Il tempo migliore della nostra vita – Antonio Scurati

Titolo: Il tempo migliore della nostra vita
Autore: Scurati Antonio
Data di pubbl.: 2015
Casa Editrice: Bompiani
Genere: Romanzo
Pagine: 267
Prezzo: 18,00

L’ultimo romanzo di Antonio Scurati parte dal ritrovamento, avvenuto nel 2011, della lettera con la quale Leone Ginzburg, giovane professore universitario, rinuncia a giurare fedeltà al regime fascista. La scoperta di questo documento porterà lo scrittore a ragionare sulla figura dell’intelletuale antifascista che ha avuto il coraggio di rinunciare ad un lavoro sicuro pur di essere fedele alle sue convinzioni.

Il libro infatti inizia con un forte no, potente come la figura di Leone, che segna la sua fine sociale e lavorartiva. Un affermazione fiera da uomo libero “contro i simboli della morte” (pag 9) in contrapposizione contro l’atteggiamento passivo di tanti intellettuali del suo periodo  che hanno piegato la schiena. La figura di Leone si contrappone, in tutto il libro, a quelli che per viltà ed opportunismo non hanno lottato e hanno chiuso gli occhi. L’oggettività con cui l’attore menziona i pochi professori coraggiosi (per l’esattezza tredici) che si sono opposti, con il loro animo fiero,  ad un regime oppressivo e totalizzante è come uno specchio che mostra luci ed ombre di tutte le persone coinvolte. Il giudizio dell’autore è tagliente come una lama. Scurati usa frasi scarne scandite da verbi che esprimono chiramente l’agire di questi intellettuali opportunisti. “Chinano il capo e basta. Giurano, firmano, si accodano” (pag 11). La forza del no di Leone è un metro di paragone con la viltà anche di quelle  persone che hanno fatto dell’antifascismo la loro bandiera. Giole Solari, al termine della guerrà dirà “non ebbi il coraggio, nè dell’esempio, nè del sacrificio”. (pag 11)

I sacrifici che dovrà sopportare Leone per il suo antifascismo militante saranno costanti e duri da sopportare. Quello che noi lettori percepiamo però è l’energia positiva con cui Leone affronta anche prove dure come i quattro anni di carcere.  Queste sono le parole di Leone con cui descrive la sua cella “L’ambiente è piccolo, stretto ma in fondo non molto diverso dallo studiolo. Bisogna solo abituarsi a dormire con la luce accesa” (pag 65). Leone sembra una fiamma che si erge contro il buio dell’oscurantismo e dell’ignoranza. La sua resistenza non sarà di quelli che combattono in campo aperto contro il fascismo, ma di chi, nell’ombra, con il suo paziente lavoro di traduttore e curatore darà speranza agli italiani per un futuro migliore.

L’opera di Leone sarà sempre nascosta. Il regime gli impedì infatti di firmare le opere del suo ingegno che fossero traduzioni dei celebri scrittori russi o la revisione filologica di grandi autori della lettera. Leone era tanto fiero nella sua opposizione al regime quanto maniacale e preciso nella sua opera di traduttore e di curatore tanto da scontrarsi con il suo amico Giulio Einaudi che aveva talvolta fretta di pubblicare le opere. Leone ha un’amore sviscerale per il popolo presente e futuro, si sente investito da una missione sacra ed il suo lavoro sarà tanto accurato e preciso perchè crede nella missione salvifica della letteratura contro il buio dell’ignoranza che porta alla violenza ed al fanatismo. “Un sentimento d’amicizia, di consentaneità, di fratellanza verso il lettore sconosciuto di un tempo ancora increato” pag 117.

Questa forza titanica di Leone che nonostante il carcere, l’esilio, la perdita della cittadinanza italiana continua a credere nei suoi ideali di lotta si contrappone alla debolezza di chi come Cesare Pavese si nasconde nella sua campagna, si crogiola nei suoi fallimenti amorosi ed arriva anche a momenti di esaltazione per la guerra del duce con questa frase che mostra tutto il so amore per lo sforzo bellico “Noi siamo entrati in guerra poco preparati eppure resistiamo da due anni. Chi lo avrebbe detto?” (pag 155).

L’autore se da una parte mette in contrapposizione il titanismo di Ginzburg contro la viltà di chi per opportunismo rimane nel gregge del regime fascista, dall’altra parte mette in parallello la vita dei suoi nonni che hanno resistito con l’umiltà e la semplicità della loro vita lavorativa. Scurati ha saputo raccontare la storia del grande professore antifascista quanto quella degli umili lavoratori (che fossero attori di strada, macellai o operai) tutti accomunati dalla forza di non piegarsi di fronte alle lusinghe del regime fascista.

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