Il nazista e il barbiere – Edgar Hilsenrath

Titolo: Il nazista e il barbiere
Autore: Edgar Hilsenrath
Data di pubbl.: 2010
Casa Editrice: Marcos y Marcos
Genere: Narrativa
Pagine: 376
Prezzo: 12 €

Se cercate un manifesto sull’indifferenza non potete assolutamente sbagliare, questo libro farà per voi e vi toglierà anche tanti dubbi. La storia dell’ariano Max Schulz, figlio di cinque padri, sterminatore nazista e camaleontico barbiere, pioniere dello Stato ebraico, è una cinica e ironica parodia sull’incapacità dell’uomo di ponderare le proprie scelte.

Hilsenrath, scrittore ebreo, prossimo alle novanta candeline, può ancora oggi essere considerato un autore di nicchia. Stesso io mi sono avvicinato a questo testo con molti pregiudizi, ma l’ignoranza tira sempre brutti scherzi. Un po’ come avviene al protagonista di questa storia, che ignora completamente le conseguenze delle sue azioni e il peso delle scelte che compirà.

Ma questo non è un libro moralista o il solito piagnisteo sull’olocausto che cerca di far breccia nella molle sensibilità del lettore. Hilsenrath preferisce l’ironia al pietismo. Si affida a una prosa violenta, irruenta e scostumata. Alcuni passaggi non avrebbero sfigurato in un libro di Bukowski.

Il nazista e il barbiere è stato pubblicato nel 1976 e fino ad allora nessun scrittore ebreo aveva trattato lo sterminio ponendosi dalla parte dei carnefici. Prima di tutto Hilsenrath crea un personaggio potente come Max Schulz, che dopo un’infanzia tutt’altro che tranquilla decide di diventare barbiere. Il suo migliore amico è Itzig Finkelstein, ebreo, e figlio di un noto barbiere che gestisce un salone di fama internazionale. Nonostante questo, Schulz entra nelle SS, diventa sterminatore, uccide i membri della famiglia Finkelstein. Finita la guerra riesce a sfuggire ai partigiani e ai russi. Dopo essere tornato in Germania si appropria dell’identità di Itzig Finkelstein, segue i precetti dell’ebraismo e, addirittura, si trasferisce in Palestina per combattere al fianco dei coloni ebrei, in favore nascente Stato di Israele.

Tutto questo Hilsenrath ce lo racconta in poco meno di 400 pagine con una scorrevolezza impressionante. Leggendo questo libro rideremo delle peripezie di Schulz e dei grotteschi personaggi, così simili a quelli che riempiono i dipinti di Otto Dix. Uomini e donne storpi, abbruttiti, sessualmente malati, sporchi, ma che non cercano redenzione. Tutti, non solo Schulz, sono come canne al vento in cerca di un posto al sole. Vogliono stare sempre con i vincitori.

Il secondo punto a favore di questo romanzo è il seguente: nel 1976 nessuno avrebbe mai scritto una storia di denuncia sul comportamento degli ebrei in Palestina. Hilsenrath, invece, è il primo che tratta questo spinoso argomento. Lo Schulz sterminatore, diventato poi l’israelita Finkelstein, assiste e partecipa alla strategia del terrore che gli ebrei mettono in atto per conquistare buona parte della Palestina. E proprio questo aiuta Schulz ad assolversi dalle atrocità commesse mentre era nei campi di sterminio tra le fila delle SS.

Per il protagonista l’ideologia nazista è sostituita da quella sionista. Ma per Schulz-Finkelstein nessuna delle due ha avuto importanza. Entrambe sono state solo comode trincee dietro cui ripararsi dall’impellente bisogno di scegliere e, quindi, di partecipare responsabilmente alla storia. Ecco perché questo libro è un manifesto sull’indifferenza. Questo romanzo, infatti, parla di coloro che salgono sul carro dei vincitori. Di loro si può solo ridere, ed è per questo motivo che Hilsenrath usa l’umorismo.

Schulz, insomma, è indifferenza e pusillanimità; è vergogna e omertà. Ma è anche la Storia di fronte alla quale nessuno può assolversi e nessuno può proclamarsi innocente. Davanti alle grandi tragedie dell’umanità e alle violenze tutti hanno una parte di responsabilità.

Pertanto, la morale della favola è la seguente: tutti siamo chiamati a scegliere e ad assumerci le responsabilità delle nostre azioni. Come diceva Sartre l’uomo è condannato ad essere libero… anche quando la violenza diventa irragionevole.

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Martino Ciano

Classe 1982, vive a Tortora, comune della provincia di Cosenza. Promesso ragioniere, lascia la partita doppia per la letteratura, la poesia, la musica e il giornalismo. Si laurea in Scienze Storiche all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente è corrispondente per l’emettente televisiva Rete 3 Digiesse. Nel 2011, l’incontro con Gli amanti dei libri, per cui cura la rubrica Amabili letture. Collabora anche con le riviste letterarie Euterpe, Satisfiction e Zona di Disagio di Nicola Vacca. Ama scrivere racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati su siti e riviste on-line. Tra questi, La logica del difetto è nel catalogo dalla Bla - Bookmark Literary Agency di Paolo Melissi. La sua pagina personale facebook è Dispersioni 82. AMABILI LETTURE: I libri che mi piacciono, i classici che mi hanno formato, il profumo delle parole che mi hanno riempito l’anima. Sono un lettore anarchico, che si sposta da un genere all’altro con il solo obiettivo di saziare le mie curiosità. Voglio condividere con voi le mie impressioni sulle opere che mi hanno reso un divoratore di parole. In questo spazio verrà data voce agli esordienti, agli autori dimenticati, ai poeti, ai sognatori, agli irregolari. La letteratura è arte e scrivere d’arte è il mestiere più bello del mondo.

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