Francesco Recami vince il Premio Chiara 2015

Vittoria di misura per Francesco Recami con “Piccola enciclopedia delle ossessioni” (edito da Sellerio), che si aggiudica il Premio Chiara 2015 con 61 preferenze contro le 55 totalizzate da Mauro Covacich, con “La sposa” (edito da Bompiani), già secondo allo Strega. Terzo con 21 preferenze il ticinese Alberto Nessi, autore di “Milò”, pubblicato da Casagrande. A Covacich è andato invece il riconoscimento della stampa.

Segnalato poi il volume di Giovanni Pedrazzini con “Dove nasceva l’amore”, che ha raccontato una piccola comunità della Valle Maggia in Canton Ticino e premiato con la pubblicazione per la casa editrice Macchione il vincitore del Premio Inediti, il napoletano Salvatore Zeno con “Chi tene ‘o mare”, dedicata a Pino Daniele.

La cerimonia finale del Premio, organizzato da 27 anni dall’Associazione Amici di Piero Chiara, rappresentata dal presidente Romano Oldrini e dalla direttrice artistica Bambi Lazzati, si è svolta ieri come da tradizione nella Sala Napoleonica delle Ville Ponti a Varese, dove il sempre brillante ed ironico Andrea Vitali (vincitore a sua volta nel 1996) ha intervistato i tre finalisti.

Ecco le nostre note di lettura dei tre volumi:

Recami è un fine indagatore della quotidianità e lo fa con ironia, ma non con leggerezza. Si ride molto, ma la sensazione che pervade il lettore è anche un certo fastidio nel momento in cui si accorge che le meccaniche descritte sono familiari. Forse è un modo, come dice l’autore, per prendere le distanze dall’angoscia e frenesia che ci ossessionano.

La raccolta di Covacich colpisce per la costruzione originale, che racchiude temi complessi e talora drammatici, ma anche testi apparentemente più leggeri in una costruzione raffinata e curatissima. Si parte anche da vicende di cronaca selezionate dall’autore o tratte dalla sua autobiografia lette sotto il filtro di un sentimento di base: l’incompiutezza delle vite moderne, che lo scrittore ha saputo indagare in profondità.

I racconti di Alberto Nessi, invece, guardano non solo al presente, ma anche ad un’epoca passata (dagli anni trenta alla Seconda Guerra Mondiale) per mettere in rilievo semplici esistenze di persone comuni che si fanno grandi e le vite diventano epica.

 

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