A tu per tu con… Joumana Haddad

Al Salone Internazionale del Libro di Torino abbiamo incontrato Joumana Haddad, scrittrice, traduttrice e giornalista libanese, in occasione della presentazione del suo nuovo libro Superman è arabo, un saggio in cui analizza la figura maschile tipica del mondo arabo. Abbiamo approfittato della sua presenza per farle alcune domande su questo libro dal titolo molto particolare.

In “Superman è arabo” ha scelto di parlare degli uomini, come mai?

Dopo il saggio in cui ho voluto parlare della condizione femminile nel mondo arabo, ho pensato fosse giusto coinvolgere anche il mondo maschile, perché io non credo in un cambiamento a senso unico e, per questo, credo che sia necessaria anche una rivoluzione nel mondo maschile. Bisogna aiutare gli uomini a liberarsi da questo peso di essere sempre superman, perché purtroppo la mascolinità è legata soprattutto a valori negativi, come la violenza, l’oppressione, il sessismo, quindi ho voluto parlare di queste tematiche coinvolgendo gli uomini. Un mondo in cui il potere matriarcale prende il sopravvento su quello patriarcale mi sembra un’alternativa sbagliata: dobbiamo avere il coraggio di lavorare insieme per arrivare a un mondo in cui ci siano pari dignità, rispetto e una complicità necessaria.

Il mito di Superman è tipicamente occidentale: da dove deriva e perché l’ha scelto?

Non direi che è solo occidentale: è stato inventato in Occidente, ma anch’io ho letto le vicende di Superman, anche se  ero maggiormente attratta da Clark Kent, l’uomo autentico, gentile e un po’ timido e ricordo la frustrazione che provavo quando si trasformava in Superman. Quando ho iniziato a scrivere questo libro ho trovato che il personaggio di Superman fosse perfetto per descrivere questa “malattia” del mondo arabo, presente nel mondo politico, religioso. Bisogna ricordare che non è questa la vera forza: gli uomini dovrebbero ammettere che hanno punti deboli e che, per mostrare la loro forza, non è necessario opprimere tutti coloro che sono in una posizione meno privilegiata, come le donne e gli omosessuali.

Quali poteri ideali dovrebbe avere un Superman moderno?

Io non credo che debba avere dei poteri: io credo che dovremmo vivere in un mondo dove questo terrorismo del controllo non esista più e, quindi, parlerei delle qualità ideali di un uomo vero e non di superman, un uomo vero che è rispettoso, che ha la forza di credere nelle capacità dell’altro sesso, perché ci vuole forza per farlo e che vuole costruire un rapporto di complicità e uguaglianza con le donne.

Le parole possono essere un potere molto forte: quali sono le peculiarità che attribuisce lei alle parole?

Le parole per me sono state un’arma di sopravvivenza: sono cresciuta in un Libano piegato dalla guerra civile; fin da ragazzina ho dovuto fare i conti con la paura, la morte, la violenza e il rischio di perdere le persone che amo o di essere uccisa. L’unica cosa che mi ha salvato è stata la parola, letta e scritta, la possibilità di esprimere la sofferenza mia e di molti altri. Non credo che la letteratura possa necessariamente cambiare il mondo, ma può accendere in noi quella forza e quella speranza necessarie per provare a cambiare qualcosa.

Qual è la sua esperienza di donna in carriera in un paese in cui la donna riveste un ruolo più famigliare?

Ho combattuto molte battaglie, ma nel giornale per cui lavoro, An Nahar, regna la libertà d’opinione e questo mi ha molto incoraggiato, non essendo un ambiente discriminatorio. Sicuramente ogni donna che fa carriera incontrerà sempre dei “macho” che tenteranno di farle perdere fede in se stessa, ma una donna deve concentrarsi sugli aspetti positivi e continuare a camminare verso il suo scopo, senza dare troppa importanza a questi sforzi negativi. La mia forza fondamentale è stata quella di liberarmi dal giudizio degli altri: voglio vivere la mia vita per accontentare i miei principi e le mie idee, non per soddisfare le aspettative altrui.

C’è un messaggio che le piacerebbe lasciare ai lettori?

È una cosa che credo valga per entrambi i Paesi, il Libano e l’Italia: la mia convinzione è che i diritti delle donne non siano un lusso, ma una condizione necessaria per arrivare a una vera democrazia e a una vita degna per tutti. I diritti della donna dunque non sono un lusso e dobbiamo esserne tutti convinti, non solo gli uomini, ma anche e soprattutto noi donne.

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