Data di pubbl.: 2026
Pagine: 169
Prezzo: € 17,00
Ivano Ferrari è un poeta radicale difficile da etichettare.
Nella sua vita ha sempre cercato di stare lontano dall’anemica maniera dei pettinati.
Ferrari è stato un anarchico delle parole, votato all’inappartenenza ha scelto di abitare un luogo arredato con la fine del mondo e, senza ammiccamenti da naufrago, scrivere l’impuro che porta anche il suo nome.
A quattro anni dalla sua scomparsa esce da Crocetti Transitori e insorti, una raccolta di poesie postume curate da Antonio Moresco, amico fraterno a cui Ferrari a affidato tutti i suoi scritti inediti.
In questo libro ritroviamo la lingua crudele di Macello e de La franca sostanza del degrado, ma soprattutto ritroviamo il poeta con tutti i suoi cortocircuiti e una parola estrema e affilata sempre pronta a far saltare il banco di una consolazione ipocrita e menzognera.
«Che strano tipo di poeta è Ferrari? – scrive Moresco nella prefazione – Un poeta che non sembra neanche un poeta tanto è poeta, un poeta che viene da chissà dove, un poeta a cui l’Italia di questi anni non è abituata, un poeta lapidario, un poeta teppista, un poeta pieno di sarcasmo e pietà, un poeta analitico e lirico, un poeta triviale e dantesco. Ivano Ferrari è il poeta misconosciuto e centrale di questi anni bui, di questi anni sordi, di questi anni ciechi, di questi anni vili, di questi anni infami, è il poeta dell’ora della nostra specie, del nostro mattatoio di specie».
Moresco ha ricostruito magnificamente la poesia – macello di Ivano Ferrari individuando otto zone in cui muoversi.
Zona Macello, Zona Morte, Zona Poesia, Zona Rivoluzione, Zona Visione, Zona Vita, Zona Oscena, Zona Amore.
Ritroviamo la poesia sconcertante, bruciante, spiazzante e ancora viva di Ivano Ferrari che strangola e impicca le parole con il suo modo sempre imbarazzante di muoversi nello sporco del mondo per sbatterlo in faccia a tutti con oscenità e senza mediazione.
Perché per Ivano Ferrari la poesia è la catastrofe che permette di biforcare la prospettiva della verità.
In Transitori e risorti si fa ritorno al mattatoio di Ferrari dove la sua poesia – macello strappa la lingua alle parole e il poeta fedele al metodo della franca sostanza del degrado mastica e sputa il veleno del mondo senza mai cercare l’antidoto.
Che meraviglia la poesia sporca, turbolenta, lirica, antilirica e sconcertante di Ivano Ferrari, un poeta dinamitardo che non arretra mai davanti alla propria radicalità del pensiero.
Ma soprattutto un uomo che attraverso la poesia, senza mai cedere alla mediazione culturale, ha avuto l’onestà intellettuale di guardare in faccia l’orrore scomposto che orna l’angoscia delle nostre esistenze, assumendosi sempre la responsabilità di essere così com’è: osceno, irriverente, blasfemo, estremo, e sempre pronto all’insurrezione, senza aspettarsi niente, senza sperare in niente.

