4 domande a Giovanni Currado

imageSi compiono quest’anno i 40 anni dalla morte del grande scrittore, attore regista, editorialista Pier Paolo Pasolini. Nell’ambito di “conPasolini. Dieci giorni alla scoperta di una vita”, manifestazione culturale a Roma diretta da Roberto Ippolito e organizzata dalla libreria Nuova Europa I Grana, si colloca l’interessante mostra fotografica realizzata dall’Archivio Riccardi “I tanti Pasolini” che, inaugurata a Roma venerdì 25 settembre da Filippo La Porta presso la libreria Nuova Europa I Granai e visibile al pubblico fino al 4 ottobre 2015, ha dato il via all’evento dedicato all’eclettico intellettuale del Novecento.
Abbiamo intervistato Giovanni Currado, uno dei curatori della mostra insieme a Maurizio Riccardi, per comprendere meglio il progetto.

La mostra “I tanti Pasolini, com’è nata l’idea?

L’idea della mostra “I tanti Pasolini” nasce con il ritrovamento quasi casuale nel fondo di un cassetto dell’Archivio Riccardi di alcune immagini del set di “Il gobbo” film di Carlo Lizzani del 1960. Increduli, avevamo tra le mani due fotogrammi del momento esatto in cui veniva ucciso Leandro detto “er monco”, interpretato da Pasolini. I negativi digitalizzati e restaurati delle immagini di scena hanno dato il via a un lavoro ossessivo, alla ricerca delle altre foto di Pasolini sparpagliate nelle invecchiate buste da lettera di un archivio messo insieme in origine più che artigianalmente, comprendenti eventi mondani o processi, fatti culturali o di costume.
Saltavano fuori così foto di notevole qualità, non sempre collocabili facilmente nel tempo e nei luoghi. Contemporaneamente nell’arco di due anni, abbiamo raccolto le testimonianze e i personali ricordi su Pier Paolo Pasolini di alcuni fra i più noti personaggi della cultura e dello spettacolo.
Queste dichiarazioni messe insieme sono diventate pian piano mosaico di ricordi che dipingono un uomo adorabile, quasi indifeso, un riferimento che abbiamo perso, che ci è stato rubato, ma che paradossalmente è diventato immortale e inarrivabile come la sua poesia.

Di quanti scatti è composta la mostra?

La mostra è composta da ventisei immagini, tutti incluse all’interno di un libro omonimo in uscita a giorni per Armando Editore. La maggior parte delle fotografie ritraggono un Pasolini nelle vesti più varie: alcune sono state scattate durante le numerose edizioni del Premio Strega a cui Pasolini prese parte, sia all’interno di casa Bellonci, sia durante le serate finali di premiazione. La fotografia ad esempio in cui Pasolini è sfavillante nel suo vestito bianco risale al 1965, anno in cui presentò Paolo Volponi. Altre immagini della mostra lo immortalano invece nel ruolo di attore sul set di “Il gobbo”, ora concentrato sulla parte, ora sorridente con i colleghi, ora arrabbiato in scena. Due fotogrammi in particolare meritano un’attenzione speciale: si tratta del momento esatto in cui Pasolini viene assassinato da Alvaro Cosenza, il gobbo. Due scatti inediti, di rara bellezza, ancora più straordinari se si pensa che l’angolazione delle fotografie non è la stessa che vediamo nel film.

Pasolini è stata una delle figure centrali del panorama italiano del ’900, a cosa deve la sua attualità?

Beh, tanto è stato detto e scritto su Pier Paolo Pasolini da voci ben più autorevoli di me. Ma secondo la mia personale visione, la sua attualità sta nel fatto che sin dagli anni Sessanta è riuscito a prevedere quali sarebbero stati le problematiche della società di oggi. Cito Fulvio Abbate, protagonista dell’incontro di giovedì 1 ottobre con il suo libro “Pasolini raccontato a tutti” (Baldini & Castoldi): “Cosa direbbe Pier Paolo Pasolini se vedesse dove siamo finiti oggi?”.
La nostra mostra vuole essere appunto un omaggio che ha l’obiettivo non solo di ricordare e riscoprire il Pier Paolo Pasolini regista, attore, sceneggiatore, scrittore e poeta, ma anche e soprattutto di svelare l’anima di un uomo. Il suo sguardo e il suo pensiero hanno conquistato un’intera generazione e ancora oggi continua a far parlare di sé per la sua attualità: “il più moderno fra i moderni”, come è stato giustamente definito in più di un’occasione.

Ci racconti brevemente la storia dell’Archivio Riccardi?

L’archivio Riccardi è registrato alla Soprintendenza dei Beni Archivistici del Lazio in qualità di Patrimonio di interesse nazionale. È composto da oltre un milione di negativi originali, scatti -spesso inediti- dal valore inestimabile che ricompongono la memoria storica e culturale del nostro Paese. L’archivio comprende le fotografie dei più importanti esponenti della cinematografia italiana (da Sofia Loren a Marcello Mastroianni, passando per Totò, Fellini e De Sica), ma anche spaccati di vita comune: le borgate romane del dopoguerra, eventi storici che hanno segnato la città di Roma (l’alluvione del 1965 o la nevicata del 1956, per esempio). In contemporanea con l’imponente lavoro di restauro e di digitalizzazione dell’Archivio, che dura da alcuni anni, siamo impegnati nella realizzazione di monografie ciascuna dedicata a un personaggio: la prima è stata Sofia Loren, poi Vittorio De Sica, ora Pier Paolo Pasolini.

Giovanni Currado svolge la professione di fotoreporter freelance e giornalista per l’agenzia di stampa nazionale Agr s.r.l. È responsabile editoriale dell’Archivio fotografico Riccardi e direttore editoriale della collana “I fotografici” della casa editrice Armando. Realizza e cura mostre fotografiche dedicate a personaggi famosi della cinematografia e dell’ambito letterario italiano.

Sito web Archivio Riccardi

http://www.archivioriccardi.it/

Maggiori informazioni sulla mostra e sulla manifestazione “conPasolini”:

https://www.facebook.com/conPasolini

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