A tu per tu con… Jill Santopolo

IMG_4365Un pomeriggio di fine maggio, con il sole ancora alto e chiaro, al Fioraio Bianchi – Brera Milano: è l’occasione perfetta e non sostituibile per incontrare Jill Santopolo.

Newyorkese d’adozione, ma nell’anima, è l’autrice del nuovissimo Il Giorno che Aspettiamo (Nord), uscito nelle librerie italiane il 22 maggio 2017, ed in corso di traduzione in ben 30 Paesi.

E’ il romanzo destinato a diventare la love story di riferimento dei prossimi decenni, già affermato caso letterario internazionale. La storia di due ragazzi, Lucy e Gabe, che l’11 settembre 2001 si scambiano una promessa, destinati a due vite diverse si perdono per ritrovarsi tredici anni dopo in balia di un’ultima, decisiva scelta, che cambierà le loro vite.

E noi l’abbiamo conosciuta così, una giovane donna acqua e sapone che nella vita di tutti i giorni dirige una famosa casa editrice di libri per bambini: solare, sorridente e amante dei libri per eccellenza!

C’è qualcosa di davvero magico nell’innamorarsi per la prima volta: sapere che quel qualcuno ti sceglie per la persona che realmente sei…

Come è costruire una storia sul contrasto amore-distruzione, binomio che ha caratterizzato questo romanzo così fortemente legato all’11 settembre 2001?

Io mi trovavo a New York in quel giorno, ero all’università ed è stato un giorno molto particolare perchè all’improvviso ci siamo sentiti tutti vulnerabili. E in questa condizione di vulnerabilità si sono creati dei legami molto forti: è stato proprio quell’evento che ha reso possibile una connessione così intima tra i due protagonisti del romanzo. Lucy e Gabe probabilmente non si sarebbero amati così intensamente e non avrebbero sviluppato un legame così forte se in quel momento le loro difese non fossero crollate. È grazie a questo abbattimento delle difese che è accaduto, ed anche le decisioni future ed il corso della loro vita probabilmente non sarebbe stato così se non ci fosse stato quell’evento ad influenzarli.

IMG_4300Scrivere a proposito dell’11 settembre 2001 ha comportato un carico emotivo? È vero, in questo caso, che la scrittura aiuta a rielaborare un momento o emozioni vissute?Quello che è successo ha molto influito sulle nostre vite, sulla persona che sono diventata. Parlare di quell’evento mette molta pressione, ma la pressione che ho sentito maggiormente era il desiderio di raccontarlo nel modo giusto, descrivendo esattamente tutte le sensazioni che io e tutti i Newyorkesi abbiamo provato in quel momento,  e di farlo anche con delicatezza. Non volevo che i lettori fossero infastiditi da un mio resoconto poco preciso o che non rispecchiasse le loro sensazioni e quello che hanno provato. Questo è quello che mi stava più a cuore: ho cercato quindi di dettagliare al massimo tutte queste esperienze.

Il romanzo è dedicato alla città di New York e non ad una singola persona.

I Newyorkesi in quel momento hanno dimostrato di essere in grado di restare uniti, ed è per questo che penso che New York sia una città meravigliosa. Con le sue diversità, difficoltà, questioni di soldi… ma è una città unica e i Newyorkesi sono stati davvero bravi ad essere uniti in quell’occasione.

Normalmente scrivi libri per bambini, come è cambiare pubblico, in termini di età?

Alla fine scrivere una storia è scrivere una storia, che tu la stia raccontando ad un pubblico di 15 anni, 24 o 35. I bambini hanno una diversa mentalità, il contenuto è importante, bisogna prestare attenzione ad usare riferimenti che siano in grado di capire e che richiamino esperienze che abbiano vissuto. In particolare in un libro per bambini è fondamentale il ritmo, deve mantenere alta l’attenzione: hanno così tante altre cose da fare che non è semplice far sì che continuino a leggere! Ho cercato di applicare questo tipo di accorgimento anche al mio titolo per adulti, sperando di averlo fatto con successo.

“Il giorno che aspettiamo” è quella che tutti chiameremmo, per eccellenza, love story. C’è una storia d’amore nella letteratura che ti ha segnata e quindi ispirata?

La storia d’amore che più ha impresso il segno su di me e anche su questo romanzo è il primo triangolo amoroso che ho letto, ad 11 anni: Lancillotto, Ginevra e Re Artù. Il fatto che una regina allo stesso tempo potesse amare due uomini in due modi così profondamente diversi mi ha davvero incantato e segnato.

In conclusione vi comunico che il marketing americano di Jill ha diffuso le copie del libro con tanto di pacchetto di fazzoletti annesso…! E allora, ci aggiorniamo a fine lettura.

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