A tu per tu con… Anita Nair

Anita Nair vive a Bangalore, in India. Il satiro della sotterranea. Racconti urbani e gotici è il suo primo libro. Nel 2001, ha pubblicato il suo primo romanzo, Un uomo migliore, che ha ottenuto un notevole successo di critica e di pubblico. Nel 2002, Cuccette per signora, il suo secondo romanzo, si è imposto come uno dei maggiori bestseller internazionali. Neri Pozza ha pubblicato tutti i suoi libri fino a quando i diritti per l’Italia sono passati a Guanda. L’autrice indiana è tornata recentemente in libreria con La ferocia nel cuore, primo noir che la Nair ha ambientato nella sua terra d’origine. Nella suggestiva cornice del Festivaletteratura di Mantova abbiamo avuto modo di incontrarla e di rivolgerle qualche domanda.

Recentemente ha deciso di cimentarsi nel noir, genere diverso dai suoi precedenti libri. Come mai questa decisione?

Ho preso questa decisione nel maggio del 2010, in quel periodo stavo scrivendo un romanzo storico e all’improvviso ho visualizzato una scena che mi sono resa conto non poter inserire nella trama dei miei romanzi scritti fino a qui, così ho deciso di provare questa svolta cimentandomi appunto nel noir.

Come descriverebbe Gowda, il suo protagonista? Quali aspetti le piacerebbe sottolineare?

Gowda è un tipico esempio di ispettore indiano, inizialmente motivato da grandi idee, ha l’intento di cambiare il mondo, ma ad un certo punto del suo percorso diventa una persona disillusa e perde ogni speranza. E’ vicino alla cinquantina, quindi sta attraversando una crisi di mezza età, addirittura non viene preso sul serio quando sostiene che l’assassino possa essere un serial killer e quindi vuole dimostrare sia al dipartimento di polizia sia a sé stesso la correttezza delle sue intuizioni e l’inalteratezza delle sue abilità che lo avevano contraddistinto come investigatore fino a quel momento.

Quanto è importante il contesto India nella storia?

Il contesto indiano è assolutamente rilevante, penso di poter dire che senza non esisterebbe il libro. Parlo di diversi temi tra cui i transgender, molto comuni in India, parlo della politica della città, parlo di tradizioni caratteristiche del mio Paese. Senza Bangalore, città in cui è ambientato, il romanzo sicuramente non sarebbe così efficace. Oserei dire che la città è una dei protagonisti del mio racconto.

Come mai ha tenuto a precisare che i transgender sono molto comuni in India?

Negli ultimi dieci anni li ho visti praticamente tutti i giorni nel percorso tra casa mia e la città, non è quindi stato intenzionale, è stato normale per me inserire nella prima scena del libro un uomo che si traveste da donna. Il fatto di vedere tutti i giorni questa realtà mi ha spinto a rappresentarla nel mio libro.

A quali autori si è ispirata per questo giallo?

In realtà io non leggo libri gialli, ho iniziato a leggerne alcuni quando ho scritto il mio ultimo romanzo per capire un po’ come strutturare questo genere di narrazione, prima non avevo idea dell’impostazione che caratterizza questo genere. Ho cercato inoltre di inserire in questa storia la sensibilità con cui ho scritto i miei precedenti libri, lasciandomi così guidare da essa.

Come nasce la sua passione per la scrittura?

Posso tranquillamente affermare di essere un’avida lettrice, penso sia proprio da questa esperienza che ho tratto ispirazione. Un giorno mi sono detta “perchè non ci provi anche tu a scrivere un libro?”, e così mi sono concentrata sulla scrittura di libri che io per prima avrei voluto leggere, diciamo che è stata una cosa istintiva.

Com’è la situazione per quanto riguarda la diffusione dei libri e della lettura in India?

Il mio Paese, per quanto riguarda i mercati di lingua anglofona, è considerato un mercato molto importante. Credo che in India si legga, ma date le dimensioni non si legga abbastanza.

Con questa intervista può rivolgersi direttamente ai suoi lettori, cosa vorrebbe dire loro?

Vorrei dire loro di leggere, di leggere il più possibile. Terrei inoltre a sottolineare di considerare un libro nella sua individualità e non ricercare punti comuni in tutti i libri che si leggono.

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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