Marco Niro con questo romanzo invita i lettori a un viaggio nel tempo e a una riflessione sul tema ambientale. La narrazione copre l’intera parabola dell’umanità per interrogarla su un punto decisivo della sua storia: il rapporto con l’ambiente e con i propri limiti. Muovendosi tra Paleolitico, presente e futuro prossimo, Niro costruisce una trama variegata e complessa ma al tempo stesso fluida, in cui le epoche non sono semplicemente affiancate, bensì intrecciate da un filo sia simbolico che materiale che attraversa i millenni.
Nel gelo della preistoria, nell’allarme climatico dei giorni nostri e nel caldo estremo di un domani distopico, i personaggi – Artzai, Bruno e Glenda, Clizia – incarnano la stessa inquietudine: il desiderio di comprendere, di scoprire, di spingersi oltre. È proprio questa tensione, profondamente umana, a rivelarsi al tempo stesso motore del progresso e causa della catastrofe. Il romanzo suggerisce con lucidità che non è la scoperta in sé a condannarci, ma l’incapacità di accettare il limite, di riconoscere che l’equilibrio ecologico non è un ostacolo da aggirare bensì una condizione di sopravvivenza. L’umanità dei personaggi passa anche attraverso il rapporto con la natura che è ben rappresentato da Artzai nel suo incedere alla scoperta di ciò che lo circonda “era così che si doveva parlare, coi funghi, Dialoghi senza parole. Perché i funghi parlavano solo con l’odore e loro, gli uomini, potevano rispondere solo fiutando”. L’uomo ha bisogno di comunicare, di raccontare e di raccontarsi, fin dalla preistoria.
Lo stile della prosa è limpido e conduce il lettore in una fusione ben riuscita di avventura, riflessione scientifica e indagine filosofica. Alle spalle si intuisce un lavoro di documentazione rigoroso che rende plausibile anche ciò che si spinge più in là nel territorio della distopia: il futuro immaginato appare una conseguenza coerente delle scelte – o delle omissioni – dell’umanità contemporanea.
Al centro del romanzo resta una riflessione dai chiari risvolti politici e antropologici: la contrapposizione tra la legge del più forte e il solidarismo, tra dominio e cooperazione, tra accumulazione e frugalità. In questo senso,L’uomo che restaparla di cambiamento climatico, ma soprattutto di giustizia, disuguaglianze e responsabilità collettiva. È un libro che invita alla riflessione, ma anche all’azione senza mai trasformarsi in manifesto ideologico, affidando alla forza della narrazione il compito di “parlare alle persone”, alla loro sensibilità prima ancora che alla ragione.

