di lì a poco, as he liked. Tre volte vedovo ma re, ope legis benché legge non significhi diritto, il duca che con quello tiepido ancora della regina, era al terzo suo diletto e delitto, venne come d’uso in uggia al suo figliolo di secondo letto. Nata difatti dalla prima delle due passate spose, sciolte da lui come mosca fa del proprio cibo, per cautelarsi il duca assegnò la primogenita al suo secondo scalpitante che, a promessa data, la ingravidò. Subito l’erede fu oggetto di tate e malumori; la puerpera invece fu inviata dal marito al mare, avvenne però che il caso, alcuni dissero dio in una delle sue tre non chiarite persone e altri smagati un sicario, precipitasse la giovane giù da una scogliera. Passò del tempo su quelle consanguineità sanguinose, la corte prosperava nel male di poca e soverchiante regalità, il regno sonnecchiava povero, occupandosi di calcio e giochi senza olimpo. Di poche parole, sufficiente nobiltà e molti desideri l’uomo-ombra e segretario del re-duca ordì pertanto con successo una congiura di palazzo. Scellerato tanto da decapitare eredi e tate e congiurati, da appropriarsi dei privilegi e fin dei banchi in chiesa, non fu però abbastanza sanguinario da disfarsi di chiunque, così che ognuno, sopravvissuto allo sterminatore, passò per il rancore alla rivolta. Carico del regal tesoro fuggì per mare l’angelo nero e lì tra flutti neri scomparì. Il paese attende come d’uso un redentore.

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Carmelo Bene – Riccardo IIIhttps://www.youtube.com/watch?v=26mGL_MrZbY

Charles Trenet - Le bon roi Dagoberthttps://www.youtube.com/watch?v=J2MfRUhS_ZY

Curzio Malaparte – Tecnica del colpo di Stato – Adelphi

William Shakespeare, Mc Lellan – Riccardo IIIhttps://www.youtube.com/watch?v=tIGaa2r0Jbc

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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