A tu per tu con… Clara Sánchez

Clara Sánchez ha raggiunto il successo mondiale con Il profumo delle foglie di limone, ha vinto il premio Alfaguara nel 2000, il premio Nadal nel 2010 e nel 2013, con il suo ultimo romanzo Le cose che sai di me, il premio Planeta. Abbiamo avuto il piacere di trascorrere qualche ora in compagnia della scrittrice spagnola che, in occasione dell’uscita in Italia del suo ultimo romanzo, ha incontrato a Milano i blogger e la stampa.

Tra una pizzetta ed una focaccina, con un bicchiere di Prosecco in mano, la Sánchez ha risposto ad alcune domande che le abbiamo posto.

“La vita è come aprire un libro ed entrarci”. Così esordisce la scrittrice e, dopo averci ringraziato per il lavoro che facciamo e per la nostra presenza, ci dà la possibilità di soddisfare le nostre curiosità. Ecco i punti salienti della nostra chiacchierata.

Come mai ha scelto come punto di partenza l’incontro tra Patricia e Viviana?

Questa scelta nasce dalla necessità di Patricia che qualcuno le apra gli occhi; una voce le dice che c’è qualcosa che non va nella sua vita perfetta, Viviana la obbliga a trasformare la sua vita. La magia? E’ immaginazione, è quello che faccio io quando scrivo: gioco con la realtà. Tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, religione, magia… Razionalmente non credo nella magia ma credo fortemente nell’intuizione, ci scrivo e ci vivo; mi porta dove non arriva l’intelligenza razionale, arriva attraverso quello che sentiamo e vediamo e spesso non ce ne accorgiamo. In questo romanzo la sensitiva Viviana è il Sancho Panza di Patricia che è un don Chisciotte al femminile.

Patricia ha 26 anni, un’età critica nella quale si trova davanti a molti cambiamenti. Si può definire “Le cose che sai di me” un romanzo di formazione?

Sì, Patricia ha un’età in cui si ha bisogno di formare la propria vita con quello che ci offre e con la nostra immaginazione, c’è quello che vorremmo e quello che abbiamo. Per me i 26 anni sono stati cruciali, è stato un periodo pieno di angoscia e stimoli. Patricia ha tutto nella vita, ma è quello che vuole davvero? Il suo grande successo porta anche molta pressione. Il successo è una delle droghe più pesanti, bisogna stare attenti. Questa storia parla di immagine, siamo impregnati dall’immagine di bellezza e successo; la stessa energia che si impiega a ricercare un’immagine perfetta andrebbe impiegata in cose più importanti.

Quanto pesano i temi del sospetto e della ricerca della verità nei suoi romanzi?

Sono due temi sempre presenti. Viviamo senza sapere che cosa succederà domani, l’intrigo psicologico e la suspance sono parte della quotidianità. Quando chiediamo a qualcuno come sta, la risposta non sarà mai la pura verità, ci piace narrare qualcosa di vero, qualcosa di voluto, qualcosa che appartiene ad altri; siamo narratori innati. Quello che mi piace di più scrivere sono storie dal punto di vista della mente dei protagonisti (come “Il giro di vite” di James o come nel caso del film “Uccelli” dove la protagonista non si accorge di quello che le accade intorno). Verità? Fantasia? Tutto è un passaggio da una mente all’altra, un po’ di verità, un po’ di invenzione…

In questo libro ritroviamo il realismo magico delle scrittrici sudamericane?

Non mi ispiro al realismo magico, questo romanzo è esistenzialista, l’esistenza dell’essere umano ha varie possibilità. I miei romanzi non sono realisti, io cerco lo straordinario. In ogni caso il Messico mi ha ispirata, sono stata al mercato di Sonora, le impressioni che mi ha dato la parte dedicata alla magia le ho riportate nella descrizione della casa di Viviana.

La struttura ciclica del romanzo è funzionale alla paranoia della protagonista?

Sì, il ciclo rappresenta una spirale paranoica; Patricia sospetta di tutti, succede perchè conosce Viviana, le crede perchè è già predisposta. Devo confessare che ho vissuto la stessa situazione di Patricia, ho avuto vari incidenti e ho pensato a come fosse possibile tutto questo… la risposta è la paranoia.

La Sánchez, poi, ci ha parlato della scelta del tema della morte per questo romanzo, spiegando che la gente sente il bisogno di parlare di ciò che ci preoccupa. Nel caso de Le cose che sai di me, oltre alla morte, è l’amore l’altro grande tema. Infatti se non vivessimo di grandi passioni saremmo come morti. Amare può fortificare o debilitare, può diventare schiavitù, manipolazione. All’inizio del romanzo, Patricia è come Anna Karenina, poi però non diventa vittima della sua ossessione; Patricia lotta per non morire per amore.

Parlando dei personaggi dei suoi romanzi, Clara Sánchez ci dice che sono tutti ispirati a persone reali, ad esempio Irina (il capo di Patricia) è ispirata al primo capo di Clara stessa e Viviana ad una sua amica dei tempi della scuola. I personaggi comunque si evolvono, perchè dietro ad ogni persona c’è una storia che non possiamo neanche immaginare. La scrittrice mantiene sempre la relazione con i suoi personaggi, li odia o li ama e non sopporta che al lettore siano indifferenti; “le persone mi intrigano” aggiunge. Il suo personaggio preferito in assoluto è quello ispirato a sua madre nel romanzo “Desde el mirador” (non pubblicato in Italia); infatti in ogni suo romanzo il ruolo della famiglia è fondamentale .

Clara Sánchez ci parla inoltre della paura; ammette che la sua è quella del rifiuto e aggiunge che “c’è una paura che ingloba la società in generale; siamo tutte come Patricia che prima non si rendeva conto di essere ingannata, poi diventa diffidente. In questo periodo di crisi è comune, dobbiamo lottare per avere un maggior giudizio critico per avere più controllo e responsabilità”.

Parlando dell’importantissimo premio Planeta, la scrittrice confessa di aver partecipato utilizzando uno pseudonimo, Josè Calvino, e ci rivela che, nella scelta, si è ispirata a suo padre e al grande scrittore italiano. 

Come ultima cosa, prima delle foto e degli autografi, le chiedo che effetto le fa vedere tutti quei cartelloni pubblicitari in giro per Milano e lei, in tutta sincerità risponde “Penso che sverrò quando li vedrò!”

Ringraziamo Clara Sánchez per la sua disponibilità e gentilezza e la casa editrice Garzanti che ci ha dato la possibilità di incontrarla.

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